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Come lanciare un nuovo business: gli strumenti per partire

Vorresti lanciare un nuovo business, ma non sai come fare?

Non temere, perché abbiamo una buona notizia per te: sei nel posto giusto. In questo articolo, infatti, analizzeremo quali sono i nuovi lavori sui quali investire fin da subito, come sviluppare un’idea imprenditoriale e quali saranno i lavori emergenti del prossimo futuro. Senza tralasciare di consigliarti quali corsi fare per specializzarti in questo settore. Perché certe cose non vanno lasciate al caso ed è sempre bene studiare e documentarsi a dovere per ottenere il successo sperato.

Nei paragrafi che seguono cercheremo dunque di metterti a disposizione una vera e propria guida in grado di fugare ogni tuo dubbio e di darti le giuste dritte per consentirti di coronare questo tuo sogno e magari costruirti un tuo modello di business come fonte di guadagno.

Cosa ne dici, l’argomento ti appassiona? Allora non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito di come lanciare un nuovo business e in quale settore conviene farlo.

Dalla partita IVA alla costituzione di una start up

Lanciare un nuovo business può sembrare un’impresa quasi impossibile. Preoccupazione che può essere sovvertita se conosci tutti gli strumenti, anche fiscali, in grado di metterti nelle condizioni di tentare una nuova avventura professionale o imprenditoriale. Le soluzioni possono essere diverse, specialmente se hai poco budget iniziale: dall’apertura di una partita IVA alla costituzione di una start up. Andiamo a vedere meglio di cosa si tratta.

LEGGI ANCHE – Differenza tra stage e apprendista: ecco quello che devi sapere.

Come aprire una partita IVA

nuovi lavoriQualora  volessi lanciare un business professionale o commerciale lavorando in proprio, potresti aprire una partita IVA.

Questa potrebbe essere la soluzione ideale, in quanto generalmente aprirla non costa nulla e non è molto complicata da gestire. A maggior ragione perché sono previsti dei regimi vantaggiosi per le nuove attività e per i giovani. Stiamo parlando del regime dei minimi o regime forfettario. Verificare se possiedi i requisiti necessari per accedere a queste agevolazioni rientra tra le mansioni del commercialista, così come aiutarti nella dichiarazione dei redditi.

Per questo, anche se in linea di principio è possibile avviare autonomamente una partita IVA, ti consigliamo di affidarti ad un consulente professionista. che possa anche provvedere per tuo conto ad effettuare la registrazione presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate di riferimento, di perdona o via telematica.

Anche perché va effettuata contestualmente anche l’iscrizione alla gestione separata INPS o all’albo professionale che gestisce la previdenza in modo indipendente per categorie come giornalisti o degli ingegneri. A questo punto, avrai solo da pagare l’eventuale parcella del commercialista e delle tasse proporzionate a quanto guadagnerai.

Nel caso in cui volessi invece sviluppare un’idea di business innovativa fondando una vera e propria azienda più articolata, la soluzione migliore potrebbe essere quella di costituire una start up.

Cos’è una startup: tutto quello che devi sapere

Lanciare un nuovo business fa rima con start up. Per start-up si intende un’impresa di nuova costituzione, giovane e con poco capitale, sotto forma di organizzazione temporanea o società di capitali in cerca di un business model scalabile e ripetibile. Ma soprattutto fondata sullo sviluppo di progetti innovativi, indirizzati su un percorso di business sostenibile e con limitate possibilità di fallimento.

Come spiega infatti Laura Ramaciotti sull’autorevole Dizionario di Economia e Finanza della Treccani, il termine start up indica la:

«Fase iniziale di avvio delle attività di una nuova impresa, di un’impresa appena costituita o di un’impresa che si è appena quotata in borsa. Il termine di derivazione anglosassone significa “partire, mettersi in moto”»

Dal punto di vista gestionale, spesso si fa riferimento al cosiddetto Lean Startup. Un processo di sviluppo che si articola su tre pilastri fondamentali:

  1. Ideazione
  2. Verifica
  3. Modifica continua

Tre fasi necessario al fine di ottimizzare profittabilità, tempi e costi.

Non credere si tratti solo di nuovi business americani. Sono già migliaia, infatti, le start up in Italia.

Il master in start up di impresa

Se vuoi davvero lanciare un nuovo business diventando uno “startupper”, quello di cui hai bisogno è una visione strategica concreta e competente, che può scaturire solo dallo studio del settore e del mercato. L’avvio di un progetto imprenditoriale richiede infatti una profonda conoscenza degli strumenti di valutazione economico-finanziaria e delle eventuali fonti di finanziamento, prima di poter scommettere su di un investimento piuttosto che su un altro. Soprattutto nel difficile e complesso panorama economico di oggi.

Fortunatamente per te, però, in questo settore Unicusano rappresenta una vera e propria eccellenza. La nostra offerta formativa, infatti, prevede anche master dedicati proprio allo Start-up d’impresa. Un corso dall’alta qualità formativa e dalla flessibilità unica. Grazie al profilo di assoluto valore che contraddistingue i docenti e gli esperti del settore che tengono il corso e all’erogazione dello stesso attraverso il sistema dell’e-learning.

Per saperne di più o per consultare l’elenco completo dei corsi, ti consigliamo inoltre di visitare l’area didattica del portale Unicusano.it.

Quale attività aprire oggi

Rilevamenti confermati anche da Unioncamere, in quanto più di 2 milioni e mezzo di personale qualificato troverà presto occupazione in questi settori. Ugualmente nel pubblico così come nel privato.

Ma ecco dieci lavori che già oggi sono tra i più richiesti:

  1. E-commerce manager;
  2. Mobile developer;
  3. Ingegnere informatico;
  4. Ingegnere energetico:
  5. Responsabile vendite;
  6. Spedizioniere;
  7. Export manager;
  8. Operatore import-export;
  9. Addetto alla dogana;
  10. Interprete e traduttore.

Per cui, se stai cercando idee per aprire un negozio in un piccolo paese o, più in generale, stai pensando di investire in negozi strani da aprire, potresti anche valutare l’ipotesi di creare un business online. Non ti sarà sfuggito, infatti, che molte tra le professioni più richieste hanno a che fare con le vendite online (e-commerce). Non a caso c’è stato un boom di business online nel 2018.

Nuovi business emergenti

Concludiamo questa guida sul lanciare un nuovo business, volgendo ancora di più lo sguardo verso il futuro.

Quali saranno i nuovi business del 2019, ma soprattutto per gli anni a venire? Una ricerca effettuata da Linkedin e pubblicata su Forbes, ritiene che dal 2020, saranno decine di milioni i lavoratori nel mondo che troveranno occupazione in questi cinque ruoli:

  1. Machine learning engineer. Colui il quale è in grado di progettare macchine capaci di apprendere, attraverso conoscenze di algoritmi, software, deep e machine learning, ricerca.
  2. Data scientist. Possiede particolari competenze nell’ambito dei linguaggi di programmazione, data science e data mining, machine learning e analytics;
  3. Responsabili sviluppo delle vendite. Esperto di pianificazione finanziaria, sviluppo del business e delle start up.
  4. Customer success manager. Si occupa anche di seguire il cliente passo dopo passo nel tempo per verificare il grado di soddisfazione di un prodotto o di un servizio
  5. Big data developer. Sviluppatore esperto di big data, hadoop, java, hive, start-up.

E con questo, almeno per il momento è tutto. La nostra guida su come lanciare un nuovo business, adesso è davvero completa. Adesso tocca a te. Buono studio e buon lavoro.

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Quali sono le mansioni del commercialista: ecco cosa fa

Vuoi scoprire quali sono le mansioni del commercialista e perché questa figura è così importante?

Allora ecco una buona notizia per te: ti trovi nel posto giusto. In questo articolo, infatti, ti guideremo nella comprensione di cosa fa il commercialista, approfondendone compiti, e mansioni, contestualizzando gli ambiti di intervento e quale può essere il miglior percorso di studi per intraprendere questa carriera professionale, svolgere uno stage e apprendistato.

Il dottore commercialista, infatti, è un professionista con una laurea in economia, discipline aziendali, fiscali o finanziarie. Esso deve avere competenze specifiche nell’ambito della ragioneria, della contabilità, del fisco e anche del diritto tributario, commerciale o del lavoro. Non a caso, per diventare commercialista è necessario superare uno specifico esame per accedere, potendosi poi iscrivere, all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.

Fatte queste premesse, non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito della questione, andando ad approfondire chi è e quali sono le mansioni del commercialista. Buona lettura.

Compiti del commercialista: tutto quello che bisogna sapere

Nei paragrafi che seguono, scopriremo meglio chi è il commercialista e cosa fa. Dedicando un focus particolare su sul rapporto di collaborazione tra commercialista e imprenditore, ma anche su cosa studiare per arrivare a svolgere il lavoro da commercialista.

LEGGI ANCHE – Frasi famose sul lavoro: le più belle citazioni di sempre

Differenza tra commercialista, ragioniere ed esperto contabile

compiti del commercialistaCome abbiamo già detto, il commercialista è un professionista, fornito laureato in economia e commercio (il cui titolo è perciò, più esattamente, dottore commercialista), che ha conseguito la relativa abilitazione professionale e l’iscrizione nell’apposito albo del Consiglio dell’ordine, al quale è per legge riconosciuta competenza tecnica nelle materie commerciali, economiche, finanziarie, tributarie e di ragioneria.

A tutto ciò, possiamo aggiungere, come riportato da Wikipedia, che a sua volta cita autorevoli fonti, che:

«Un dottore commercialista ha competenze affini a quelle di un ragioniere commercialista e un esperto contabile, ma mentre a questi ultimi basta una laurea breve, il primo dispone di una laurea magistrale, in economia politica (Economia e commercio in Italia) oppure in economia aziendale.

Il dottore commercialista, il ragioniere commercialista e l’esperto contabile, hanno superato un apposito esame di abilitazione dopo un periodo di tirocinio, per l’esercizio della libera professione».

Ed ecco una prima distinzione tra mansioni commercialista, ragioniere ed esperto contabile. Ma oltre a quanto già detto, inoltre, sono attività esclusive del dottore commercialista:

  1. Amministrazione e la liquidazione di aziende, di patrimoni e di singoli beni;
  2. Perizie e le consulenze tecniche;
  3. Ispezioni e le revisioni amministrative;
  4. Verifica ed ogni altra indagine in merito all’attendibilità di bilanci, di conti, di scritture e di ogni altro documento contabile delle imprese e di enti pubblici e privati;
  5. Regolamenti e le liquidazioni di avarie;
  6. Funzioni di sindaco e di revisore contabile in società commerciali, enti non commerciali ed enti pubblici.

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora passiamo adesso a scoprire meglio come diventare commercialista.

Cosa studiare per diventare un buon commercialista

Mansioni commercialista, ma non solo. In questo articolo ci occupiamo anche di come acquisire le competenze necessarie per saper e poter svolgere tali attività.

I corsi dell’area economica e giuridica di Unicusano rappresentano una vera e propria eccellenza. Due in particolare, sono le lauree perfettamente attinenti a questo settore:

  1. Laurea triennale in Economia Aziendale e Management. Corso triennale che offre anche sbocchi lavorativi in diversi ambiti professionali. Dall’amministrazione, contabilità e controllo nelle imprese private e pubbliche, alla gestione delle risorse umane o al management nelle imprese;
  2. Laurea Magistrale in Scienze Economiche. Corso specialistico biennale in grado di trasmetterti la preparazione necessaria per intraprendere anche una carriera manageriale, sia nel settore pubblico che in quello privato, ma anche dirigenziale nelle imprese finanziarie e creditizie o di consulenza in ambito economico e finanziario.

Due corsi di laurea perfetti per comprendere le basi delle discipline che formano un ottimo commercialista. Propedeutici all’esame di abilitazione, necessario per entrare a far parte dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

I migliori master per commercialisti

Oltre la laurea, le competenze e le conoscenze per svolgere le mansioni del commercialista possono essere ampliate attraverso alcuni importanti master di settore. Eccone alcuni presenti nella vasta offerta formativa targata Unicusano:

  1. Redazione del bilancio d’esercizio – Regole civilistiche, principi contabili e disciplina fiscale. Master di I livello finalizzato a  infondere una conoscenza esaustiva della disciplina civilistica del Bilancio d’Esercizio, concentrandosi soprattutto sui principi contabili nazionali;
  2. Esperto paghe e contributi. Master finalizzato proprio al consolidamento di competenze e strumenti utili per operare presso nell’ambito di servizi o società di consulenza aziendale e di consulenza del lavoro, ma anche studi professionali e nel mercato delle imprese, nonché presso gli uffici di amministrazione del personale di società industriali;
  3. Pianificazione fiscale e doganale negli scambi con l’estero e per l’internazionalizzazione delle imprese. Master che offre un percorso didattico in grado di fornire una formazione di tipo specialistico per quanto riguarda il diritto doganale e il sistema degli scambi internazionali di merci. Anche alla luce dei requisiti richiesti dal nuovo codice doganale in vigore da maggio 2016.
  4. Economia e diritto dei mercati finanziari. Se vuoi svolgere l’attività di commercialista o simili in ambito bancario, assicurativo o dell’intermediazione finanziaria, ma anche per fondi comuni di investimento o pensionistici, soggetti quotati oppure società di revisione e, perché no, Autorità di Vigilanza, questo è uno Master più spendibili in assoluto per coltivare le tue ambizioni;
  5. Banca e Finanza. Si tratta di un Master di II livello. Mira a formare figure che abbiano le capacità di fronteggiare le trasformazioni che investono il settore bancario e finanziario.

Ma questi sono solo alcuni dei master erogati dalla nostra Università telematica, quelle più in linea con le mansioni del commercialista. Per consultare la lista completa ti consigliamo di visitare l’area didattica del portale Unicusano.it.

Guadagno commercialista

Abbiamo visto quali sono le mansioni del commercialista, cosa studiare per diventarlo e acquisire le competenze necessarie. Ma a questo punto, per chiudere il quadro, manca un ultimo tassello: quanto guadagna un commercialista per lo svolgimento di queste mansioni?

Secondo il rapporto 2017 di FNC, nel 2016 il reddito medio (imponibile IRPEF) di un commercialista è stato pari a 58mila euro. Possiamo dunque dedurre che il guadagna netto mensile può arrivare intorno ai 2.500 euro, ma questo dipende anche dal regime giuridico e fiscale utilizzato dal singolo professionista di turno. Anche se sembra che negli anni successivi il dato sia in calo.

E con questo, la nostra guida su studi, compensi e mansioni commercialista è davvero completa. Adesso avrai un’idea più chiara e saprai giudicare con maggior cognizione di causa com’è il lavoro di commercialista.

Una professione molto impegnativa, per la quale occorre studiare, ma che sicuramente è anche ricca di soddisfazioni. E tu, preferisci essere commercialista o imprenditore?

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Come strutturare un questionario: consigli e info utili

Sei alla ricerca di informazioni su come strutturare un questionario?

Allora abbiamo subito una buona notizia per te: in questo momento ti trovi nel posto giusto. In questo articolo, infatti, parleremo proprio di come creare un test di diverse tipologie, andando ad analizzare più modelli questionario: a risposta multipla, domande aperte o chiuse.

Insomma, ti aiuteremo a sviluppare un’idea, la tua idea, di questionario evitando errori o blocchi mentali che potrebbero impedirti di realizzarlo.

Vuoi saperne di più? Molto bene, allora non perdiamo tempo in chiacchiere ed entriamo subito nel merito del discorso: come strutturare un questionario in maniera intelligente, corretta ed efficace.

Tutto quello che devi sapere per creare questionari

Nei paragrafi che seguono all’interno di questo articolo, vedremo dunque come strutturare un questionario. Un’attività che potrebbe anche sembrare estremamente semplice. Ma, se non viene creato in maniera adeguata, e non vengono individuati i sondaggi da fare corretti, i suoi risultati potrebbero rivelarsi poco attendibili se non addirittura inutili. Scopri perché continuando a leggere quanto abbiamo da suggerirti.

LEGGI ANCHE – Metodo induttivo e deduttivo: definizione e caratteristiche.

Cos’è un questionario

Per poter comprendere a pieno come strutturare un questionario per bene, è necessario fare un piccolo e doveroso passo indietro e partire dalle basi. Occorre cioè intendersi su cos’è davvero un questionario e quale può essere la sua importanza nei diversi campi di applicazione nei quali può rendersi utile.

Per farlo, prendiamo come punto di riferimento iniziale, le definizioni del termine fornita dal vocabolario e dall’enciclopedia Treccani. Nel primo, si legge che:

«In generale, serie di domande che vengono proposte su un determinato argomento, o su più argomenti, e anche il foglio, manoscritto, dattiloscritto o stampato, che le contiene: preparare, redigere un questionario; un questionario semplice, preciso o troppo complesso, poco chiaro.

In particolare, modulo sul quale sono stampate le domande (e vengono scritte poi le risposte) rivolte a un gruppo di persone, o a una più o meno larga collettività, per raccogliere dati, opinioni, informazioni in un’indagine a fini statistici o di studio, in inchieste di vario tipo, in sondaggi di opinione pubblica, in ricerche di mercato, ecc.

I questionari possono essere anche proposti a persone singole, con lo scopo di valutarne, in base alle risposte, le tendenze, le attitudini, le capacità professionali, e simili».

Ancora più precisa e semplice, forse, l’enciclopedia della stessa fonte, che alla voce “questionario” dice:

«Tecnica di rilevazione statistica consistente nella somministrazione di una serie di domande e nella raccolta delle relative risposte su uno o più argomenti specifici.

Le domande possono essere aperte, ossia consentire all’intervistato di esprimere pienamente e in maniera spontanea la sua posizione, oppure chiuse: in questo caso sono accompagnate dall’elenco delle risposte ritenute accettabili dal ricercatore.

Una soluzione intermedia prevede che una risposta diversa da quelle predefinite venga registrata e successivamente postcodificata».

Fatte queste doverose premesse, vediamo adesso perché è così importante capire come strutturare un questionario.

A cosa serve un questionario ben fatto

modelli questionarioAlla luce di quanto visto sopra, puoi intuire che possono esistere diverse tipologie di questionario e, di conseguenza, possibilità su come strutturarli.

In poche parole, quando un’azienda, un ente non profit, una istituzione o un politico hanno bisogno di conoscere le opinioni dei propri clienti, portatori di interesse o elettori, sottoporgli delle domande è il modo migliore per ottenere un feedback valido. È dunque importantissimo sapere come costruire un questionario di valutazione o che possa fungere da indagine di mercato, come ad esempio questionario customer satisfaction, ovvero un questionario soddisfazione cliente.

In base ai risultati che ne conseguono, questi soggetti possono confermare o trasformazione le loro azioni e la loro immagine, le decisioni e le strategie o le posizioni e le proposte politiche da portare avanti. Senza, ci si muove nel buio e si rischia di fare dei grossi errori di valutazione sia di se stessi, che rispetto alle aspettative della gente e al valore da loro percepito del prodotto o dell’iniziativa portata avanti dal band, dall’ente o dal politico.

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora procediamo avanti spediti alla scoperta di come strutturare un questionario.

Introduzione questionario esempio

Prima delle domande vere e proprie, può essere un bene, in base alla situazione e al contesto specifico, predisporre una introduzione ai quesiti che seguiranno.

Due esempi in questo senso possono essere i seguenti:

  1. «Benvenuto nel questionario dell’indagine “Le ricadute occupazionali dei corsi di formazione realizzati in provincia di Latina e finanziati dal Fondo Sociale Europeo (FSE)”. La compilazione del questionario richiede circa 10 minuti. È possibile salvare le risposte e riprendere la compilazione in un momento successivo»;
  2. «Benvenuto sul questionario “I motivi delle scelte scolastiche”. Con questa indagine le Istituzioni Scolastiche intendono approfondire le motivazioni che ti hanno spinto a scegliere la scuola che stai frequentando e quali sono i tuoi orientamenti per i prossimi anni. Sono informazioni importanti, che resteranno anonime e che ci aiuteranno a organizzare il sistema scolastico in modo più adeguato ai desideri e alle aspettative degli studenti che nei prossimi anni dovranno scegliere a quale scuola iscriversi. Ti invito quindi a rispondere con sincerità e completezza alle seguenti domande. Grazie per la collaborazione».

Come puoi notare da questi due esempi, è utile sottolineare quanto tempo si ha a disposizione o è previsto per riuscire a compilare il questionario, nonché le finalità. Inoltre, nel caso il test preveda l’attribuzione di un punteggio, per essere pienamente valido e attendibile, l’introduzione deve indicare chiaramente come i punti vengono assegnati e se e come vengono detratti in caso di rispose errate o saltate. Questo vale, per quanto possibile, anche in merito a come costruire un questionario autovalutativo.

Come creare un questionario online o cartaceo

Giunti a questo punto, non rimane che indicarti alcuni step da seguire in merito a come strutturare un questionario con relativi consigli su come eseguirli al meglio. Eccoli di seguito.

  1. Individua il metodo di stesura. Strutturarla è tecnicamente abbastanza facile anche con strumenti a portata di tutti. Ci riferiamo ad esempio a come costruire un questionario su Word, Excel o magari Power Point;
  2. Inizia a scrivere le domande. Decidi quali informazioni vuoi ottenere dal questionario, elabora domande che ti aiuteranno a ottenere tutte le informazioni necessarie, utilizza domande a scelta multipla per ottenere risposte precise o domande a risposta aperta per richiedere opinioni personali più approfondite, ma preoccupati anche di formulare le domande in modo più chiaro possibile, in modo da evitare fraintendimenti e incorrere in pregiudizi;
  3. Implementa il questionario. Pensa a come sottoporrai il questionario e a chi, progettando o adattando la prima bozza del questionario in considerazione di ciò. Presta attenzione all’ordine e alla forma delle domande, se hanno una logica in senso cronologico o di attinenza è meglio. Stabilisci se offrire incentivi a chi porterà a termine il questionario e testalo prima di somministrarlo all’utente finale con persone di fiducia o collaboratori;
  4. Apporta tutte le correzioni necessarie al questionario. In base a quanto emerso nei passaggi precedenti.

Inoltre, non dimenticare di attrezzarti per analizzare per bene le risposte che riceverai. Altrimenti non riuscirai a capitalizzare i risultati ottenuti.

E con questo, almeno per il momento è tutto. Questa guida Unicusano su come strutturare un questionario adesso è davvero completa ed esaustiva.

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Differenza tra stage e apprendistato: ecco quello che devi sapere

Conosci la differenza tra stage e apprendistato? Vuoi sapere se il tirocinio riduce la durata dell’apprendistato o come gestire stage e giorni festivi?

Se cerchi risposte a questi o altri interrogativi simili, ecco subito una buona notizia per te: sei nel posto giusto. In questo articolo, infatti, sviscereremo proprio questo tema.

Si tratta certamente di un argomento importante, utilissimo se vuoi riuscire a coniugare lavoro e studio. Perché anche se già lavori, conseguire un titolo di studio autorevole non fa mai male. Anche laurearsi tardi, per così dire, può sempre dare una marcia in più. Oppure, se la tua attività primaria è attualmente lo studio, uno stage può essere la soluzione ideale per realizzare ad esempio una tesi sperimentale Giurisprudenza, che dunque richiede una ricerca di osservazione e sperimentazione sul campo.

Ma procediamo per gradi. Se vuoi saperne di più su cos’è l’apprendistato o cosa fa uno stagista continua a leggere questo articolo. Buona lettura.

Stage e apprendistato: tutto quello che devi sapere

Nei paragrafi che seguono, entreremo dunque nel merito della differenza tra stage e apprendistato. Sperando di fugare ogni dubbio che tu possa avere in merito.

LEGGI ANCHE – Frasi famose sul lavoro: le più belle citazioni di sempre.

Differenza tra stage e tirocinio

Per comprendere la differenza tra stage e apprendistato, partiamo dalle basi. Ovvero dalle definizione dei due termini.

Iniziamo con i termini tirocinio e stage. Per poi passare, nel prossimo paragrafo, all’apprendistato. E per farlo citiamo un estratto della definizione fornita da Wikipedia, che a sua volta cita autorevoli fonti del settore.

«Il termine tirocinio, anche stage (in francese), indica un’esperienza presso un ente, pubblico o privato, di durata molto variabile, allo scopo principale di apprendimento e formazione, generalmente finalizzata nell’ingresso del mercato del lavoro».

La stessa fonte, inoltre, precisa anche che:

«Per praticantato si intende il tirocinio obbligatorio per l’accesso a un’abilitazione necessario per esercitare una libera professione. In realtà il praticantato non è un vero e proprio tirocinio, ma una pratica professionale che prevede degli esami di Stato finali per poter esercitare la Libera Professione».

Pertanto, anche se non è detto, è più probabile fare praticantato piuttosto che uno stage a 29 anni o più. I tirocinanti, infatti, sono il più delle volte studenti delle scuole superiori o universitari. Ma anche persone che intendono reinserirsi in un’attività lavorativa, cambiare mestiere, o semplicemente perfezionare o acquisire nuove competenze professionali.

Il Italia il tirocinio è previsto da diversi ordini professionali ed è propedeutico all’abilitazione per l’esercizio delle stesse, e può essere di due tipi:

  1. Tirocinio professionale
  2. Tirocinio formativo

Ed ecco che comincia ad emergere la differenza tra stage e apprendistato. Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora andiamo avanti spediti.

Differenza tra stagista e apprendista

Andiamo adesso a parlare di apprendistato dopo tirocinio formativo. Anche qui procediamo per gradi tornando su Wikipedia, secondo cui:

«Per apprendistato si intende genericamente un periodo di formazione professionale iniziale, durante il quale si apprende un mestiere osservando ed ascoltando persone già esperte, seguendo specifici percorsi di formazione. Può essere anche la condizione per l’assunzione e la stipula di un contratto di lavoro con un datore di lavoro; tale periodo può anche essere obbligatorio, ove previsto dalla legge».

La durata apprendistato dopo tirocinio o esclusivo che sia, è dunque rappresentata dalla durata di tale rapporto.

In base alla legge 24 giugno 1997 n. 196, la durata massima di un tirocinio prevede quattro fasce:

  1. Quattro mesi per gli studenti che frequentano la scuola secondaria;
  2. Sei mesi per i lavoratori inoccupati o disoccupati iscritti nelle liste di mobilità, gli allievi degli istituti professionali di Stato e gli studenti che frequentano attività formative post diploma o post laurea;
  3. Un anno per gli studenti universitari o laureati da non più di dodici mesi, gli studenti che frequentano dottorati di ricerca o scuole di specializzazione anche nei diciotto mesi successivi il termine degli studi, per le persone svantaggiate;
  4. Due anni per i disabili.

Qualora non fosse ancora del tutto chiaro di cosa stiamo parlando, aggiungiamo anche un’altra fonte. Questa volta ci affidandiamo all’autorevole vocabolario Treccani, che alla voce “apprendistato” recita:

«Rapporto di lavoro subordinato di carattere speciale, in base al quale un imprenditore assume nella propria azienda un giovane lavoratore (fino ai 29 anni), allo scopo di fornirgli l’addestramento tecnico necessario ad acquisire una specializzazione, richiedendo come contropartita una prestazione d’opera, che è generalmente anche retribuita».

Cominci a comprendere la differenza tra stage e apprendistato?

Tirocinio e apprendistato: compatibilità, norme e contratti

cos'e apprendistatoL’apprendistato viene regolato nel diritto italiano da un rapporto di lavoro finalizzato alla formazione professionale ed all’inserimento nel mondo del lavoro. Chiamato, appunto, contratto di apprendistato.

Secondo il decreto legislativo n.167 (testo unico dell’apprendistato), si tratta di un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani. Il testo, precisa inoltre che la sua disciplina si rimette ad appositi accordi interconfederali, quindi ai contratti collettivi di lavoro stipulati dalle associazioni rappresentative a livello nazionale dei prestatori e dei datori di lavoro.

Inoltre, è possibile distinguere fra tre diversi contratti di apprendistato:

  1. Per la qualifica professionale;
  2. Di alta formazione e ricerca;
  3. Professionalizzante o “di mestiere”.

Ognuno di essi è regolato dalle singole regioni di appartenenza (e dalle provincie autonome di Trento e Bolzano) e dai contratti collettivi.

Dal punto di vista civilistico, invece, il codice non definisce chiaramente il contratto di tirocinio. Sul punto si rimanda al prospetto aggiornato del Ministero del Lavoro nonché alle normative di riferimento, ovvero la legge n. 196/1997 e il D.L. 142/1998.

Linee guida contratti apprendistato

Prima di concludere la nostra guida sulla differenza tra stage e apprendistato, vediamo i 5 principi le regioni e le province autonome devono seguire nel regolamentare il contratto di apprendistato professionalizzante.

  1. Forma scritta del contratto, contenente indicazione della prestazione oggetto del contratto, del piano formativo individuale, nonché della eventuale qualifica che potrà essere acquisita al termine del rapporto di lavoro sulla base degli esiti della formazione aziendale od extra aziendale;
  2. Divieto di stabilire il compenso dell’apprendista secondo tariffe di cottimo;
  3. Possibilità per il datore di lavoro di recedere dal rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato ai sensi di quanto disposto dall’articolo 2118 del codice civile;
  4. Possibilità di sommare i periodi di apprendistato svolti nell’ambito del diritto-dovere di istruzione e formazione con quelli dell’apprendistato professionalizzante nel rispetto del limite massimo di durata di cui al comma 3;
  5. Divieto per il datore di lavoro di recedere dal contratto di apprendistato in assenza di una giusta causa o di un giustificato motivo.

Criteri direttivi contratto di apprendistato

Inoltre, la regolamentazione dei profili formativi dell’apprendistato professionalizzante deve anche rispettare altrettanti criteri direttivi:

  1. Previsione di un monte ore di formazione formale, interna o esterna alla azienda, di almeno centoventi ore per anno, per la acquisizione di competenze di base e tecnico-professionali;
  2. Rinvio ai contratti collettivi di lavoro stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative per la determinazione, anche all’interno degli enti bilaterali, delle modalità di erogazione e della articolazione della formazione, esterna e interna alle singole aziende, anche in relazione alla capacità formativa interna rispetto a quella offerta dai soggetti esterni;
  3. Riconoscimento sulla base dei risultati conseguiti all’interno del percorso di formazione, esterna e interna alla impresa, della qualifica professionale ai fini contrattuali;
  4. Registrazione della formazione effettuata nel libretto formativo apprendista;
  5. Presenza di un tutore aziendale con formazione e competenze adeguate.

Andiamo adesso ad approfondire la normativa relativa ai tirocini.

Le norme che disciplinato i tirocini

Come abbiamo già spiegato introducendo la differenza tra stage e apprendistato, esistono due forme di tirocini in Italia: formativo e professionale.

Il primo è stato introdotto per la prima volta con il “Pacchetto Treu”, ovvero la legge n. 196 del 24 giugno 1997, dal decreto interministeriale n. 142 del 25 marzo del 1998 e dalle leggi n. 53 28 marzo 2003 e n. 326 del 24 novembre 2003. Anche se tale istituto è stato successivamente riformato grazie all’entrata in vigore della legge n. 148 del 14 settembre 2011.

Il tirocinio professionale, invece, è disciplinato in via generale dall’art. 6 del DPR 7 agosto 2012 e in modo specifico dalle leggi istitutive degli Ordini e dai singoli regolamenti da loro emanati.

E con questo è tutto. La nostra guida sulla differenza tra stage e apprendistato, almeno per il momento, si conclude qui.

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Sport rilassanti: i migliori per combattere lo stress

Sei alla ricerca di sport rilassanti per mantenerti in forma ed evadere dallo stress del lavoro o dello studio?

Molto bene, allora ecco subito una gran bella notizia per te: sei nel posto giusto. In questo articolo, infatti, tratteremo proprio questo argomento. Dal rilassamento muscolare a come alleviare l’ansia. Suggerendoti anche quali sport fare quando si studia o si è nel bel mezzo di un periodo di forte stress lavorativo. Anche perché non si può sempre e solo pensare a fare esercizi di matematica o di qualsiasi altra disciplina, perché come ci hanno insegnato i latini “mens sana in corpore sano”.

Sport, dieta equilibrata basata sul valore nutrizionale degli alimenti ed un ottimale consumo di acqua da bere, possono costituire infatti il miglior rimedio alla tensione nervosa e alle fatiche quotidiane.

Cosa ne dici, abbiamo stimolato abbastanza la tua voglia di sapere? Allora non perdiamo tempo ed entriamo ancor più nel merito del discorso. Iniziamo subito a svelare quali sono gli sport rilassanti da fare per star meglio con se stessi e vincere l’ansia, la fatica e la depressione.

Sport per scaricare lo stress

Nei paragrafi che seguono, andremo dunque a scoprire da vicino quali sono gli sport rilassanti migliori per controllare l’ansia e combattere lo stress. Vuoi saperne di più? Allora non perderti il resto dell’articolo. Buona lettura.

Sport migliori contro l’ansia

Iniziamo subito con tre consigli utili e pratici per individuare quali sono gli sport rilassanti migliori per te.

  1. Scegli uno sport che ti diverte: presupposto fondamentale per essere costante e rilassato nello svolgimento della tua attività fisica;
  2. Pratica sport senza competizione: visto che l’obbiettivo e di rilassarti e non patire ulteriore stress o ansia da prestazione;
  3. Impegnati: predisponi un’agenda dove scriverai il tuo programma e i tuoi appuntamenti sportivi. Oppure utilizza una delle tante app utili per organizzare le giornate o pianificare l’attività fisica e seguire i tuoi progressi. Così avrai meno pensieri.

Dopo una prima lettura, questi potrebbero anche apparire come tre consigli banali o per scontati, ma in realtà non è così e troppo spesso vengono trascurati, ignorati o sottovalutati.

Altro aspetto che può aiutare a stare meglio è praticare sport all’aria aperta.

Partendo dal presupposto che l’attività fisica e motoria fa bene sempre, farlo all’aria aperta può essere ancora più rilassante e salvifico per il corpo, la mente e la psiche.

Questo per diversi motivi. In primis perché la luce naturale ha un effetto positivo sul corpo che aiuta proprio a ridurre lo stress. La natura, inoltre, infonde un effetto stimolante sensoriale positivo e provoca un aumento della serotonina. Tutto ciò infonde una sensazione di serenità e benessere. E poi la vitamina D nell’organismo aumenta di pari passo con l’energia solare. Ma in merito a quest’ultimo punto ricorda di non esagerare con l’esposizione ai raggi del sole, specialmente nelle ore più calde della giornata. Infine, come puoi immaginare, stare sempre in ambienti chiusi non fa certo bene.

Come rilassare i muscoli ed evitare infortuni

Quando parliamo di sport rilassanti, non facciamo riferimento solo alla mente, ma anche ai muscoli. Pure loro possono subire un eccessiva dose di stress che può provocare dolori, strappi o infortuni di vario genere.

Ecco perché prima di ogni seduta, partita o attività sportiva, è sempre necessario dedicare del tempo allo stretching. Qualora non sapessi esattamente cosa si intende o comunque perché è così importante, ecco la definizione che fornisce il Vocabolario Treccani in merito a questa parola di origine inglese:

«Ginnastica di allungamento, di distensione muscolare, praticata specialmente da atleti, che serve ad aumentare l’elasticità dei muscoli, permettendo così di affrontare sforzi fisici intensi, migliorando la capacità di movimento e contribuendo anche a far sentire meno la fatica».

In poche parole lo stretching scioglie le contratture, elimina le tensioni muscolari e articolari, calma la mente e, di conseguenza, agevola la gestione dello stress.

Lo sport aiuta a combattere l’ansia se ci si arriva preparati, per questo è indispensabile iniziare da questa pratica di riscaldamento e preparazione. Fare sforzi improvvisi e senza un’adeguata preparazione di questo genere, rischi l’effetto contrario: stressare il tuo corpo e farti male.

Sport per scaricare il nervoso

rilassamento muscolareMolto spesso per scaricare la tensione è bene praticare tipi di sport individuali da svolgere da soli. Per isolarsi e concentrarsi su se stessi.

Pensiamo ad esempio alla corsa, alla camminata veloce o a un giro in bici. Anche per un motivo di cui abbiamo già parlato prima: evitare la competizione, se non quella positiva con te stesso. Ecco perché si tratta di sport per scaricare la rabbia. Meglio incanalare questa nello sforzo fisico singolo che scontrandosi con altre persone, perché sfidare qualcuno con troppa rabbia o ansia durante lo sport, specialmente in attività che possono prevedere lo scontro anche fisico, non è consigliabile.

Altri sport per sfogare lo stress possono essere ad esempio l’Acquagym. L’acqua, infatti, aiuta a rilassare i muscoli e scaricare le tensioni. Inoltre si può praticare in gruppo portando anche un po’ di sana allegria.

E poi naturalmente lo Yoga e il Pilates, pratiche rilassanti per eccellenza che ti permettono di prendere il controllo su ansia e stress. Il primo migliora il funzionamento del sistema cardiovascolare, il sistema respiratorio e il funzionamento dei polmoni, oltre a rafforzare il sistema immunitario attraverso la stimolazione del sistema parasimpatico. Mentre il pilates mantiene la mente sveglia, attiva e recettiva, favorisce l’elasticità della colonna vertebrale e delle articolazioni, migliora la fluidità dei movimenti.

Tra questi, puoi cercare anche il miglior sport contro la depressione, perché stare in movimento aiuta anche a superare questo tipo di difficoltà, al contrario di chiudersi in se stessi e nell’apatia. Insomma: muoversi fa bene, sempre. E quelli che ti abbiamo elencato sono gli sport da fare per ottenere i migliori risultati.

Master Unicusano in ambito sportivo

Prima di concludere la nostra guida sugli sport rilassanti, abbiamo pensato di lasciarti un piccolo regalo. Se cerchi informazioni su questo tema perché sei un appassionato di sport o della psicologia e ti piacerebbe formarti e lavorare in questi settori, devi sapere che l’offerta formativa di Unicusano prevede diversi corsi che possono fare decisamente al caso tuo.

In particolare, i più affini sono certamente Psicologia dello Sport oppure Gestione e organizzazione di attività sportive, ma anche il Corso di perfezionamento e aggiornamento professionale in Nutrizione nel fitness e nel recupero funzionale dell’atleta. Questi, però, sono solo alcuni dei master che costituiscono la nostra ampia offerta formativa. Per consultare l’elenco completo, ti consigliamo di visitare l’area didattica del portale Unicusano.it.

E con questo, almeno per il momento, è tutto. La nostra guida sugli sport rilassanti si conclude qui. Se vuoi praticarne uno o seguire un percorso di studi attinente, adesso hai tutti gli elementi per prendere la decisione migliore e più adatta alle tue esigenze.

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Film sullo spazio: ecco i 10 da vedere

Ami il cinema e il mondo della (fanta)scienza e sei alla ricerca di un bel film sullo spazio da vedere?

Allora abbiamo una notizia davvero importante per te: in questo momento ti trovi nel posto giusto. In questo articolo, infatti, ti sveleremo la nostra top ten dei migliori film sugli alieni, gli ufo o gli astronauti e chi più e ha più ne metta.

Un viaggio interstellare che va dai film di fantascienza alle pellicole basate su fatti più o meno storici, dai film apocalittici a quelli cospirativi. Alla scoperta di un genere cinematografico che ha affascinato e che affascina generazioni su generazioni.

Vuoi saperne di più? Molto bene, allora non perdiamo tempo in chiacchiere e iniziamo subito a svelare la la nostra selezione di film sullo spazio da vedere assolutamente.

LEGGI ANCHE – Libri di fantascienza: ecco i migliori da leggere assolutamente.

Film famosi sullo spazio e outsider

Nei paragrafi che seguono, approfondiremo trame, membri del cast e curiosità su dieci opere cinematografiche. Tra quelle che hanno fatto la storia alle pellicole che meritano particolare attenzione, fino ai film sullo spazio recenti più importanti, sempre appartenenti a questo appassionante genere. Insomma ,ce n’è per tutti i gusti. A questo punto non ci rimane che augurati buona lettura e, speriamo presto, buona visione.

2001: Odissea nello spazio

Capolavoro datato 1968 del maestro Kubrik. Non certo un film sullo spazio qualsiasi, visto che ha appresenta una vera e propria rivoluzione nel genere fantascientifico. Una svolta epocale, caratterizzata dal trionfo degli effetti speciali e dall’utilizzo della tecnologia, è la massima realizzazione della ricerca sperimentale prodotta fino a quel momento.

Nel cast, tra gli altri, ricordiamo Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester, Daniel Richter, Leonard Rossiter, Margaret Tyzack, Robert Beatty, Sean Sullivan.

Viaggio nella Luna

Film sullo spazio particolare, in quanto trattasi di una pellicola muta del 1902 realizzata da Georges Méliès e liberamente tratta dai romanzi “Dalla Terra alla Luna”, scritto da Jules Verne e “I primi uomini sulla Luna”, frutto della penna e del genio di H. G. Wells.

La scena in cui una navicella spaziale si schianta sull’occhio della Luna, raffigurata come un volto umano, ha segnato in maniera indelebile la storia del cinema ed è tutt’oggi tra le più imitate e riproposte in tutte le salse nel mondo dello spettacolo, dal grande al piccolo schermo.

Il Dizionario dei personaggi fantastici (Roberto Chiavini e Gian Filippo Pizzo, Gremese Editore, 1996, p. 61), lo annovera tra uno dei capolavori del cinema ai suoi esordi. Varrà dunque la pena vederlo almeno una volta nella vita non credi? Noi siamo convinti di sì.

Apollo 13

Continuiamo la nostra carrellata di film sullo spazio con una pellicola straordinaria. Al punto di essere stata inserita nella lista dei migliori film di sempre stilata dal The New York Times.

Alzi la mano chi non conosce la celebre frase cult di questo film:

«Houston, abbiamo un problema»

Impossibile non averla mai sentita, per quante volte sia stata citata e riprese in altri film, telefilm, sketch vari, libri.

Ispirata alle reali vicende della missione spaziale statunitense, parte del programma Apollo, decollata l’11 aprile 1970 dal Kennedy Space Center. Ovvero quella che sarebbe dovuta essere la terza missione lunare e che invece è passata agli annali a causa del guasto che impedì l’allunaggio e rese difficoltoso il rientro sulla Terra.

Nel cast, tra gli altri, ricordiamo star del calibro di:

  1. Tom Hanks, nei panni dell’astronauta statunitense della NASA Jim Lovell;
  2. Kevin Bacon, che interpreta l’astronauta americano Jack Swigert;
  3. Bill Paxton, alias Fred Haise, anch’egli astronauta;
  4. Gary Sinise, è l’astronauta Ken Mattingly;
  5. Ed Harris nel ruolo di Gene Kranz, ingegnere statunitense e direttore delle operazioni di volo della NASA;
  6. Kathleen Quinlan, nei panni di Marilyn Lovell, moglie di Jim.

I soggetti interpretati da questi famosi attori sono le persone reali che hanno vissuto quella vicenda e non personaggi inventati. Lovell, Swigert e Haise sono davvero degli astronauti e Kranz il direttore delle operazioni di volo della NASA.

Alien: la saga

Più che un film sullo spazio, una vera e propria saga. In principio, nel 1979, fu l’Alien originale di Ridley Scott.

Seguì Aliens – Scontro finale (Aliens), di James Cameron nel 1986. E a ruota fu il turno di Alien³ di David Fincher, uscito nelle sale nel 1992, Alien – La clonazione di Jean-Pierre Jeunet nel 1997, Alien vs. Predator di Paul W. S. Anderson nel 2004, Aliens vs. Predator 2 dei fratelli Strause nel 2007.

A chiudere il cerchio è stato, ad oggi, colui che lo aveva aperto: ancora una volta Ridley Scott, prima con Prometheus nel 2012 e infine con Alien: Covenant nel 2017.

Insomma una delle saghe del genere più longeve e apprezzate di sempre. Perfetta per una maratona a base di alieni in versione thriller, fantascienza e orrore. Ma fa attenzione, perché come recita una nota battuta del primo film della serie «nello spazio nessuno può sentirti urlare».

Armageddon: Giudizio finale

film sugli alieniLa sopravvivenza della Terra e dell’intera umanità sono a rischio. Il pericolo è reale e si chiama Armageddon, un meteorite che si sta per abbattere sul nostro pianeta. Come fare a contrastarlo? Secondo la NASA non c’è altra soluzione che provare a sbarcare sulla superficie di Armageddon e tentare di farlo esplodere.

Ma chi può riuscire in un’impresa del genere? E così un gruppo di trivellatori americani è costretto a tentare questa improbabile missione. Dall’estrazione del petrolio sulla Terra, al lancio nello spazio dritti verso un meteorite grande quanto le dimensioni del Texas.

Riusciranno questi improvvisati eroi moderni a salvare il mondo dalla catastrofe e a sopravvivere a loro volta a questa missione disperata?

Tra gli attori protagonisti Bruce Willis, Ben Affleck, Steve Buscemi e Liv Tyler.

Independence Day

Film di fantascienza diretto da Roland Emmerich e con protagonisti Will Smith e David Levinson.

La trama racconta un’immaginaria invasione aliena della Terra, con attacchi a monumenti simbolo degli USA. Dall’Empire State Building alla Casa Bianca e la Library Tower di Los Angeles.

Star Trek

Altra saga cinematografica, una delle più amate di sempre, per il genere film sullo spazio.

Al netto delle serie tv, le pellicole cinematografiche di Star Trek sono tredici, prodotte dal 1979 al 2016.

  1. Star Trek (1979);
  2. L’ira di Khan (1982);
  3. Alla ricerca di Spock (1984);
  4. Rotta verso la Terra (1986);
  5. Star Trek V – L’ultima frontiera (1989);
  6. Rotta verso l’ignoto (1991);
  7. Generazioni (1994);
  8. Primo contatto (1996);
  9. L’insurrezione (1998);
  10. La nemesi (2002);
  11. Star Trek (2009);
  12. Into Darkness (2013);
  13. Star Trek Beyond (2016).

Che ne pensi, non sarebbe il caso anche qui di fare una bella maratona?

Star Wars: Guerre Stellari

Terza ed ultima saga all’interno della nostra top ten. Perché scegliere una sola pellicola di questi straordinari film sullo spazio interstellare era impossibile. Come nel caso, appunto, il capolavoro creato da George Lucas, che si compone di tre trilogie.

La prima comprende Guerre Stellari (1977), L’Impero Colpisce ancora (1980) e Il ritorno dello Jedi (1983). La seconda Star Wars – La minaccia fantasma (1999), L’attacco dei cloni (2002) e La vendetta dei Sith (2005).

Infine, la terza, Il risveglio della forza (film sullo spazio 2015), Gi ultimi Jedi (2017), Episodio IX (previsto per il 2019).

Migliori film fantascienza recenti

All’appello mancano ancora due pellicole per completare la nostra top ten e abbiamo pensato di dicare questi ultimi slot disponibili a opere cinematografiche recenti. Per la serie film spazio 2016, ad esempio, segnaliamo Passengers scritto da Jon Spaihts e diretto da Morten Tyldum. Protagonisti Jennifer Lawrence e Chris Pratt.

Mentre per i film sullo spazio 2017 ecco Life – Non oltrepassare il limite, diretto da Daniel Espinosa. Pellicola di fantascienza che vede coinvolti Jake Gyllenhaal, Rebecca Ferguson e Ryan Reynolds in una missione di recupero nello spazio.

E con questo è tutto: si conclude qui la guida di Unicusano Latina sui film sullo spazio. “Che la forza sia con te” (cit. Ian Solo di Guerre Stellari).

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Inquinamento atmosferico: quello che devi sapere

Ami la natura e cerchi informazioni su come salvaguardare l’ambiente dall’inquinamento atmosferico? O magari vuoi scrivere un progetto di ricerca o un tema sull’inquinamento?

Allora sei nel posto giusto. In questo articolo, infatti, cercheremo di sapere nei più su questo brutto fenomeno che rischia di contaminare negativamente le caratteristiche naturali dell’atmosfera terrestre. Ti guideremo alla scoperta delle cause e delle conseguenze, nonché di quali sono gli inquinanti aria più pericolosi.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito.

LEGGI ANCHE – Accelerazione di gravità: quello che devi sapere.

Inquinamento dell’aria: cause e conseguenze

Nei paragrafi che seguono andremo dunque a definire per filo e per segno uno dei più gravi rischi per l’umanità: l’inquinamento atmosferico: conseguenze, cause, rimedi e tutto quello che c’è da sapere in merito. Buona lettura.

Cos’è l’inquinamento

Prima di entrare nello specifico dell’inquinamento atmosferico cause, conseguenze e rimedi, facciamo un piccolo passo indietro per partire dalle basi.

Cerchiamo quindi di definire cosa si intende per inquinamento globale. Ecco la spiegazione del termine che ne da l’Enciclopedia Treccani in merito:

«Contaminazione di un qualsiasi ambiente o mezzo, a opera di batteri o altri agenti, in particolare rifiuti di produzioni industriali.

L’espressione inquinamento ambientale indica la presenza in un determinato luogo limitato o circoscritto di una o più sostanze estranee, dette inquinanti, capaci di alterare i componenti dell’ambiente in cui l’uomo vive: aria, acqua e suolo; talvolta invece che da sostanze estranee l’inquinamento può essere provocato da costituenti normali dell’ambiente, ma presenti in proporzioni superiori alla media.

L’inquinamento dell’ambiente può essere di origine naturale o causato dalle attività umane».

La stessa fonte, distingue poi vari tipi di inquinamento Tra cui, i più rilevanti sono:

  1. Naturale
  2. Causato dalle attività umane
  3. Atmosferico
  4. Delle Acque
  5. Del suolo
  6. Acustico
  7. Radioattivo
  8. Elettromagnetico

Andando al tema specifico che più ci interessa, ecco invece la definizione di inquinamento atmosferico wikipedia:

«L’inquinamento atmosferico è una forma di inquinamento, ovvero l’insieme di tutti gli agenti fisici, chimici e biologici che modificano le caratteristiche naturali dell’atmosfera terrestre».

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora andiamo avanti.

Cause dell’inquinamento

Fatte tutte le doverose premesse del caso, entriamo adesso ancora di più nel dettaglio dell’inquinamento atmosferico, parlato di inquinanti e cause che lo generano.

Iniziamo subito con il dire che, in base alla loro origine, gli inquinanti dell’aria possono raggrupparsi in tre gruppi derivanti da:

  1. Impianti di riscaldamento domestico. Come l’anidride solforosa, prodotta dalla combustione dei prodotti solforati contenuti nei combustibili. Ma anche le particelle solide disperse dovute a combustione incompleta;
  2. Motorizzazione. Tra le cause principali nei centri abitati, in particolare quelli ad alta densità di traffico;
  3. Impianti industriali. Questi possono essere differenti in base al genere specifico di industria e vanno valutati caso per caso.

Queste sono dette fonti antropiche di inquinamento. Non sono però le uniche. Esistono infatti anche fonti naturali come l’aminato dei ghiaioni, gli allergeni dei processi biologici, SOdei vulcani o il PM10 degli incendi.Ma quali sono i principali effetti dell’inquinamento atmosferico? Andiamo a scoprirlo nel prossimo paragrafo.

Effetti dell’inquinamento dell’aria

inquinamento dell'ariaLa maggior parte degli effetti dell’inquinamento atmosferico si manifestano sulle popolazioni urbane sui manufatti e persino sulle opere d’arte. In quest’ultimo caso, il danno è dovuto in particolare dall’azione corrosiva dell’anidride solforosa e solforica. Questo effetto negli ultimi anni ha provocato un danno davvero rilevante, più che nei secoli scorsi.

I maggiori danni per l’uomo, come detto, sono riscontrabili principalmente in città. Gli agenti contaminanti più forti sono infatti polveri, la già citata anidride solforosa e l’ossido di carbonio. Questi possono causare, già a breve termine, tra le altre cose:

  1. Irritazione bronchiale;
  2. Tosse;
  3. Stenosi dell’apparato respiratorio.

Sul lungo periodo, invece, a fare più male sono gli agenti di origine industriale come l’arsenico, le polveri d’amianto, i fluoruri la fluorosi, polveri organiche. Questi possono rispettivamente essere causa di: dermatite arsenicale, asbestosi, fluorosi, sclerosi polmonare. Inoltre, secondo autorevoli indagini epidemiologiche, tra gli effetti più lontani nel tempo, rientrano anche le affezioni croniche delle vie respiratorie.

Senza considerare le conseguenze dannose per l’ambiente, che vanno dall’effetto serra alle piogge acide, fino al buco dell’ozono ed altri problemi meno visibili, ma altrettanto importanti, che coinvolgono la flora e la fauna.

Inquinamento: contromisure e rimedi

Concentriamoci adesso su un tema decisivo riguardo l’inquinamento atmosferico: la ricerca di soluzioni.

Per contrastare l’inquinamento da impianti di riscaldamento domestico, i sistemi più efficaci sono:

  1. Controllare i combustibili impiegati e le modalità della combustione;
  2. L’abbattimento di gran parte delle polveri contenute nelle emissioni gassose;
  3. Un’efficace dispersione nell’aria per mezzo di camini opportunamente dimensionati e ubicati.

Per quanto riguarda invece l’inquinamento prodotto dagli autoveicoli, le contromisure per ridurre il danno possono essere:

  1. Utilizzo di motori che riducano al minimo la produzione di sostanze nocive derivanti dalla combustione, come quelli a metano.
  2. Sistemi d’iniezione e accensione elettronici in modo da ridurre lo sviluppo di sostanze nocive;
  3. Reattori termici in grado di ossidare maggiormente i gas di scarico e/o ridurre gli ossidi di azoto;
  4. Eliminazione delle sostanze tossiche e segnatamente del piombo della benzina.

Ancora più complesso il problema del contenimento dell’inquinamento industriale.

È importante, in questo caso, impiegare alte ciminiere in grado di diluire gli carichi nell’aria prima che tornino a terra. Inoltre, è fondamentale la scelta del luogo in cui far sorgere stabilimenti fonte di inquinamento, che deve tenere conto anche delle condizioni meteorologiche prevalenti e dei possibili effetti sugli abitati di zona.

E con questo abbiamo affrontato anche l’ultimo argomento della nostra guida sull’inquinamento atmosferico: i rimedi.

Master sulla tutela dell’ambiente

Se l’interesse per la tutelare dell’ambiente è la causa che ti spinge a cercare maggiori informazioni sull’inquinamento atmosferico, devi sapere che ci sono dei corsi erogati da Unicusano che fanno decisamente al caso tuo, delle vere eccellenze in questo settore.

Fra tutti, spiccano in particolare questi quattro master:

  1. Educazione ambientale e sviluppo sostenibile: un nuovo modello per la scuola. Master di I livello volto a formare figure professionali nel campo psico-pedagogico in grado di promuovere esperienze educative nell’ambito dell’educazione ambientale e dello sviluppo sostenibile;.
  2. Diritto ambientale e tutela del territorio. Master di II livello che si pone come obiettivo quello della formazione di specialisti nello studio dei principali temi sensibili in materia di tutela dell’ambientale e delle normative vigenti in ambito nazionale e a livello europeo;
  3. Economia e management delle risorse naturali e dell’ambiente. Altro master di II livello utile a rispondere adeguatamente alle esigenze dirigenziali, manageriali, amministrative, private e pubbliche, poste dall’ambiente;
  4. Innovazione, sviluppo e gestioni di reti energetiche basate su energie rinnovabili. La conoscenza e l’utilizzo di energie alternative e rinnovabili può essere un ottimo deterrente contro l’inquinamento. Questo master di II livello è stato progettato in quest’ottica.

Ma questi sono solo alcuni dei corsi disponibili nella nostra vasta offerta formativa. Per consultare la lista completa e le schede di ogni master, ti consigliamo di visitare l’area didattica del portale Unicusano.it.

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Libri sul razzismo: ecco quelli da leggere assolutamente

Ami le letture dedicate ai temi sociali e stai cercando i più interessanti libri sul razzismo da leggere? Oppure vuoi semplicemente approfondire la questione per realizzare una tesi sperimentale in Giurisprudenza sui diritti degli immigrati e delle minoranze etniche? O, ancora, per lavorare nel sociale in maniera più consapevole? Allora sei nel posto giusto.

In questo articolo, infatti, tratteremo proprio questo argomento, suggerendoti alcuni tra i migliori testi per approfondire questa delicata tematica, da sempre molto dibattuta nel nostro Paese e non solo: dal rapporto sul razzismo in Italia, fino al razzismo in America o in altre parti del mondo.

D’altronde il mondo della cultura ha riservato ampio spazio a queste situazioni. Non mancano poesie sul razzismo, film e appunto libri sulla discriminazione razziale. Vuoi saperne di più? Allora non perderti i prossimi paragrafi di questa vera e propria guida sull’argomento.

Letteratura sul razzismo

Nei paragrafi che seguono, andremo dunque a recensire alcuni dei più bei libri sul razzismo in America, in Europa e nel resto del mondo. Tanti sono gli autori di best seller che hanno scritto di questo argomento. Alcuni dei quali hanno ispirato anche importanti opere teatrali e film sul razzismo.

12 anni schiavo

Un grande cult dei libri sul razzismo. Scritto da Solomon Northup, è una storia autobiografica basata sui suoi anni di schiavitù negli Stati Uniti, dopo essere stato rapito a Washington nel 1841.

Il libro è uscito nella sua prima edizione nel 1853, anche se Northup sarà a tutti gli effetti un uomo pienamente libero solo nel 1865, con la definitiva abolizione della schiavitù dei neri d’Africa, attraversando l’era Lincoln (che dal 1960, con la sua ascesa al potere, si schierò proprio contro la schiavitù) e la Guerra di Secessione tra Nord e Sud.

Nel 2013 “12 anni schiavo” vide realizzato anche il suo adattamento cinematografico ad opera di Steve McQueen, noto regista, sceneggiatore e scultore inglese di fama internazionale.

Il buio oltre la siepe

Romanzo sul razzismo del 1960, opera della scrittrice americana Harper Lee. Vincitore del Premio Pulitzer per la letteratura l’anno successivo, il 1961.

La storia è il larga parte basata sull’ingiusta accusa di stupro  rivolta ad un gruppo di adolescenti afroamericani, gli Scottsboro Boys.

Il titolo originale di questo importante libro sul razzismo è To Kill a Mockingbird, che tradotto letteralmente in italiano significa “Uccidere un usignolo”.

Radici

Altro libro sul razzismo verso gli afroamericani. Radici, titolo originale Roots: The Saga of an American Family, è un romanzo del 1976 scritto da Alex Haley.

Lo scrittore ripercorre la storia di un ramo della sua famiglia, risalendo a Kunta Kinte, giovane gambiano della tribù dei Mandinka, deportato in America come schiavo.

Un’opera talmente importante che ha ispirato ben tre serie televisive negli anni successivi all’uscita del libro:

  1. Radici (1977);
  2. Le nuove generazioni (1979);
  3. Radici (2016).

ABC dei popoli

Apriamo un’importante parentesi sui libri sul razzismo per bambini di Liuna Vinardi, con questo testo consigliato insieme ad altri anche da Save The Children e selezionato tra i White Ridens, una selezione di letteratura internazionale per bambini e giovani.

Un libro per mostrare ai più piccoli come, oltre le apparenze, gli esseri umani facciano tutti parte della stessa famiglia, attraverso il racconto di ventisei popoli con usi, costumi, tradizioni e curiosità.

A braccia aperte: storie di bambini migranti

Ecco un altro libro sul razzismo per ragazzi e giovanissimi. Una raccolta di dodici storie di bambini di tutto il mondo che migrano per costruirsi un futuro migliore.

Nel mare ci sono i coccodrilli

Concludiamo la nostra “bibliografia sul razzismo” con questo libro dello scrittore italiano Fabio Geda.

Racconta l’odissea vissuta dal piccolo Enaiatollah Akbari. Un ragazzo adolescente che partito dall’Afghanistan trova rifugio in Italia. Vicissitudini che hanno solo scalfito, ma non cancellato la sua ironia e il suo sorriso. Perché la cosa più importante è aver trovato un luogo dove essere accolto, vivere la sua giovane età e crescere.

La particolarità di questo romanzo, rispetto ad altri libri sul razzismo, sta nell’essere basato sulle interviste fatte dall’autore direttamente allo stesso Enaiatollah. Quest’ultimo racconto quindi a Geda e attraverso il suo scritto, la sua reale esperienza di vita.

E on questo siamo giunti alla conclusione di questa guida Unicusano sui libri sul razzismo. A questo punto a te non ti rimane che scegliere quale leggere per primo. Mentre a noi di augurarti buona lettura.

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Serie TV consigliate per giovani: la nostra top ten

Vuoi conoscere la nostra top ten di serie TV consigliate per giovani?

In effetti trovare delle nuove fiction da vedere può esserti d’aiuto anche a rendere proficua qualche pausa dalla studio o dalle altre attività quotidiane, dal lavoro agli esercizi di matematica o la stesura del sommario della tesi di laurea. Perché da una parte possono stimolare la tua mente, dall’altra magari aiutarti ad imparare le lingue, se si tratta di telefilm da vedere in lingua originale.

Insomma: una delle pratiche più interessanti da abbinare allo studio, insieme ad una buona dose di attività fisica o una dieta sana ed equilibrata, basata sull’attenta analisi del valore nutrizionale degli alimenti che consumi.

Ma torniamo all’argomento per cui siamo qui: le serie TV consigliate per giovani. In questo articolo troverai una top ten che abbiamo stilato apposta per te. Non vedi l’ora di scoprirle? Allora non perdiamo tempo e iniziamo subito. Buona lettura e, soprattutto, buona visione.

Serie TV americane e non solo: ecco le più belle

Nei prossimi paragrafi andremo dunque a conoscere meglio ben dieci serie TV consigliate per giovani. Tra i telefilm Netflix, le fiction italiane più belle e le immancabili soap americane, non ci faremo mancare proprio nulla. Ne abbiamo per tutti i gusti per tutti i gusti: dalle serie TV per ragazze a quelle preferite soprattutto dai ragazzi, da quelle adolescenziali e romantiche ai thriller più avvincenti. Ecco la nostra lista serie TV preferita.

Braccialetti rossi

Iniziamo con un telefilm italiano tra i più apprezzati degli ultimi anni. Prodotta da Rai Fiction e trasmessa in onda su Rai 1 dal 26 gennaio 2014.

La trama di Braccialetti Rossi ruota attorno alle vicende di un gruppo di giovani sulla soglia dell’adolescenza che, ritrovandosi ricoverati in ospedale per varie cause,  stringono profondi legami di amore e amicizia facendosi a vicenda forza e coraggio nella loro lotta quotidiana per la salute.

Se cerchi serie TV adolescenziali d’amore, questa può fare decisamente al caso tuo.

Boris: il dietro le quinte di un set televisivo

Ecco un’altra delle serie italiane più interessanti. La particolarità di Boris è quella di portare in scena il dietro le quinte di un set televisivo. in particolare quello in cui viene girato Gli occhi del cuore 2, un’immaginaria fiction televisiva italiana.

Il successo della serie ha portato alla realizzazione anche di una trasposizione cinematografica dal titolo Boris – Il film.

The Big Bang Theory: la rivincita dei nerd

Ecco una delle serie TV consigliate per giovani affascinati dal mondo della scienza, nerd e geek. Una sit-com brillante, divertente e ispirata a basi scientifiche reali, che racconta la vita di quattro brillanti giovani che lavorano presso il California Institute of Tecnology di Pasadena:

  1. Leonard Hofstadter, un fisico sperimentale;
  2. Sheldon Cooper, fisico teorico;
  3. Howard Wolowitz, ingegnere aerospaziale;
  4. Raj Koothrappali, astrofisico.

A rendere frizzante le loro vite irrompono diversi personaggi, in particolare due donne. La prima è la bellissima dirimpettaia di Howard e Sheldon. Lei si chiama Penny ed oltre ad essere una ragazza estremamente attraente e dall’intensa vita sociale, con il sogno di diventare attrice, rappresenta la protagonista femminile dello sceneggiato. Sarà colei che stravolgerà la vita dei quattro scienziati, fin lì tanto intelligenti quanto socialmente inetti.

Successivamente, attraverso Penny, entrerà stabilmente nel gruppo anche Bernadette Rostenkowski, una ragazza carina e intelligente con un dottorato in microbiologia e che lavora per una importante casa farmaceutica. Nonché futura moglie madre dei figli di Howard. Altra importante componente del gruppo sarà poi la nuorobiologa Amy Farrah Fowler, in un certo senso l’alterego femminile di Sheldon.

New Girl: vita da coinquilini

Ecco la prima delle serie t v americane della nostra top ten.

Un po’ a dispetto del titolo, e del fatto che è stata trasmessa in anteprima per quattro anni a partire dal 2014, non si tratta semplicemente di una serie Tv per ragazze 2018, ma è molto di più.

La trama racconta invece la vita di un gruppo di giovani coinquilini, situazione nella quale molti studenti (ma non solo) si trovano a dover affrontare. Protagonista assoluta della storia è Jess, una ragazza molto carina, ma spesso e volentieri altrettanto goffa e ingenua. Alla soglia dei trent’anni, a seguito della rottura di una lunga relazione d’amore, Jess finisce per andare a vivere in un lift già abitato da tre ragazzi: un barista, un novello Casanova e un ex giocatore di basket. Tra questo improbabile quadretto, si inserisce anche la figura di Cece, un’affascinante modella nonché migliore amica di Jess.

Cosa nascerà da questa particolare convivenza? Per scoprirlo non ti rimane che guardare la serie.

Pretty Little Liars: il thriller adolescenziale per eccellenza

serie tv americaneProseguiamo la nostra carrellata di serie tv consigliate per giovani con un altra storia made in USA. Spostandoci però su un genere davvero particolare e coinvolgente: il dramma adolescenziale.

Tutto ha inizio la notte del Laburi Day, nella quale cinque giovani ragazze si ritrovano per un classico pigiama party. A sconvolgere le loro vite, sarà la misteriosa scomparsa in quella occasione della leader del gruppo, la ragazza più popolare e temuta della scuola: Alison DiLaurentis.

Un’accaduto scioccante che porta le giovani, sconvolte e preoccupate, ad allontanarsi per un po’ l’una dall’altra. Ma un legame del genere non può spezzarsi così facilmente e i loro dubbi e le loro paure torneranno presto a manifestarsi, portandole a ricongiungersi per cercare la verità e combattere un nemico comune. Ad un certo punto, infatti, tutte loro cominciano a ricevere degli strani sms firmati “-A.”. All’interno di questi vengono riportati di volta in volta dei segreti che solo ad Alison poteva conoscere.

Ma è proprio Alison a scriverli, conducendo un gioco di cattivo gusto, oppure è qualcuno che gli ha fatto del male, rapendola o addirittura uccidendola e divertendosi adesso a torturare le sue amiche?

Sai già come svelare il mistero: guardando questa serie TV per donne, ma anche per tutti gli amanti del genere.

The Killing: serie tv americana di ispirazione danese

Altra produzione statunitense, immancabile tra le serie tv consigliate per giovani. Specialmente se sei un amante dei telefilm polizieschi.

The Killing è stata prodotta da Fuse Entertainment e dalla Fox Television per quattro stagioni tra il 2011 e il 2014. Si tratta del remake di un’altra interessante serie TV da vedere: la danese Forbrydelsen. Conosci? Se no, ti consigliamo di guardarle entrambe.

Breaking Bad: serie tv tra le migliori di sempre

Come potrebbe mai mancare Breaking Bad tra le migliori serie tv consigliare per giovani?

Non a caso viene considerata da molti una delle più belle e avvincenti mai realizzate. Particolarmente elogiata dalla critica sono la sua sceneggiatura, la regia e le interpretazioni degli attori principali.

Ecco la trama: un insegnante di chimica con un cancro allo stadio terminale comincia a produrre e spacciare metanfetamina con un suo ex studente per assicurare un futuro alla famiglia. Insomma, una serie per cuori forti, non una delle tante serie tv romantiche americane.

Dexter: film per tutti

Storia di Dexter Morgan. Un personaggio complesso dalla doppia personalità.

Infatti, nonostante sembri un uomo tranquillo, nonché scrupoloso tecnico in forza alla polizia scientifica di Miami, dentro di lui si cela un serial killer.

Le sue vittime? Soltanto criminali sfuggiti alla Giustizia. Una trama così avvincente da renderlo un telefilm adatto a molti, se non a tutti.

The Wire: i volto cattivo della società americana

Ed eccoci alle ultime serie tv consigliate. La penultima è The Wire, un racconto duro e crudo, realistico e spietato della società americana, nel suo rapporto con il crimine legato al traffico della droga.

Lost: l’isola dei sopravvissuti

Concludiamo la nostra top ten di serie TV consigliate per giovani, con la storia di quarantotto sopravvissuti allo schianto di un aereo presso un’isola apparentemente disabitata.

I soccorsi tardano ad arrivare e i superstiti si accampano sulla spiaggia. Non passerà molto tempo, però, prima che si accorgano dell’accadere di eventi inspiegabili sulla loro misteriosa isola.

E con questo si conclude la nostra top serie TV. Non ci rimane che augurarti buona visione.

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Come sviluppare un’idea: spunti per il tuo processo creativo

Sogni di realizzare un tuo progetto, magari imprenditoriale, ma hai bisogno di capire come sviluppare un’idea vincente?

Se hai bisogno di informazioni su come procedere, dalla relazione tecnica illustrativa a come scrivere un progetto di ricerca hai decisamente trovato l’articolo che fai al caso tuo.

Niente blocchi mentali del tipo “ho un’idea ma non so come realizzarla“, dunque, perché ti guideremo noi sul da farsi.

Perché in questi casi, l’idea in sé potrebbe non bastare. Occorre infatti anche saper realizzare a monte una corretta e approfondita analisi sul mercato di riferimento e le strategie da cui partire.

In tutto ciò metteremo di mettere ordine fin dalle prossime righe. Vuoi saperne di più? Allora non perderle assolutamente.

Idea imprenditoriale: come svilupparla

Nei paragrafi che seguono andremo dunque a scoprire nel dettaglio come sviluppare un’idea imprenditoriale o più in generale progettuale. Ovvero di ciò che può diventare e rappresentare il centro nevralgico, nonché il cuore pulsante e il segreto, del tuo business di successo. Iniziamo subito.

Come scrivere un progetto

Iniziamo col vedere come sviluppare un’idea progettuale. Perché prima di lanciare la tua idea, è necessario studiare una strategia progettuale dettagliata e completa.

Si tratta di un processo preliminare fondamentale per giungere ad una compiuta realizzazione del tuo obiettivo, a prescindere che esso si muova nel mercato privato piuttosto che nel Terzo Settore, ecc. Che tu voglia costituire un’azienda, una startup, un’associazione, una fondazione e via dicendo.

Ecco, dunque, in breve, i passi giusti che devi muovere per la pianificazione di un progetto:

  1. Individua le finalità. Ovvero dichiarare in maniera chiara e sintetica le motivazioni che spingono te e/o la tua organizzazione a voler intraprendere una determinata attività attraverso il progetto in essere. Naturalmente queste cambiano in base alla natura del progetto e del soggetto proponente;
  2. Fissare gli obiettivi. Volti a concretizzare le finalità precedentemente individuate. Essi vanno perseguiti anche in relazione all’analisi del contesto in cui si svolgerà l’attività;
  3. Analizza il contesto. Dal mercato ai competitor. Hai la necessità di avere un quadro chiaro su dove muoverti e in quale mare far navigare la tua idea;
  4. Studia il target di riferimento. A quali soggetti si rivolge il tuo progetto?;
  5. Sviluppa una strategia. Attraverso gli elementi acquisiti fin qui;
  6. Stabilisci un cronoprogramma. Relativamente alle varie attività e fasi di sviluppo;
  7. Predisponi azioni di monitoraggio. In modo da poter valutare costantemente i progressi o i bug del progetto;
  8. Delinea la pianificazione economica. Indispensabile per la buona riuscita del progetto.

In particolare, i punti 6-7-8 vengono spesso, colpevolmente sottovalutati. Si tratta di un grave errore, in quanto sono invece fondamentali ai fini della positiva riuscita dell’intero impianto progettuale. In poche parole: per avere successo.

Sarebbe come sviluppare un’idea geniale senza controllarla e indirizzarla, rendendola di fatto irrealizzabile.

Idea imprenditoriale: esempio business plan

fac simile business planSe invece quello che ti interessa è esclusivamente come sviluppare un’idea di business, quello di cui hai bisogno è un piano ad hoc.

Ecco perché in questo paragrafo abbiamo deciso di metterti a disposizione una sorta di fac simile business plan. Ovvero un piano industriale in grado di esprimere in modo coordinato i suoi propositi. A partire dagli investimenti futuri, le entrate e e spese previste, le fonti finanziarie, la tipologia dei prodotti, ecc.

Ecco 10 punti che esso deve assolutamente contenere:

  1. Descrizione del progetto d’investimento e del tipo di impresa che vuoi lanciare;
  2. Presentazione del management: chi lo compone, anche qualora si trattasse di un singolo imprenditore. Qualora fossi tu, quindi, dovresti indicare il tuo curriculum e quello dei tuoi eventuali collaboratori;
  3. Analisi di mercato dettagliata. Indicazioni sul mercato, sulle caratteristiche della concorrenza e su fattori critici (punti di forza e punti di debolezza rispetto al mercato);
  4. Obiettivi di vendita ed organizzazione commerciale;
  5. Piano di marketing online e offline;
  6. Descrizione di fattibilità tecnica del progetto e del suo processo produttivo. Dalla necessità di investimenti in impianti, alla disponibilità di manodopera e di servizi come trasporti ed energie;
  7. Piano di fattibilità economico triennale o quinquennale;
  8. Analisi dei fattori di rischio e della potenziale redditività dell’idea;
  9. Valutazione dell’impatto ambientale del progetto.
  10. Piano di sviluppo delle attività.

Tutto ciò fa necessariamente parte di come sviluppare un’idea imprenditoriale. Anche perché, oltre ad indicare vision, mission e valori fondanti dell’azienda, può essere il miglior biglietto da visita per attrarre potenziali investitori pronti a foraggiare il tuo progetto se ben presentato. sulla bontà del progetto stesso ad eventuali investitori.

Il piano marketing

Elemento fondamentale riguardo a come sviluppare un’idea è il piano marketing.

Esso, tra le altre cose, deve definire e diffondere le peculiarità e i segni distintivi dell’impresa. A partire dal nome, il logo, il marchio e le strategie con cui intende promuovere il brand. Ma anche definire il mercato di riferimento, individuando luoghi e sedi ideali da cui svolgere la propria attività nel modo più profittevole possibile. A partire dall’analisi SWAT.

Di cosa si tratta? Eccone una definizione dettagliata fornita dal Dizionario di Economia e Finanza della Treccani:

«Strumento della gestione strategica che consiste nell’analisi congiunta dei punti di forza (strenghts), di debolezza (weaknesses), delle opportunità (opportunities) e delle minacce (threats) che un’azienda deve fronteggiare. La logica di fondo dell’analisi SWOT è che solo dopo aver preso in esame punti di forza e di debolezza, opportunità e rischi si può procedere con l’individuazione delle linee di azione necessarie per il raggiungimento degli obiettivi aziendali».

Si tratta di una tecnica attribuita ad A. Humphrey che, durante gli anni 1960 e 1970, l’ha applicata guidando un progetto di ricerca in questo settore della Stanford University.

Idee per creare una start up

Come sviluppare un’idea se non lanciarla attraverso la costituzione di una start up?

Al giorno d’oggi tutti ne parlano, ma di cosa si tratta realmente? Per spiegarlo prendiamo nuovamente in prestito il già citato dizionario Treccani, secondo cui per start up si intende:

«Fase iniziale di avvio delle attività di una nuova impresa, di un’impresa appena costituita o di un’impresa che si è appena quotata in borsa. Il termine di derivazione anglosassone significa “partire, mettersi in moto”.

Originariamente, il vocabolo venne utilizzato per indicare il processo di accensione e avvio di un computer o di altro dispositivo elettronico. La prima accezione economica faceva perlopiù riferimento alla fase iniziale di una nuova impresa nata nel settore internet o delle tecnologie dell’informazione».

In realtà, per rientrare tra le startup, un giovane progetto imprenditoriale deve rispettare almeno uno di dei seguenti requisiti:

  1. Spese in ricerca e sviluppo uguali o superiori al 15% del maggior valore fra costo della produzione e valore della produzione;
  2. Garantire l’impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in misura uguale o superiore ad un terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di un titolo di dottorato di ricerca o in corso di svolgimento. In alternativa in possesso di laurea, con alle spalle almeno tre anni attività di ricerca certificata, o magistrale;
  3. Essere depositaria, se non titolare, di una privativa industriale.

Per favorire il loro massimo sviluppo, inoltre, sono nati negli anni due importanti sostegni:

  1. Gli incubatori, che altro non sono che luoghi nei quali le start up vengono ospitate;
  2. Gli accelleratori d’impresa, ovvero dei veri e propri programmi di sviluppo finalizzati a rendere autonome questo tipo di aziende.

Due soluzioni utilissime se ti trovi nella classica condizione di partenza “ho un’idea ma non ho i soldi“.

E con questo si conclude la guida Unicusano su come sviluppare un’idea di tipo progettuale o più specificatamente imprenditoriale.

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

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