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Calcolo danno non patrimoniale: ecco quello che devi sapere

Hai bisogno di informazioni su cos’è e come si effettua il calcolo danno non patrimoniale?

Che tu abbia subito un torto e voglia essere legittimamente risarcito o più semplicemente stai preparando una tesi sperimentale giurisprudenza, dove dimostrare attraverso il metodo induttivo e deduttivo le ragioni della parte lesa, hai trovato la guida che fa per te.

In questo articolo, infatti, ti aiuteremo a fare chiarezza su cos’è il danno biologico, come il suo eventuale risarcimento viene regolamentato nel nostro ordinamento giuridico e affrontato nei tribunali. E poi, naturalmente, come si calcola il risarcimento danno non patrimoniale per ottenere la relativa liquidazione.

Vuoi sapere di più? Allora non perdere i prossimi paragrafi, perché entreremo pienamente nel merito della questione del calcolo danno non patrimoniale. Buona lettura.

Cos’è e come si calcola il danno non patrimoniale

Prima di andare a vedere come effettuare il calcolo danno non patrimoniale, è necessario fare un piccolo ma doveroso passo indietro e partire dalle basi. Occorre cioè intendersi su cosa si intende quando facciamo riferimento a questo genere di danno e quali casi possono rientrare in questa categoria. Andiamo a scoprirlo subito.

Cosa si intende per danno non patrimoniale

Quando si parla di un danno che non intacca il patrimonio, si fa generalmente riferimento a lesioni dell’integrità fisica e psichica della persona. Queste sono punibili ai sensi dell’art. 2059 del Codice Civile.

Si tratta dunque di danni biologici, oltre che di danni morali e materiali (o meglio fisici, per non confondere con il patrimonio). Ecco quattro classici casi esemplificativi:

  1. Modificazione dell’aspetto esteriore della persona che ne è vittima;
  2. Perdita della capacità sessuale e il danno psichico;
  3. Riduzione della capacità lavorativa;
  4. Danno tanatologico, ovvero quello che causa il decesso della vittima.

calcolo danno moraleIl risarcimento danno biologico è a pieno titolo riconosciuto come uno dei diritti fondamentali del paziente. Le vittime possono essere risarcite a prescindere dalla loro reddito. Il calcolo danno non patrimoniale è regolata da una serie di norme, fra cui il decreto legislativo n. 38 del 23 febbraio 2000. Le casistiche, infatti, possono essere tante, dalla malasanità agli infortuni sul lavoro o agi incidenti stradali.

Quindi, in sintesi, possiamo affermare che quando non parliamo di calcolo danno patrimoniale, ci riferiamo a calcolo danno morale o biologico.

Inoltre, sempre secondo la legge italiana, il danno biologico può essere distinto tra:

  1. Danni micropermanenti
  2. Danni macropermanenti

Il calcolo danno biologico micropermanenti quello che riguarda le lesioni non superiori ai 9 punti di invalidità parziale. Mentre il danno biologico permanente della seconda categoria si riferisce ai danni che vanno oltre tale soglia. Il calcolo punti di invalidità è dunque determinante in questo senso.

Calcolo micropermanenti e macropermanenti

Fatta chiarezza sull’argomento e sviscerate tutte le doverose premesse sull’argomento, ora hai tutti gli strumenti che ti servono per comprendere meglio cos’è e come avviene tecnicamente il calcolo danno non patrimoniale. Andiamo dunque a scoprirlo insieme, distinguendo tra i diversi casi di cui abbiamo parlato finora.

In caso di danno permanente, l’importo per risarcimento danni biologici viene così calcolato:

  1. Crescente in relazione ad ogni punto percentuale di invalidità;
  2. Ridotto con il crescere dell’età del soggetto dello 0,5% per ogni anno, a partire dall’undicesimo anno di età.

Il danno biologico temporaneo, invece, prevede un importo fisso per ogni giorno di inabilità. Nel caso in cui si tratti di inabilità temporanea inferiore al 100%, la liquidazione del danno si basa sulla percentuale di inabilità riconosciuta per ciascun giorno.

Le lesioni vengono calcolate sulla base di specifiche tabelle danno biologico emanate dai tribunali. In tal senso, riveste un ruolo centrale la figura del medico legale. È lui infatti ad accertare l’entità del danno, tenendo in considerazione alcuni elementi quali:

  1. Entità e natura delle lesioni subite dalla vittima;
  2. Percentuale di invalidità permanente riscontrata;
  3. Durata dell’inabilità totale e parziale;
  4. Sussistenza di danni estetici;
  5. Congruità delle spese mediche sostenute e di quelle eventualmente da sostenere.

Dati determinanti per il calcolo danno non patrimoniale e l’assegnazione di un risarcimento.

Tabella punti invalidità incidente stradale

Uno dei casi più frequenti per cui si rende necessario il calcolo danno non patrimoniale.

Di seguito vedremo nel dettaglio tutte le tabelle delle menomazioni alla integrità psicofisica, comprese tra 1 e 9 punti di invalidità, utilizzate dai medici legali per valutare e quantificare i danni fisici di lieve e grave entità da incidente stradale, divisi per parti anatomiche.

Lesioni a capo e denti

Iniziamo con il calcolo danni non patrimoniali per danni alla testa o ai denti.

  1. Danni al capo: postumi soggettivi di trauma cranico commotivo eventualmente con frattura cranica semplice 2-4 punti; postumi di frattura del massiccio facciale o della mandibola con turbe disfunzionali di lieve grado 2-5 punti; esiti di fratture del condilo mandibolare con modeste alterazioni funzionali dell’articolazione temporo mandibolare 3-8 punti; sindrome vertiginosa periferica da asimmetria labirintica compensata, strumentalmente accertata 2-5; postumi di frattura delle ossa nasali e/o del setto fino alla stenosi nasale assoluta monolaterale con lieve alterazione del profilo nasale 2-6 punti; riduzione dell’olfatto fino alla perdita totale 8 punti; riduzione isolata del gusto fino alla perdita totale 5 punti; disturbo somatoforme indifferenziato lieve o disturbo dell’adattamento cronico lieve 5 punti.
  2. Lesioni dentarie: perdita di un incisivo centrale superiore 1.25 punti; incisivo laterale o un incisivo centrale inferiore 0.50 punti; canino 1.50 punti; primo premolare 0.75 punti; secondo premolare 0.75 punti; primo molare 1.25 punti; secondo molare 1 punto; terzo molare 0.50 punti.

Lesioni alla vista e alla schiena

Proseguiamo con i casi di calcolo danno non patrimoniale riguardanti lesioni oculari a seguito di incidenti stradali.

  1. Riduzione monolaterale del visus per lontano, con acuità visiva dell’altro occhio pari a 10/10: visus residuo 9/10 1 punto; 8/10 1 punto; Visus residuo 7/10 3 punti; 6/10 5 punti; 5/10 7 punti;
  2. Blefarospasmo, Lagoftalmo, Epifora, Ectropion, Entropion, obliterazione monolaterale delle vie lacrimali 5 punti;
  3. Necessità di fare uso di lenti correttive 3 punti.

Passiamo adesso alla colonna vertebrale dalla verticale al coccige.

  1. Danni rachide verticale: esiti dolorosi di frattura di un’apofisi o dello spigolo antero-superiore o antero-inferiore di una vertebra senza schiacciamento del corpo; a seconda della alterazione anatomica e/o della limitazione dei movimenti del capo 2-6 punti; esiti trauma minore del collo con persistente rachialgia e limitazione antalgica dei movimenti del capo 2 punti; trauma minore del collo con persistente rachialgia, limitazione antalgica dei movimenti del capo e con disturbi trofico-sensitivi radicolari strumentalmente accertati 2-4 punti.
  2. Lesioni rachide dorsale: esiti dolorosi di frattura da schiacciamento di un corpo vertebrale da D1 a D10 con residua cuneizzazione 4-6 punti; esiti anatomici di frattura dello spigolo antero-superiore o antero-inferiore di una vertebra dorsale senza schiacciamento del corpo 4 punti;
  3. Rachide lombare: esiti dolorosi di frattura di un’apofisi o dello spigolo antero-superiore o antero-inferiore di una vertebra senza schiacciamento del corpo, a seconda della alterazione anatomica e/o della limitazione del movimenti del tronco 2-6 punti; esiti di trauma minore del rachide lombare con persistente rachialgia e limitazione antalgica dei movimenti del tronco 2 punti; esiti di trauma minore del rachide lombare con persistente rachialgia, limitazione antalgica dei movimenti del tronco e con disturbi radicolari trofico sensitivi strumentalmente accertati 2-5 punti.
  4. Osso sacro e coccige: Esiti di frattura sacrale o coccigea malconsolidata con conseguente sindrome algico-disfunzionale 3-5 punti.

Arti superiori e inferiori

Per quanto riguarda il calcolo danno non patrimoniale riguardante menomazioni ad arti superiori come spalla, gomito, polso o mano o l’invalità micropermanente degli arti inferiori come anca, ginocchio, caviglia o piede si va dai 2 punti attribuiti ad esiti di frattura del II o III o IV metatarso o a esiti dolorosi di frattura diafisaria isolata di perone ben consolidata in assenza o con sfumata ripercussione funzionale, fino ai 9 punti per flessione possibile fino da 180 a 90 gradi del ginocchio.

Addome, bacino e torace

Concludiamo la guida Unicusano sul calcolo danno non patrimoniale con problemi relativi a torace, bacino e addome.

In questo caso il punteggio è rappresentato dagli 8 punti assegnabili per diastasi isolata della sinfisi pubica fino a 4 cm. Stesso punteggio per esiti di lesione epatica contusivo-emorragica e/o discontinuativa con funzionalità normale. Ma anche per la perdita di un testicolo o di un ovaio in età fertile.

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Esercizi di matematica: dove trovarli e perché sono utili

Vuoi mettere alla prova le tue abilità con gli esercizi di matematica?

Allora hai trovato l’articolo che fa al caso tuo. Preparati, perché in questa guida, testeremo le tue capacità nel risolvere problemi, giochi, equazioni, quiz matematica, operazioni algebriche e chi più ne ha più ne metta. Dovrai far ricorso a tutta la tua memoria procedurale ed essere in grado di padroneggiare al meglio il metodo induttivo e deduttivo per mettere a frutto le lezioni di matematica che hai fatto fin qui in vita tua.

Di cosa stiamo parlando? Accetta la sfida e vedrai. Ci stai?

Molto bene, allora non perdiamo tempo ed iniziamo subito: abbiamo degli esercizi di matematica da risolvere.

Esercitazioni di matematica: i nostri consigli

Nei prossimi paragrafi, andremo dunque a svolgere una piccola verifica delle tue capacità nel risolvere esercizi di matematica. Consigliandoti quali compiti svolgere e dove trovare le relative soluzioni. Un viaggio dalle elementari all’esame di Stato per prepararti al meglio per l’Università e il mondo del lavoro. Buona lettura e…buona verifica di matematica.

Giochi matematica elementari

Iniziamo dalla matematica per bambini. Per quanto riguarda sia le elementari che le medie, possiamo prendere come modello di riferimento il test INVALSI, una prova scritta di caratura nazionale che ha lo scopo di valutare i livelli di apprendimento in italiano e, appunto, matematica degli studenti, in modo da formulare i dati generali sull’efficienza del sistema formativo italiano e indicare eventuali criticità.

Ecco alcuni esercizi di matematica presentati nelle ultime edizioni del test.

  1. Osserva la sequenza di numeri: 3 – 6 – 12 – 24. In questa sequenza si passa da un numero a quello che viene dopo sempre con la stessa regola. Quale può essere la regola? Possibili risposte: A) Si aggiunge 3; B) Si fa il doppio 6; C) Si aggiunge 6;
  2. Quale tra i seguenti numeri corrisponde a 3 decine e 17 unità? A) 317; B) 173; C) 47;
  3. Il papà di Luca compie 43 anni. Luca va al supermercato a comprare le candeline per la torta. Al supermercato vendono solo sacchetti da 10 candeline. Quanti sacchetti deve comprare Luca? A) 5; B) 4; C) 3
  4. Osserva l’operazione: [ 7 + 7 + 6 =]. Quale tra i seguenti problemi si può risolvere con l’operazione nel riquadro? A) Mattia ha 7 figurine e Giorgio ha 6 figurine. Quante figurine hanno insieme Mattia e Giorgio? B) Mattia ha 7 figurine e Giorgio ha 6 figurine in più di Mattia.
    Quante figurine hanno insieme Mattia e Giorgio? C) Mattia ha 7 figurine e Giorgio ha 6 figurine. Quante figurine ha Mattia in più di Giorgio?
  5. Quale delle seguenti uguaglianze è corretta? A) 31 = 42 – 9; B) 31 = 40 – 9; C) 31 = 21 + 11

Che ne dici, sei in grado di risolvere esercizi di matematica così elementari? Allora passiamo a qualcosa di più avanzato.

Matematica scuola media

Rispetto alle elementari, dalle medie in poi troviamo esercizi di matematica più complessi rispetto ai problemi di geometria quinta elementare. Facciamo qualche esempio di questo genere e non. Ma stavolta vogliamo darti un aiutino, fornendoti anche la soluzione. Iniziamo però dai quesiti

  1. Calcola il perimetro di un rettangolo che ha la base il doppio dell’altezza e la differenza fra le due misure è 15,5cm;
  2. In un parallelogramma la somma delle misure della base e dell’ altezza a essa relativa è di 50cm. Calcola l’area sapendo che l’altezza è 2/3 della base. B+DH=50cm; DH=23AB; A= ?

Ed ecco adesso relativi svolgimenti e soluzioni:

  1. b=2h b−h=15,5cm Poiché la base è due volte l’altezza, la differenza è un segmento pari all’altezza, quindi h è proprio la differenza 15,5cm. La base è il doppio, quindi 31cm;
  2. Devi trovare l’area conoscendo la somma di altezza e base e che frazione è l’altezza della base. Puoi ricavare base e altezza vedendo da quante parti è fatto l’intero. 2+3=5; AB=50:5×3=10×3=30; DH=50:5×2=10×2=20. Puoi calcolare DH anche facendo: DH=23AB=23×30=20. A questo punto possiamo calcolare l’area: AB×DH=30×20=600 . Dunque A=600cm2.

Esercizi matematica superiori

Concludiamo la nostra guida sugli esercizi matematici, citando alcuni quesiti della prova d’esame di Stato per i licei scientifici 2017. In essa troviamo, ad esempio:

  1. Dati i punti 𝐴(−2, 3, 1), 𝐵(3, 0, −1), 𝐶(2, 2, −3), determinare l’equazione della retta 𝑟 passante per 𝐴 e per 𝐵 e l’equazione del piano 𝜋 perpendicolare ad 𝑟 e passante per 𝐶;
  2. Determinare le coordinate dei centri delle sfere di raggio √6 tangenti al piano 𝜋 di equazione: 𝑥 + 2𝑦 − 𝑧 + 1 = 0 nel suo punto 𝑃 di coordinate (1, 0, 2);
  3. Un dado ha la forma di un dodecaedro regolare con le facce numerate da 1 a 12. Il dado è truccato in modo che la faccia contrassegnata dal numero 3 si presenti con una probabilità 𝑝 doppia rispetto a ciascun’altra faccia. Determinare il valore di 𝑝 in percentuale e calcolare la probabilità che in 5 lanci del dado la faccia numero 3 esca almeno 2 volte.
  4. Dimostrare che l’equazione: 𝑎𝑟𝑐𝑡𝑔(𝑥) + 𝑥 3 + 𝑒 𝑥 = 0 ha una e una sola soluzione reale;
  5. Data la funzione: 𝑓(𝑥) = |4 − 𝑥 2| verificare che essa non soddisfa tutte le ipotesi del teorema di Rolle nell’intervallo [−3; 3] e che comunque esiste almeno un punto dell’intervallo [−3; 3] in cui la derivata prima di 𝑓(𝑥) si annulla. Questo esempio contraddice il teorema di Rolle? Motivare la risposta in maniera esauriente.

L’intera prova contiene tante altre operazioni con le frazioni, ma anche derivate esercizi con soluzioni, piuttosto che funzioni algebriche esercizi con espressioni elementari e più avanzate, disequazioni irrazionali svolte, diversi problemi di geometria e tanto altro ancora.

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Arte neoclassica: quello che c’è da sapere

Sei un appassionato di arte neoclassica o vorresti semplicemente saperne di più? Allora stai leggendo l’articolo giusto.

Dopo aver dato spazio agli artisti e ai poeti americani, ecco il momento di una guida in cui parleremo proprio di questa affascinante tendenza culturale sviluppatasi in Europa tra il XVIII e il XIX secolo.

Uno stile in grado di influenzare non solo l’arte del 700 o dell’800, ma anche di lasciare un segno nella pittura illuminista e non solo, così come nell’architettura e nella scultura, fino alla letteratura, il teatro e la musica.

Pronto ad entrare nel merito? Allora non perdiamo altro tempo e lanciamoci alla scoperta dell’arte neoclassica in tutte le sue forme.

Lo stile neoclassico dall’arte alla letteratura

Come abbiamo accennato, l’arte neoclassica ha influenzato ed è riuscita ad espandersi in diversi settori. Nei prossimi paragrafi andremo ad analizzarli tutti. Buona lettura.

Storia dell’arte: neoclassicismo

Per rendere l’idea di ciò che rappresenta la storia del neoclassicismo, non esistono parole più intriganti di quelle di Mario Praz, saggista, critico d’arte e lettarario, nonché scrittore, traduttore e giornalista italiano:

«Il Neoclassicismo è una corrente del gusto che ha subito una lunga elaborazione teorica prima di nascere completamente nella breve e intensa fioritura dello stile Impero, dopodiché è piano piano scomparso sotto l’azione dei fermenti romantici che recava in sé fin dalle origini».

Volendo essere ancora più precisi possiamo citare l’enciclopedia Treccani, che parla del neoclassicismo riassunto in questa definizione:

«Complesso movimento culturale europeo manifestatosi fra la seconda metà del XVIII secolo e il primo trentennio del XIX secolo, che, oltre a interessare tutti gli aspetti dell’arte, coinvolse il profondo rinnovamento della cultura e della società. Gli studi dell’ultimo trentennio del XX secolo ne hanno evidenziato lo stretto rapporto con l’Illuminismo e, quindi, l’intreccio con le istanze del nascente Romanticismo e con i mutamenti politici e sociali di fine secolo».

In merito alle sue caratteristiche principali, l’enciclopedia chiosa:

«Caratterizzato dal recupero di forme classiche, come norma e tendenza alla perfezione, alla logica, alla simmetria e alla chiarezza, fu sostenuto dalla ricerca teorica di un fondamento razionale del bello e da una metodica indagine storica delle fonti; considerato uno stile ‘storico’, ha inaugurato le tendenze di recupero del passato che caratterizzano l’Ottocento. Ebbe a suo ideale la civiltà greca».

Il rapporto tra neoclassicismo e preromanticismo lo ritroveremo molte volte.

Per quanto concerne la scultura neoclassica, il massimo esponente fu Antonio Canova, la statuaria la migliore esponente dei suoi precetti. Mentre la pittura neoclassica del 18° secolo si contrappose al manierismo, guardando soprattutto a Raffaello. Ad ispirare l’arte applicata, invece, ci pensarono gli oggetti antichi, emersi in particolar modo dagli scavi di Ercolano e Pompei.

Neoclassicismo architettura

Uno dei maggiori settori in cui l’arte neoclassica ha avuto modo di esprimersi, è stata senza dubbio l’architettura neoclassica.

In questo campo, possiamo distinguere tra due filoni principali:

  1. Dorico, neodorico o neogreco. Influenzato dalla riscoperta dei templi di Paestum e dal Patenone;
  2. Romano, dove si riscontra l’uso dell’ordine tuscanico, ionico e corinzio.

Ma non solo, perché le esigenze di utilità, semplificazione, sobrietà e di proporzioni armoniche dettate dalla società industriale e dal pensiero illuminista ispirarono altre soluzioni urbanistiche neoclassiche su schema geometrico diffusesi in tutta Europa e che portarono collezioni fino ad allora private, in luoghi creati per il pubblico.

Anche l’architettura illuminista ha avuto dunque il suo peso nel neoclassicismo.

Neoclassicismo letteratura

L’arte neoclassica trovò espressione anche nella letteratura.

Il neoclassicismo in letteratura si tradusse nel ricorso alla mitologia e all’allegoria, utilizzando un linguaggio artefatto, vicino ai classici greci e latini.

In Italia, e non solo, centro del classicismo fu la capitale del Regno all’epoca di Napoleone: Milano. La stessa città in cui lavorava il già citato Canova e dove, a proposito di neoclassicismo e opere, si avviò la Collezione dei classici italiani (1802-1814), che raccoglieva gli autori maggiori della tradizione italiana.

Nel Bel Paese i più maggiori esponenti della letteratura neoclassica furono Giuseppe Parini, Vincenzo Monti e Ugo Foscolo e Ludovico Savioli.

Fuori dall’Italia, i più autorevoli scrittori britannici del periodo neoclassico furono Daniel Defoe, Jonathan Swift e Alexander Pope, eredi della tradizione di John Dryden e John Milton e ispirati soprattutto dal poeta greco-latino Publio Virgilio Marone.

Mentre in Francia, il neoclassicismo trovò la sua massima espressione nel teatro di Jean Racine, caratterizzato da versi bilanciati, limitatezza nelle emozioni, rifinimento nell’espressione, senza eccessi.

Fondamentale, per il diffondersi del pensiero neoclassico in Europa, fu il contributo dell’archeologo e storico dell’arte Johann Joachim Winckelmann. I suoi studi determinarono la diffusione di stampe riproducenti monumenti, sculture e pitture ritrovate in quella occasione. E queste influenzarono anche la produzione letteraria, con l’affermarsi del valore assoluto della Bellezza come supremo ideale dell’esistenza.

Un mix riassunto così dal poeta francese André Chénier “sopra pensieri nuovi facciamo versi antichi”.

E con questo si conclude la nostra guida sull’arte neoclassica. Un movimento culturale di cui adesso conosci certamente di più.

Ma ricorda: se ami l’arte ci sono dei master che possono decisamente fare al caso tuo. Ad esempio Arts Communication, Diritto e tutela dei beni artistici, oppure Museologia, gestione e valorizzazione dei beni culturali.

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Programmi per fare presentazioni: ecco quali utilizzare

Sei alla ricerca di programmi per fare presentazioni che ti consentano di illustrare in maniera dinamica e accattivante il tuo sommario tesi di laurea, un progetto aziendale o una relazione tecnica illustrativa?

Allora hai trovato la guida che fa al caso tuo. In questo articolo, infatti, andremo alla ricerca del miglior creatore di presentazioni per soddisfare tutte le tue esigenze e necessità. Dal classico powerpoint ai software online più in voga del momento. Con l’obiettivo di imparare come creare presentazioni slideshow animate professionali e realizzare tutte le tue idee per presentazioni originali.

Se hai poca dimestichezza con slide professionali, oppure siti di immagini e per creare video, applicazioni per computer o mobile, programmi di grafica ppt e roba simile, e per questo temi sia troppo complicato, non preoccuparti: esistono software davvero semplici da usare e che garantiscono risultati ottimali.

Strumenti perfetti sia come programmi per presentazioni tesine che di qualsiasi altra natura. Andiamo a conoscerli meglio.

Come fare una presentazione: app e software da utilizzare

Vuoi saperne di più? Allora non perdere assolutamente i prossimi paragrafi, perché andremo finalmente a scoprire tutti i migliori programmi per fare presentazioni animate, interattive, online e in qualsiasi formato possibile e immaginabile. Buon divertimento.

Power point e i suoi fratelli

Quando si parla di programmi per fare presentazioni, non si può non partire da Powerpoint. Il prodotto di casa Microsoft ha rivoluzionato e facilitato la vita e il lavoro di studenti, docenti e uomini di business di ogni tipo. Il tutto grazie alla vasta di gamma di soluzioni offerte. Tra slide di presentazione dinamiche, con tanto di testi e immagini powerpoint di sfondo, suoni e musica ppt personalizzabile ad hoc e la possibilità di inserire foto e link a siti esterni.

Soluzione ideale, ma non l’unica di qualità. Ecco perché abbiamo provato e recensito per te altri sei programmi per fare presentazioni davvero interessanti e di diverso tipo. Conosciamole:

  1. Keynote for pc. L’equivalente di PowerPoint made in Mac;
  2. Impress. Altro programma simile a powerpoint, ma in versione open source per LibreOffice;
  3. Open Office. Siamo ancora nell’amibito della suite LibreOffice. Molto utilizzato per creare e modificare fogli di calcolo, ma non tutti forse sanno che è anche uno dei migliori programmi per presentazioni interattive;
  4. ApowerMirror. Utilissimo perché permette di visualizzare i file multimediali del cellulare sul computer;
  5. Movie Maker. Non solo slide. Questo servizio di Windows crea video gratis per te. Comprende anche effetti speciali facili da utilizzare e garantisce risultati davvero professionali in poche semplici mosse;
  6. Foto di Apple. Consente di realizzare bellissime slideshow gratis con immagini, testo, video e musica. Di diritto tra i migliori programmi per presentazioni animate disponibili.

Cosa aspetti? Scegli il software che ti sembra più interessante o conforme alle tue esigenze, verifica la disponibilità del download gratis e provalo subito. Quelle che ti abbiamo presentato rappresentano le migliori soluzioni sia in quanto programmi per presentazioni tesine che per progetti lavorativi professionali. Ma non è ancora tutto: prima di giungere alla conclusione ti abbiamo riservato un ultima chicca. Scoprila nell’ultimo paragrafo.

Programmi per presentazioni online

Proseguiamo dedicando un focus ai progetti online: ecco sei app e siti per presentazioni che ti consentono di lavorare direttamente sul web.

  1. Prezi. Iniziamo subito con uno dei programmi per fare presentazioni online più utilizzati e ben recensiti dal pubblico. Dispone di una scelta di effetti animati davvero unica, anche piuttosto avanzati. Disponibile in versione business a pagamento, ma accessibile anche in prova per un mese, e soprattutto Prezi gratuito per utilizzo personale;
  2. Google Slides. Anche il colosso Google offre soluzioni davvero interessanti per le tue presentazioni online, sia da desktop che mobile. Il tutto grazie a questo fantastico strumento di Gmail orientato alla creazione di slide online gratis per i propri utenti. Comodo perché ti consente di portarti il lavoro sempre dietro e di poterlo modificare da qualsiasi tipo di dispositivo in ogni momento;
  3. Swipe. Vuoi creare e condividere presentazioni in modo veloce direttamente dal e sul web? Allora ti serve un’app che sia smart e alla portata di tutti. Swipe e l’ideale, anche perché ti consente di inserire video direttamente da YouTube e Vimeo. Inoltre genera un link della presentazione da poter condividere in tempo reale con altre persone ed eventualmente intervenire a più mani tra colleghi, collaboratori o amici;
  4. Slides. Il nome dice tutto. Si tratta di un programma per presentazioni online contraddistinto da uno stile sobrio e minimalista, l’ideale per un contesto lavorativo o studentesco elegante. Software per presentazioni molto sobrie. Perfetto per ambienti di lavoro eleganti. Pochi fronzoli, ma efficienza ed originalità da vendere;
  5. Projeqt. Più dinamico ed essenziale dell’app precedente, ma ugualmente molto essenziale. Anch’essa particolarmente indicata per condividere presentazioni in modo innovativo direttamente sui social network;
  6. PowToon. La più divertente per creare video online e presentazioni.

E con questo si conclude la guida Unicusano sui programmi per fare presentazioni.

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Alimentazione per bambini: quello che devi sapere

Sei un genitore o una futura mamma in dolce attesa alla ricerca di informazioni sull’alimentazione per bambini? Oppure vuoi saperne di più perché sei un ristoratore o per lavorare nel sociale con dei piccoli?

Nel primo caso congratulazioni, perché il dono della vita, l’essere o diventare mamma o papà, è l’esperienza più bella per ogni essere umano. Complimenti, però, anche se sei spinto da necessità lavorative, perché voler sempre imparare e perfezionarsi è una cosa degna di essere apprezzata.

Ad ogni modo, in questo articolo ti sveleremo tutto ciò che c’è da sapere sull’argomento, cercando di districarci tra le varie fasi della vita di un bambino e valore nutrizionale alimenti.

A questo punto, non indugiamo oltre e andiamo a scoprire come scegliere la migliore alimentazione per bambini possibile, in base alle tue esigenze.

Dieta bambino: corretta alimentazione per ogni età

Una dieta settimanale equilibrata fa sempre bene, sia ai grandi che ai più piccini. Ovviamente, però, l’alimentazione per bambini è più delicata e merita maggiore attenzione e cautela. Fatte queste doverose premesse, andiamo a scoprire perché.

Dall’allattamento allo svezzamento

Quando si parla di alimentazione per bambini, bisogna partire dall’allattamento. Ovvero quel processo con il quale una mamma nutre il proprio piccolo per tutto il primo periodo di vita, mediante la produzione di latte attraverso la mammella, succhiato direttamente dal capezzolo dal neonato.

In realtà tale processo può essere anche artificiale, nel caso in cui l’alimentazione per bambini è ottenuta con prodotti derivati dal latte vaccino. Inoltre esiste anche l’allattamento misto, combinato tra poppate e artificiale.

In merito all’importanza dell’allattamento, l’OMS lo raccomanda come alimentazione esclusiva per i primi 6 mesi di vita, ma anche come principale alimentazione bambini 1 anno.

Riguardo al valore nutrizionale, l’enciclopedia Treccani svela che:

«La composizione del latte umano in nutrienti è nettamente differente da quella del latte vaccino, pur presentando quest’ultimo un bilancio energetico simile. Il contenuto proteico (0,9%) è circa un quarto rispetto a quello del latte vaccino (3,5%). Il contenuto in grassi è simile, ma nel latte umano sono rappresentati maggiormente il colesterolo e i grassi insaturi, e fra questi in particolare i polinsaturi a catena lunga, che svolgono funzioni essenziali per lo sviluppo delle strutture nervose nei primi tre mesi di vita.

Nel latte umano il glucide principale è il lattosio, ma sono presenti in percentuali variabili anche altre componenti glucidiche implicate nella difesa delle superfici mucose dalle infezioni e nello sviluppo dei tessuti; sali e minerali compaiono in quantità inferiori rispetto al latte vaccino, diminuendo il carico renale dei soluti, ma hanno caratteristiche intrinseche e relazioni con altri nutrienti che li rendono meglio utilizzabili o ne favoriscono l’assorbimento. Infine, le vitamine idrosolubili e liposolubili sono presenti in concentrazioni adeguate».

Ma l’allattamento può rappresentare anche l’alimentazione corretta bambini 2 anni se hanno interesse. La sostituzione dell’alimentazione esclusiva a base di latte si chiama invece svezzamento.

Corretta alimentazione bambini età scolare

Una corretta alimentazione per bambini in età scolare deve prevedere quantità adeguate di tutti i principi nutritivi fondamentali. In generale possiamo affermare che l’esempio dieta bambini ideale, a questa età, si basa su un apporto di proteine intorno al 10-15%, 30% di grassi e carboidrati per il 55-60%.

Nello specifico, per quanto riguarda le calorie, è bene seguire questo schema:

  1. Sei anni di età: 1640 Kcal al giorno per i maschi, 1520 per le femmine;
  2. Sette anni di età: 1750 Kcal al giorno per i maschi, 1620 per le femmine;
  3. Otto anni di età: 1870 Kca al/giorno per i maschi, 1720 per le femmine;
  4. Nove anni di età: 2000 Kca al giorno per i maschi, 1840 per le femmine;
  5. Dieci anni di età: 2300 Kcal al giorno per i maschi, 12090 per le femmine;
  6. Undici anni di età: 2440 Kcal al giorno per i maschi, 2210 per le femmine.

Consigli per il menu settimanale bambini 10 anni circa? I primi piatti vanno bene tutti i giorni a pranzo e a cena, magari alternati tra asciutti e in brodo, per secondo bene carni o affettati magri o pesce tra le 3 e le 5 volte a settimana ciascuno, ma anche uova, legumi e formaggi un paio di volte a settimana. Tutti i giorni a pranzo e cena verdure e frutta di stagione preferibilmente durante gli spuntini.

LEGGI ANCHE – App per bere acqua: ecco le migliori da scaricare assolutamente.

Studi sull’alimentazione a Latina e non solo

Siamo quasi giunti alla fine della nostra guida sull’alimentazione per bambini. Ma prima di concludere, vogliamo suggerirti i migliori studi da fare se vuoi diventare un esperto del settore o cimentarti nel campo della ristorazione.

In questo ambito Unicusano rappresenta un’eccellenza, erogando, tra gli altri, i seguenti corsi:

  1. Diritto della sicurezza alimentare;
  2. Nutrizione clinica;
  3. Management agroalimentare;
  4. Alimentazione vegetariana-vegan;
  5. Nutrizione nel fitness e nel recupero funzionale dell’atleta.

Inoltre, se sei un genitore, appezzerai particolarmente la modalità FAD ed e-learning. In questo modo non avrai obbligo di frequenta fisica in aula, ma potrai seguire le lezioni direttamente online da dove vuoi e nel momento della giornata che meglio si sposa con le tue esigenze familiari o lavorative.

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Sommario tesi di laurea: che cos’è e come si scrive

Sei alla ricerca di informazioni su come realizzare un sommario tesi di laurea?

Se il tanto agognato momento della laurea si avvicina, non hai molto tempo da perdere. Ma non preoccuparti: in questo articolo troverai tutte le informazioni utili che ti servono per realizzare un sommario e un indice tesi come si deve.

Partiremo innanzitutto dalla differenza che esiste tra sommario e indice. Andando a vedere anche più in generale come queste parti fondamentali del documento finale di laurea vanno ad incastonarsi all’interno dell’elaborato complessivo.

Entrando poi nel merito di come si realizza un indice tesi di laurea triennale, specialistica o altro. Tesi sperimentale o compilativa che sia.

Hai voglia di saperne di più? Allora non perdiamo tempo e andiamo subito a vedere tutto ciò che c’è da sapere riguardo il sommario tesi di laurea.

Come scrivere una tesi: indice e sommario

Nei paragrafi che seguono, andremo dunque a capire non solo cos’è un sommario tesi di laurea, ma anche come realizzarlo e renderlo coerente con il resto dell’elaborato. A partire dalle definizioni e i distinguo, fino all’esempio indice tesi vero e proprio.

Sommario: significato e differenza con l’indice

Generalmente i termini indice e sommario tesi vengono confusi tra loro. Questo è dovuto al fatto che sicuramente presentano delle analogie evidenti, anche se in verità può trattarsi di sezioni ben distinte.

In generale, possiamo affermare che per indice si intende un elenco ordinato e numerato delle varie parti di cui è composto un libro. Ecco perché è fondamentale che, nell’impaginazione, esso venga collocato all’inizio, in modo che da lì si possa poi andare a cercare, all’interno del testo, la pagina del capitolo che interessa. Il sommario, invece, è un breve riassunto o indice argomenti trattati in un libro o in una rivista. Motivo per il quale esso può essere posto alla fine del libro o di un singolo capitolo.

Per essere ancora più precisi, citiamo la definizione di Indice che compare sul vocabolario Treccani. Nella quale, leggiamo:

«Nei libri, elenco dei titoli che distinguono le varie parti in cui l’opera è suddivisa o dei titoli dei brani, dei componimenti poetici che vi sono raccolti, talora soltanto della numerazione progressiva dei capitoli, disposti nell’ordine di successione con indicata a lato la pagina in cui si trovano».

E per par condicio, ecco anche la definizione di Sommario, tratta dalla medesima fonte:

«Brevissimo riassunto, in forma di indice o anche di esposizione compendiosa, degli argomenti trattati in un’opera, in una rivista o periodico, in un articolo, in un capitolo, per lo più messo in principio dell’opera o della parte che interessa, meno spesso in fine, talvolta anche in margine al testo».

Altra cosa ancora è l’abstract, che è un riassunto chiaro e preciso del lavoro svolto e del contenuto della tua tesi.

Indice tesi di laurea: esempio

Adesso hai più chiaro cos’è un sommario tesi di laurea e la differenza con l’indice?

Allora devi anche sapere che solitamente ad essere più richiesto in una tesi è l’indice vero e proprio. A scanso di equivoci, dunque, è sempre opportuno concordare e chiarire con il tuo relatore la struttura esatta di cui dotare il tuo lavoro.

A questo punto, ti starai probabilmente chiedendo: ma come scrivere e ordinare concretamente questo indice?

Iniziamo col cercare di individuare dove posizionarlo. Come detto, l’ideale è all’inizio. Questo perché, seppur in alcuni casi (specialmente in caso di indice tesi sperimentale) si pensa sia meglio posizionarlo alla fine del documento. Una tale soluzione, però, in genere è sconsigliata in quanto scorretta, perché non aiuta il lettore ad orientarsi nella lettura, che è il motivo principale per cui esiste l’indice.

Motivo per il quale è preferibile posizionarlo prima dell’introduzione tesi, subito dopo il frontespizio Word (se realizzato con il noto programma di videoscrittura).

Per quanto riguarda lo stile di scrittura vera e propria di un modello indice tesi Word si consiglia di utilizzare lo stile di scrittura “Titolo 1” per distinguere ogni capitolo. Gli eventuali sottoparagrafi all’interno dei capitoli, vanno invece scritti utilizzando (a seconda della profondità della scaletta) utilizzando gli stili “Titolo 2”, “Titolo 3” e via dicendo.

Indice tesi di laurea fac simile

Fatto tesoro di quanto detto e passando alla formattazione, l’esempio da seguire per redigere il sommario tesi di laurea perfetto, o meglio l’indice, è il seguente:

Capitolo I Titolo capitolo (pag. 3)

1.1. Titolo primo paragrafo (pag. 5)

1.2. Titolo secondo paragrafo (pag. 10)

1.2.1. Titolo primo sotto-paragrafo (pag. 13)

Capitolo II Titolo secondo capitolo (pag. 18)

2.1. Titolo primo paragrafo (pag. 22)

2.1.1 Titolo primo sotto-paragrafo (pag.  26)

2.1.2 Titolo secondo sotto-paragrafo (pag. 30)

2.2. Titolo secondo paragrafo (pag. 38)

Capitolo II Titolo secondo capitolo (pag. 40)

3.1. Titolo primo paragrafo (pag. 43)

3.1.1 Titolo primo sotto-paragrafo (pag.  45)

3.1.2 Titolo secondo sotto-paragrafo (pag. 50)

3.2. Titolo secondo paragrafo (pag. 53).

E con questo si conclude la guida Unicusano su cosa cosa e come si scrivono l’indice e il sommario tesi di laurea. Non ci rimane che augurarti buono studio e attendere le congratulazioni per la discussione del tuo lavoro ed il coronamento dei tuoi studi.

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Migliori servizi cloud: ecco quali sono

Stai cercando i migliori servizi cloud per archiviare o la condividere i tuoi dati in maniera funzionale e sicura?

Allora stai leggendo l’articolo giusto. In questa guida, infatti, ti consiglieremo i migliori spazi per il salvataggio online delle tue risorse informatiche. Strumenti utili come app utili per studenti disorganizzati, perché non tutto può stare nella memoria procedurale mentale umana.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo e andiamo subito a scoprire quali sono i migliori spazi cloud per le tue esigenze.

Tutto quello che devi sapere sul cloud computing

Abbiamo selezionato e recensito per te i migliori servizi cloud disponibili sul web. Nei prossimi paragrafi capiremo meglio di cosa si tratta, quali sono e in cosa possono aiutarti. Buona lettura.

Servizi cloud cosa sono

Prima di andare a vedere quali sono i migliori servizi cloud, occorre fare un piccolo passo indietro, ma doveroso, per capire bene di cosa stiamo parlando.

La chiave di tutto è il cosiddetto Cloud Computing, che l’enciclopedia Treccani descrive così:

«Letteralmente “nuvola informatica”, termine con cui ci si riferisce alla tecnologia che permette di elaborare e archiviare dati in rete. In altre parole, attraverso internet il cloud computing consente l’accesso ad applicazioni e dati memorizzati su un hardware remoto invece che sulla workstation locale. Per le aziende di grosse dimensioni implica dunque un ingente abbattimento dei costi; non sono più necessari hardware potenti (costosi e soggetti a frequenti manutenzioni), ma basta una macchina in grado di far funzionare l’applicativo d’accesso alla “nuvola”. Non mancano però le perplessità; da un lato i file sono accessibili solo tramite rete, dall’altro (nonostante le rassicurazioni dei fornitori) si teme per la sicurezza dei dati sensibili. Il cloud computing può mettere a disposizione hardware in remoto (IaaS – Infrastructure as a Service), piattaforme software (PaaS – Platform as a Service) o software in remoto (SaaS – Software as a Service)».

Chiaro no? Specificato questo, non ci rimane che passare ad analizzare i migliori cloud disponibili.

Servizi Cloud a confronto

Nei prossimi paragrafi prenderemo in esame i migliori servizi cloud, ovvero:

  1. Google Drive
  2. OneDrive
  3. Dropbox
  4. iCluod online

Probabilmente ne avrai già sentito parlare, anche perché sono prodotti dei principali colossi del web. Ma andiamo a conoscerli meglio, approfondendo lo spazio che mettono a disposizione e quali sono le tariffe più convenienti per privati e aziende. Non perderteli.

Google drive cloud

Tra i migliori servizi cloud è probabilmente il più famoso ed utilizzato, essendo un figlio di Google. La versione base mette a disposizione in maniera completamente gratuita 15 GB di spazio cloud.

Quello che forse non molti sanno, è la possibilità di abbonarsi anche a diversi piani Premium. Si va dai 100 GB di spazio online al costo di 1,99 euro al mese fino a 10 TB al prezzo di 99 euro al mese. Una soluzione davvero funzionale per ogni tipo di esigenza. Compresi strumenti per consentire backup online gratis e sincronizzazione scaricabile sul tuo PC.

Google Drive è disponibile anche come applicazione mobile per Android e iOS.

OneDrive: cos’è

E dopo Google, ti presentiamo anche il servizio storage online di casa Microsoft: OneDrive.

Lo spazio d’archiviazione garantito nella versione free cloud è di 5 GB. Tra le possibilità a pagamento, invece, troviamo la versione Premium a partire da 7 euro mensili (oppure 65 euro l’anno) per 1 TB di spazio d’archiviazione, ma anche 5 TB a 10 euro mensili (o 99 euro l’anno).

Molto interessante anche l’abbonamento da 50 GB al costo di soli 2 euro mensili.

Inoltre, gli abbonamenti a OneDrive danno accesso alla suite Microsoft Office completa, da Word ad Excel, passando per Powert Point e One Note, su PC e Mac. E per il mobile? Disponibile l’app gratuita scaricabile su dispositivi Android, iOS e Windows Phone.

Dropbox online

Un altro dei migliori servizi cloud, anche se offre “soltanto” 2 GB di spazio gratuito. Molto ampia invece la scelta delle versioni a pagamento. Tra le più gettonate quella Plus da 1 TB di spazio in cloud, che offre due tipologie di fatturazione: 9,99 euro mensili oppure 99,99 euro per un intero anno. Niente male.

Ma non è tutto. Anzi, forse le versioni più interessanti sono quelle business per aziende. Di queste, la tipologia standard prevede 2 TB di spazio al costo di 60 euro al mese (o 600 euro all’anno). Poi c’è la formula Advanced, in cui lo spazio di archiviazione diventa illimitato e il prezzo è fissato a 90 euro mensili (900 annuali) per un team fino a cinque persone. E, infine, l’abbonamento Enterprise, completamente illimitata e per la quale occorre contattare il supporto clienti per informazioni sui vari prezzi, essendo un servizio su misura.

Anche Dropbox, inoltre, è disponibile come app gratuita per dispositivi mobili Android e iOS.

iCluod Drive

Concludiamo la nostra guida con il cloud storage di casa Apple.

Gli abbonamenti di quest’ultimo tra i migliori servizi cloud offrono la possibilità di utilizzare 50 GB di spazio al costo di 0,99 mensili, 200 GB di a 2,99 euro al mese o 2 TB al prezzo di 9,99 euro al mese.

Trattandosi di un servizio pensato per gli utenti Apple, esso è disponibile sia per iOS che per MacOS e PC Windows, ma non per Android.

E con questo volge al termina la nostra guida sui migliori servizi cloud. Non ti rimane che scegliere quello più utile alle tue necessità di spazio e budget.

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Metodo induttivo e deduttivo: definizione e caratteristiche

Conosci la differenza tra metodo induttivo e deduttivo?

Specialmente sei uno studente, o meglio ancora un ricercatore, faresti bene a conoscerla, perché potrebbe darti una grossa mano. Per scrivere un progetto di ricerca oppure una tesi sperimentale.

Ma si tratta di nozioni che possono facilitarti anche nel mondo delle professioni o nella vita in generale in diverse situazioni. Possono tornare utili per redigere una relazione tecnica illustrativa o semplicemente per risolvere un rompicapo.

Insomma: i campi di applicazioni sono tanti, dal metodo induttivo e deduttivo nello sport all’insegnamento, dall’economia politica alla geometria, e non si possono racchiudere tutti in un solo paragrafo. Per questo abbiamo deciso di dedicare un’intera guida a questo tema.

Curioso di saperne di più? Allora non perdiamo tempo e andiamo subito al punto. Buona lettura.

Ragionamento induttivo e deduttivo: metodi a confronto

Come saprai o avrai capito, esistono due tipi di ragionamento. Metodo deduttivo e induttivo rappresentano approcci contrapposti ad un problema e alla sua risoluzione. Uno procede dall’universale al particolare e l’altro viceversa. Andiamo a scoprirli più nel dettaglio nei paragrafi che seguono.

Ragionamento deduttivo

Il metodo deduttivo, dunque, altro non è che quello che procede per deduzione.

Sul vocabolario Treccani, alla voce deduzione significato, si legge quanto segue.

«L’atto o il processo tramite il quale si perviene a una conclusione mediante ragionamento. In particolare:

  1. In filosofia e in matematica, il processo logico nel quale, date certe premesse e certe regole che ne garantiscono la correttezza, una conclusione consegue come logicamente necessaria: in questo senso sono forme di deduzione il sillogismo e la dimostrazione matematica; Generalmente usato in contrapposizione a induzione, il termine è anche definito (impropriamente, per taluno) come il ragionamento che giunge a proposizioni particolari partendo da proposizioni generali.
  2. In logica matematica, l’operazione (detta anche derivazione o dimostrazione) con la quale, in un sistema deduttivo, si ottiene una certa espressione da un dato assioma attraverso un numero finito di altre espressioni, tutte facenti parte dello stesso sistema.

La proposizione stessa dedotta, la verità o il giudizio che si deduce da una proposizione più generale o che si desume da un complesso di dati».

Non a caso, il termine significa letteralmente “condurre da”, dal latino “de” (da) e “ducere” (condurre) e in alcune circostanze viene chiamato anche metodo ipotetico deduttivo. Inoltre è conosciuto anche come aristotelico.

Ragionamento induttivo

Il metodo induttivo, invece, deriva dal latino in-ducere, cioè letteralmente “portar dentro”.

Facendo ancora riferimento alla definizione Treccani, ecco cosa troviamo alla voce induzione (o induttivo significato).

«Procedimento logico, opposto a quello della deduzione, per cui dall’osservazione di casi particolari si sale ad affermazioni universali (o, nella statistica, alla formulazione delle regolarità statistiche): ragionareargomentaredimostrare per induzione.

Nelle scienze sperimentali, induzione empirica o incompleta, l’enunciazione di una legge valida in generale soltanto sulla base di una successione finita di osservazioni, nel presupposto che siano validi certi caratteri di regolarità nel fenomeno studiato».

In sintesi, possiamo dunque affermare che si tratta un procedimento che partendo da singoli casi particolari cerca di stabilire una legge universale.

Altra cosa è l’induzione psicologica, ovvero l’atto di agire con la persuasione o in altro modo sulla volontà di una persona, spingendola a compiere determinati atti.

Per quanto riguarda invece il metodo induttivo in matematica esso non ha alcun valore dimostrativo, ma al più può suggerire direzioni di ricerca o congetture che comunque dovranno essere dimostrate per via deduttiva.

Il metodo induttivo-sperimentale di Galileo

Metodi e ragionamenti contrapposti dunque, ma non per forza esclusivi. Ne è la dimostrazione Galileo Galilei. Egli infatti, vissuto tra il 1564 e il 1642, continuò ad utilizzare il metodo deduttivo aristotelico accanto al nuovo metodo induttivo-sperimentale.

Come? Semplicemente distinguendo tra una prima fase, nella quale ricavare induttivamente la legge, e un secondo momento nel quale ricavare da essa, deduttivamente, tutte le possibili conseguenze.

Volendo essere ancora più specifici, secondo il metodo induttivo e deduttivo Galileo, per giungere ad una legge fisica bisogna passare per quattro passaggi:

  1. Osservazione del fenomeno
  2. Ipotesi interpretativa
  3. Deduzioni
  4. Esperimento

Da qui si evince l’utilizzo di un metodo induttivo nelle prime due fasi e deduttivo nelle restanti due.

Et voilà: quello proposto da Galilei è in realtà un procedimento induttivo-deduttivo allo stesso tempo e in maniera complementare.

Metodo induttivo: insegnamento

Andiamo adesso ad analizzare la differenza del metodo induttivo e deduttivo nell’insegnamento. Utili anche per l’apprendimento nelle scuole calcio o nello sport in generale.

Iniziamo con il percorso deduttivo, che è particolarmente indicato per l’insegnamento a neofiti o adulti con esperienza. Esso è molto comprensibile nella parte iniziale e favorisce l’apprendimento dei concetti nelle fasi successive nel lungo termine. Le fasi principali che lo contraddistinguono sono quattro:

  1. Esaminare un caso particolare o una situazione specifica;
  2. Coinvolgere i partecipanti nelle riflessioni;
  3. Illustrare i concetti più generali;
  4. Trarre le conseguenze.

Ma andiamo a conoscere, nel prossimo paragrafo, anche l’applicazione dell’altro metodo in questo delicato settore.

Il metodo deduttivo nella didattica

ragionamento deduttivoIl percorso deduttivo nell’insegnamento si basa su lezioni brevi e sulla formulazione di definizioni esposte attraverso un linguaggio tecnico. Essa potrebbe risultare inizialmente poco comprensibile e tendere a infondere noia e stanchezza in un pubblico adulto. Si tratta dunque di una formazione più adatta ad addetti ai lavori o a giovani con poca esperienza, ma buona elasticità mentale e quindi spiccata logica deduttiva.

Anche questo tipo di percorso didattico si sviluppa su quattro fasi fondamentali, che consistono nell’illustrare:

  1. La premessa e le ipotesi che stanno alla base del percorso;
  2. I principi generali su cui si basa la parte teorica;
  3. Gli argomenti teorici;
  4. Le conseguenze pratiche con esempi concreti.

Deduzione e induzione nell’economia politica

A questo punto è opportuno distinguere anche tra metodo induttivo e deduttivo in economia politica.

Come ormai sappiamo, con il metodo deduttivo si parte da un’ipotesi generale per giungere, attraverso deduzioni logiche, a formulare una legge. Questo vale anche nel campo della politica economica.

Se ad esempio vuoi scoprire le conseguenze sull’acquisto di un determinato prodotto al variare del reddito pro-capite, puoi:

  1. Ipotizzare che il consumo dei beni aumenti con l’aumento del reddito pro-capite;
  2. Essendo il prodotto un bene, dedurre che il suo acquisto aumenta all’aumentare del reddito pro-capite;
  3. Formulare una legge economica attraverso la serie di deduzioni logiche che ti hanno portano da un’affermazione generale ad una particolare.

Se invece utilizzassi il metodo induttivo partiresti dallo studio della realtà, analizzando un elevato numero di casi, verificando il comportamento di un campione di consumatori elaborandone una statistica e verificando un’effettiva relazione tra le due variabili.

In poche parole arriveresti ad una conclusione di carattere generale partendo dall’esame del particolare, non basandoti sulla logica mentale ma sullo studio dei fenomeni economici.

Ovviamente ogni situazione, in base anche alla propria complessità,va approcciata con un sistema piuttosto che con l’altro.

E con questo si conclude la guida Unicusano sul metodo induttivo e deduttivo, adesso sarai certamente in grado di applicare la prassi migliore per affrontare risolvere ogni tipo di problematica: dalle scienze all’insegnamento, dallo sport all’economia. Oppure puoi fare come Galileo Galilei e inventarti il tuo metodo ibrido su misura. L’importante è non tirarsi mai indietro e trovare sempre la soluzione migliore.

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Poeti americani: 10 personalità da leggere assolutamente

Stai cercando poeti americani da leggere? 

Se sei un’amante della lettura in versi e rime, appassionato della cultura d’oltreoceano, stai leggendo l’articolo giusto.

In questa guida, infatti, ti condurremo al cuore della letteratura americana, alla scoperta degli scrittori famosi ed emergenti del panorama a stelle e strisce.

Gli autori americani che hanno scritto le più belle poesie d’amore, le frasi famose sul lavoro più citate, i libri e le raccolte più affascinanti nella storia della narrativa americana.

Insomma, non ci faremo mancare proprio nulla. Se sei curioso di saperne di più, non perderti i prossimi paragrafi, perché andremo a conoscere uno per uno i maggiori autori moderni, i poeti americani contemporanei e gli scrittori emergenti made in U.S.A.

Storia e identikit del poeta americano famoso

Quando parliamo di storia dei poeti americani, facciamo riferimento ad una tradizione letteraria che affonda le proprie radici nel periodo coloniale, ovvero tra il 1607 e il 1810, che attraversa il periodo romantico fino al 1865 e che sfocia nel periodo realista conclusosi intorno al 1950. Fino alla nuova poesia dei giorni nostri. Ispirandoci a questa cesura, abbiamo riservato ad ognuna di queste fasi storiche un paragrafo dedicato. Inoltre abbiamo scelto dieci scrittori americani da leggere assolutamente, in modo da comporre una lista rappresentativa di tutte le epoche.

I poeti dell’America coloniale

La poesia nell’America coloniale si sviluppa principalmente come forma di espressione della fede puritana in New England, in particolare sottoforma di inni e ballate religiose.

Due sono stati i principali poeti americani dell’età coloniale:

  1. Anne Bradstreet, nota come la prima poetessa d’America. «Se non avessimo l’inverno, la primavera non sarebbe così piacevole; se qualche volta non provassimo le avversità, la prosperità non sarebbe così gradita», recita uno dei suoi versi più famosi;
  2. Edward Taylor, pastore e poeta metafisico.

In una poesia rivolta al marito, la puritana Anne Dudley (questo il cognome da nubile della Bradstreet) scrive:

«Ho in pregio l’amor tuo più che miniere d’oro o di tutte le ricchezze che l’Oriente possiede.

L’amor mio è tale che non lo spengono i fiumi, né tu mi devi altra ricompensa che amore».

Per quanto riguarda Taylor, invece, curioso il fatto che in vita non abbia mai autorizzato la pubblicazione dei suoi scritti. La maggior parte di esse saranno pubblicate postume. Una parte, addirittura, solo nel 1937, ovvero 208 anni dopo la sua morte. Solo da allora, dunque, possiamo annoverarle tra le poesie americane famose.

Poeti moderni: i romantici

Tra i maggiori poeti americani dell’800 del periodo romantico spicca Edgar Allan Poe, uno degli scrittori statunitensi più influenti della storia, nonché uno dei padri del racconto poliziesco, della letteratura dell’orrore e del giallo psicologico.

La sua formazione e il suo stile si rifanno alla cultura romantica europea e tendono verso una nuova estetica della poesia, distaccata dal moralismo americano. Sostenitore della composizione breve, al centro dei sui scritti ci sono il subconscio e il linguaggio figurato, la morte e il simbolismo minaccioso, ma anche un romanticismo a volte malato e ossessivo.

Non a caso Poe è considerato il capostipite degli scrittori americani famosi alienati, che hanno vissuto una vita di eccessi e in continua lotta con problemi finanziari, di alcolismo e droga, in perenne polemica con pubblico e critica. Ecco come egli stesso descriveva la sua situazione in una lettera dell’11 settembre 1835 inviata a John Pendleton Kennedy, politico e scrittore statunitense nonché uno dei suoi pochi ammiratori:

«Sono in uno stato depressivo spirituale mai fino a ora avvertito. Mi sforzo invano sotto questa malinconia e credetemi, quando Vi dico che malgrado il miglioramento della mia condizione mi vedo sempre miserabile. Consolatemi Voi che lo potete e abbiate di me pietà perché io soffro in questa depressione di spirito che se prolungata, mi rovinerà».

Ma oltre a Poe, altri due poeti americani hanno segnato la storia dell’Ottocento, a cavallo tra il periodo romantico e quello realista:

  1. Emily Dickinson. Considerata dai più come la migliore poetessa americana, in particolare per la lirica. Precorritrice di gusti più moderni, autrice dal linguaggio semplice e brillante e innamorata della natura;
  2. Walt Whitman. Un altro poeta americano fuori dagli schemi, ma molto legato alle cose familiari e per la sua terra.

Poeti contemporanei: il periodo realista

poeti moderniEd eccoci giunti al XX secolo. Fin qui abbiamo già svelato metà dei dieci nomi di personalità da leggere assolutamente. Dopo Anne Bradstreet, Edward Taylor, Edgar Allan Poe, Emily Dickinson e Walt Whitman, andremo a conoscere i migliori poeti americani del novecento.

Iniziamo da Francis Scott Fitzgerald: poeta, autore di romanzi e racconti, considerato uno fra i maggiori autori della cosiddetta età del jazz. Fritzgerald iniziò come apprendista scrittore dilettante pubblicando poesie e brevi racconti sul “Newman News”. Difficile da catalogare sotto un genere specifico unico, rappresenta insieme al Premio Pulitzer 1953 Ernest Hemingway i poetai della generazione perduta del dopoguerra.

Proprio Hemingway è il settimo nome della nostra top ten, ma non certo per ordine di importanza. Si tratta infatti di uno dei poeti americani più grandi di sempre, vincitore anche del Premio Nobel per la letteratura nel 1954.

Ma per completano la nostra carrellata di poeti famosi del 900 mancano ancora un poeta contro l’usura che ha trascorso la maggior parte della sua vita in Italia e un Charles poeta e saggista americano davvero “dannato”. Siamo parlando di:

  1. Ezra Pound. Strenuo sostenitore che la figura del poeta non debba estraniarsi dall’osservazione della realtà e del tempo in cui vive, non si sottrae dall’intervenire nel conflitto tra economia e finanza, dedicando larga parte delle sue poesie alla riflessione sul tema;
  2. Charles Bukowsi. Considerato uno dei massimi esponenti del realismo sporco, è autore di migliaia di poesie ispirate al suo rapporto con l’alcol, la promiscuità sessuale e le sue difficili relazioni con gli altri.

Con loro siamo giunti a quota nove poeti americani da non perdere. A questo punto manca solo la ciliegina sulla torta. Scopriamola nell’ultimo paragrafo.

Poeti emergenti americani

Non solo poeti famosi che hanno fatto la storia, ma anche nuovi poeti americani. Per quest’ultima categoria abbiamo scelto Louise Glück, vincitrice del prestigioso premio letterario National Book Award nel 2014.

Per chiuedere, abbiamo pensato di citarti una delle poesie d’amore americane più belle degli ultimi tempi. Scritta proprio dalla Glück. Il suo titolo è “Legge non scritta”. Eccola:

«Interessante come ci innamoriamo:
nel mio caso, in modo assoluto.
In modo assoluto e, ahimè, spesso –
così era nella mia gioventù.
E sempre con uomini piuttosto giovanili –
immaturi, imbronciati, o che prendono timidamente a calci foglie morte:
alla maniera di Balanchine.
Né li vedevo come ripetizioni della stessa cosa.
Io, con il mio inflessibile platonismo,
il mio fiero vedere solo una cosa alla volta:
ho decretato contro l’articolo indefinito.
Eppure, gli errori della mia gioventù
mi rendevano senza speranza, perché si ripetevano
come è di solito vero.
Ma in te sentii qualcosa oltre l’archetipo –
una vera espansività, un’esuberanza e amore della terra
profondamente estranei alla mia natura. A mio merito,
benedissi la mia buona fortuna per te.
La benedissi in modo assoluto, alla maniera di quegli anni.
E tu nella tua saggezza e crudeltà
mi hai gradualmente insegnato l’assenza di senso di quel termine».

Tratta da Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006), trad. it. E. Biagini.

E con questo si conclude la nostra guida sui poeti americani dall’età coloniale ad oggi. Non ci rimane che augurarti buona lettura.

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Relazione tecnica illustrativa: che cos’è e come si scrive

Stai cercando informazioni su cos’è una relazione tecnica illustrativa o come realizzarla?

Innanzitutto devi sapere che è una parte fondamentale di come scrivere un progetto. Ma anche che ne avrai spesso a che fare nei tuoi studi e nella tua carriera lavorativa, specialmente in determinati settori.

Si tratta di documentazioni delicate e complesse, ma per capire come fare a produrle non servono libri di fantascienza, basta leggere questo articolo per saperne di più.

In questa guida, infatti, ti spiegheremo proprio come scrivere una relazione tecnica completa, con un focus sulla parte illustrativa.

Pronto ad entrare nel merito? Molto bene, allora non perdiamo tempo e iniziamo subito. Buona lettura e buona relazione.

Relazione di un progetto: parte tecnica e illustrativa

Cosa si intende per relazione illustrativa progetto e relazione tecnica? E come cambiano da un progetto preliminare a uno definitivo? Andiamo a scoprirlo insieme nei prossimi paragrafi.

Relazione progettuale: preliminare e definitiva

Per comprendere bene cosa prevede una relazione tecnica illustrativa, bisogna sapere innanzitutto cos’è un progetto. E, di conseguenza, la differenza tra un progetto preliminare e uno definitivo.

Secondo la normativa vigente in Italia, un progetto preliminare è quell’elaborato che equivale al primo livello di definizione e stesura di un progetto.

In base all’articolo 18, comma 1, del DPR 554/99, esso:

«Stabilisce i profili e le caratteristiche più significative degli elaborati dei successivi livelli di progettazione».

I documenti e gli elementi principali, di cui comunemente si compone un progetto preliminare, sono 7:

  1. Relazione illustrativa;
  2. Relazione tecnica;
  3. Studio di pre-fattibilità ambientale;
  4. Indagini geologiche, idrogeologiche ed archeologiche preliminari;
  5. Planimetria generale e schemi grafici;
  6. Indicazioni e disposizioni per la stesura dei piani di sicurezza;
  7. Calcolo sommario della spesa.

Quando parliamo di progetto definitivo, invece, facciamo riferimento alla seconda fase in cui è generalmente suddivisa la stesura di un progetto, in particolare per quanto riguarda le relazioni progetti architettura e ingegneria civile, ma non solo.

Come specificato dall’articolo 24 comma 1 del DPR 207/2010, il progetto definitivo viene:

«Redatto sulla base delle indicazioni del progetto preliminare approvato e di quanto emerso in sede di eventuale conferenza dei servizi, contiene tutti gli elementi necessari ai fini dei necessari titoli abilitativi, dell’accertamento di conformità urbanistica o di altro atto equivalente».

Ma andiamo con ordine, circa ciò che ci interessa maggiormente ai fini di questo articolo. Alla luce di quanto detto, il primo argomento che tratteremo è: cos’è una relazione illustrativa di un progetto preliminare?

Relazione illustrativa progetto preliminare

In un progetto preliminare, la relazione illustrativa è quel documento che contiene:

  1. Descrizione dell’intervento;
  2. Illustrazione delle problematiche inerenti il contesto interessato dall’intervento, facendo riferimento alle possibili soluzioni e proposte;
  3. Esposizione della fattibilità dell’intervento in relazione ad eventuali vincoli di natura storica, culturale, artistica, archeologica o paesaggistica. Comprensiva di indagini geologiche, geotecniche, idrogeologiche, idrauliche e sismiche effettuate;
  4. Accertamento della disponibilità circa le aree gli immobili da utilizzare ed eventuali modalità e oneri di acquisizione;
  5. Riferimenti per la successiva redazione di un progetto definitivo;
  6. Cronoprogramma delle diverse fasi progettuali, della realizzazione e del collaudo;
  7. In che modo viene garantito l’utilizzo dei servizi preesistenti;
  8. Indicazioni sulle circostanze non risultanti dai disegni che influenzano il progetto;
  9. Aspetti funzionali delle parti di cui si compone il progetto;
  10. Sintesi delle spese, delle forme e delle fonti di finanziamento.

Questi elementi possono riguardare, ad esempio, una relazione tecnica illustrativa ristrutturazione, un progetto architettonico, un edificio residenziale per civile abitazione o un progetto casa unifamiliare, finanche le grandi opere.

Come fare una relazione tecnica

relazione tecnica progettoLa relazione tecnica di un progetto serve a spiegare in maniera dettagliata e completa come realizzare una determinata procedura. Essa può fare dunque riferimento agli studi di prima approssimazione e ai requisiti tecnici di base che caratterizzano un intervento.

Nello specifico, se parliamo di una relazione tecnica progetto architettonico, essa serve a descrivere le caratteristiche funzionali dell’opera e ad individuare le principali criticità e le soluzioni da adottare.

Nel caso di relazioni tecniche su impianti, per fare un altro esempio relazione tecnica, esse descrivono il funzionamento complessivo della parte impiantistica del progetto e delle relazioni tra questa e le altre opere civili.

Ma una relazione tecnica illustrativa specialistica può essere anche quella geologica, geotecnica, idrogeologica, idraulica o archeologica e così via.

Generalmente, la struttura di una relazione tecnica progetto comprende quattro parti fondamentali:

  1. Titolo esplicativo dell’argomento trattato;
  2. Introduzione comprensiva di una presentazione generale dell’argomento trattato, eventuali ragioni alla base della scelta del tema, obiettivi del lavoro, fasi e tempi di lavoro, persone coinvolte nel lavoro e loro ruolo;
  3. Corpo del testo che descriva in maniera estremamente chiara tutti i calcoli effettuati con eventuali formule, tabelle di calcolo o grafici;
  4. Conclusioni coerente e concisa che evidenzi possibili sviluppi, progressi e migliorie e benefici che si intende perseguire attraverso la realizzazione del progetto.

Ma andiamo adesso a vedere un fac simile di relazione tecnica illustrativa di un progetto.

Modello relazione tecnica illustrativa: esempi concreti

Ti mostreremo adesso in maniera concreta cosa inserire all’interno di una relazione tecnica illustrativa. Un modello utilizzato da diversi Comuni nell’ambito edilizio e che quindi deve contenere gli elementi descrittivi idonei a consentire la piena comprensione del progetto e la verifica del rispetto delle disposizioni normative, nonché ad illustrare il calcolo delle superfici utili lorde e la verifica degli indici urbanistici.

Nello specifico, i riferimenti che bisogna includere sono:

  1. Descrizione del sito di insediamento. Ovvero caratteri ambientali del sito, spazi pubblici, area urbana e caratteri dell’edificio;
  2. Caratteri urbanistici dell’intervento. Quindi tipo di intervento, destinazioni d’uso, modalità di attuazione, eventuale presenza di strumento urbanistico esecutivo o articolazione in lotti di intervento;
  3. Vincoli, requisiti, condizioni di intervento. Dunque tutto ciò che riguarda caratteri del paesaggio e ai valori scenografici, inserimento dell’opera nel contesto territoriale, opere di urbanizzazione, vincoli, accessibilità, preesistenze fisiche e cantiere;
  4. Caratteri compositivi ed ambientali. Obiettivi formali, spazi pubblici e privati, caratteri esterni dell’edificio;
  5. Caratteri tecnologici. Come i caratteri del paesaggio e ai valori scenografici, l’inserimento dell’opera nel contesto territoriale, le opere di urbanizzazione, i vincoli, l’accessibilità e le preesistenze fisiche;
  6. Estremi delle precedenti pratiche edilizie relative all’immobile consultate per la stesura del progetto. Ad esempio il tipo pratica edilizia, i numeri, le intestazioni o il tipo intervento;
  7. Calcolo e volumi e superfici per l’area d’intervento. Dalle varie superfici al volume della costruzione o del fabbricato, l’indice di permeabilità, numero e tipologia di piani, aree verdi o cortili, densità arborea e arbustiva, porticati, parcheggi, balconi, terrazze, impianti tecnologici, ecc.

Gli studi migliori per districarsi tra le relazioni tecniche

Prima di concludere questo nostro articolo sulla relazione tecnica illustrativa, dedichiamo un ultimo piccolo paragrafo agli studi universitari da fare per specializzarsi in queste tematiche.

La Facoltà maggiormente indicata è senza dubbio quella di Ingegneria. Tra gli indirizzi più utili e interessanti in questo senso, troviamo:

  1. Ingegneria Civile;
  2. Ingegneria Agroindustriale;
  3. Biomedica Industriale;
  4. Gestionale Industriale;
  5. Elettronica Industriale;
  6. Meccanica Industriale;
  7. Magistrale in Ingegneria Elettronica;
  8. Magistrale in Ingegneria Meccanica.

Corsi di laurea che aprono le porte ad alcuni dei master più spendibili nel mercato del lavoro, come Sistemi di gestione aziendale e di impresa, oppure Controllo e manutenzione dei processi industriali. Quest’ultimo, in particolare, si occupa anche di Ufficio Tecnico e Progettazione, installazione e avvio di impianti. Perfetto dunque per l’argomento principe di questo articolo.

E con questo siamo giunti alla conclusione della nostra guida sulla relazione tecnica illustrativa.

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