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Come studiare chimica organica: i 6 consigli da seguire

Sei uno studente universitario e non sai come studiare chimica organica? L’anno accademico è nel vivo, il tempo a disposizione è poco e hai paura di non riuscire a studiare biochimica?

Non preoccuparti, nulla è perduto. In questa guida ti indicheremo 6 consigli utili per studiare chimica e passare l’esame. Non ci credi? Mettici alla prova. 

È alquanto scontato dire che ogni esame universitario abbia le sue difficoltà, ma ci sono degli aspetti che si ritrovano in tutte le materie. Come la concentrazione allo studio, l’impegno e la dedizione, la metodologia adottata.

Quelle appena citate sono prerogative fondamentali per poter raggiungere il tuo obiettivo. Difatti non basta avere una buona memoria per studiare chimica, ma è richiesta concentrazione e applicazione da parte dello studente.

Non spaventarti perché nel corso della nostra guida ti daremo qualche trucchetto su come concentrarti al meglio per lo studio e sulla metodologia da adottare per fissarti meglio le cose. Hai ancora dubbi? Continua a leggere e fugali insieme a noi. 

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Dove trovare libri pdf gratis da leggere

Sei alla ricerca di un sito web da cui poter scaricare libri pdf gratis? Ti piacerebbe poter leggere i libri in pdf ovunque tu voglia, comodamente dal tuo device? E bene da oggi tutto questo è possibile e te lo dimostreremo. Vedrai che leggere e, se vuoi, scaricare libri pdf non è mai stato tanto facile, ti basterà prenderti qualche minuto per leggere tutta la guida. Sei pronto? Partiamo.

Migliaia sono i libri oramai liberi dal diritto d’autore che possono essere letti sul web o scaricati e letti direttamente sul tuo device preferito, comodamente quando e dove vuoi. Fino a qualche anno fa tutto questo era impensabile, ma grazie al sostegno della tecnologia attuale leggere libri pdf gratis non è più un problema. Il grande vantaggio dei libri in pdf è quello di non essere riservati solo a chi possiede un e-reader, ma può essere accessibile a tutti i possessori di pc, iPad o tablet e smartphone. Ovviamente non potrai scaricare gli ultimi libri usciti in libreria, ma stai tranquillo, i testi a tua disposizione sono veramente tanti.

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Studiare online a Latina: le proposte per la tua formazione

Sei alla ricerca di un’Università che possa metterti nelle condizioni di studiare Online a Latina? Moto bene, allora abbiamo una buona notizia per te: sei nel posto giusto.

L’Università Niccolò Cusano, infatti, rappresenta una vera e propria eccellenza in questo campo. E all’interno di questa guida, ti spiegheremo per filo e per segno come funziona la formazione da noi erogata. Vedremo quali sono i principali Corsi di Laurea e i Master spendibili maggiormente nel mercato del lavoro, settore per settore. Corsi grazie ai quali potresti laurearti seguendo le lezioni comodamente da casa tua. Senza rinunciare ad un’offerta formativa di alta qualità.

Non a caso scegliere il percorso di studi più appropriato è una scelta molto delicata, sia per la tua vita che per la carriera professionale. Che tu accrescere la tua cultura, allargare i tuoi orizzonti e le tue conoscenze, fare il lavoro al quale ambisci, tutto parte dalla scelta degli studi che porterai avanti. Ecco perché questi devono essere quanto più vicini alle tue passioni o ambizioni.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo e andiamo subito a vedere quali sono le possibilità offerte da Unicusano e perché scegliere di studiare online a Latina può essere decisamente la scelta migliore per coronare le tue ambizioni.

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Come trovare nuovi stimoli? Ecco come recuperare la motivazione

Hai bisogno di scoprire come trovare nuovi stimoli? Non preoccuparti: in questo articolo troverai tanti consigli utili e pratici su come recuperare la motivazione dei tempi migliori.

Partendo dal presupposto che, per farlo, hai bisogno di credere in te stesso, fissare sempre nuovi obiettivi da raggiungere. Come sviluppare un’idea o lanciare un nuovo business. E per fare questo hai bisogno di superare eventuali blocchi mentali.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo ed andiamo subito a cercare di capire dove e come trovare nuovi stimoli.

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Come scrivere una delega: gli aspetti da considerare

Sei alla ricerca di una guida su come scrivere una delega? Allora l’hai trovata.

In questo articolo, infatti, affronteremo proprio questo argomento. Cercando di metterti a disposizione un modello delega versatile che si adatta ad una moltitudine di contesti. O quantomeno di dotarti degli strumenti adatti per realizzare una delega generica o più specifica.

Perché se ci si trova impossibilitati a compiere una determinata attività, delegare diventa di fondamentale importanza. Anche per ottimizzare tempi e risultati: dal ritiro di un pacco all’ufficio postale alla firma di un documento e molto altro. E come saprai, in contesti ufficiali o istituzionali, la delega deve essere scritta secondo forme e standard chiari e accettabili.

Come si fa? Se vuoi saperne di più non preoccuparti, continua a leggere perché te lo spieghiamo noi.

LEGGI ANCHE – Come scrivere un progetto di ricerca: trucchi e consigli utili.

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Le migliori 10 app per pagamenti da telefono

Vuoi conoscere le migliori app per pagamenti da telefono?

Se cerchi un metodo di pagamento comodo, sempre a portata di mano, senza la necessità di avere sempre con te una grande quantità di contanti o carte di credito, sei nel posto giusto.

In questo articolo, infatti, ti sveleremo dieci tra le più interessanti app telefono pensate proprio per risolvere questo problema e che abbiamo testato e recensito per te.

Al giorno d’oggi, infatti, esistono dei software in grado di supportare quotidianamente ogni genere di attività umana. Dalle app per tradurre fino alle app per bere acqua. Figuriamoci se poteva mancare un mezzo di pagamento a portata di smartphone.

Vuoi saperne di più? Molto bene, allora non perdiamo tempo e lanciamo subito alla scoperta delle migliori app per pagamenti telefono.

Applicazioni per pagare con il telefono: tutte le possibilità

Nei paragrafi che seguono conosceremo dunque tutti i dettagli di quelle che rappresentano le migliori soluzioni come app pagamenti telefono. Cercheremo di fornirti dunque diverse valide alternative sia per pagare col cellulare Android che a livello di app per pagare con iPhone. Buona lettura.

LEGGI ANCHE – App utili per studenti disorganizzati: dal Mobile all’e-learning.

Satispay

Satispay è un app pagamenti telefono utilizzabile da dispositivi Android, iOs e Windows Phone, sia come sistema di pagamento che ti permette di acquistare nei negozi convenzionati, fisici e online, effettuare ricariche telefoniche e trasferire denaro in modo completamente gratuito e sicuro.

Tra le funzionalità principali, infatti, è possibile usufruire dei seguenti servizi:

  1. Pagare nei negozi;
  2. Scambiare denaro con i tuoi amici;
  3. Effettuare pagamenti online;
  4. Pagare un bollettino;
  5. Pagare bollettini della Pubblica Amministrazione ;
  6. Effettuare una ricarica telefonica;
  7. Creare un “salvadanaio digitale” per risparmiare;
  8. Pagare il Bollo dell’auto o della moto;
  9. Fare una donazione ad una no profit;
  10. Fare un regalo attraverso una busta virtuale da inviare in un giorno prestabilito;
  11. Tracciare i tuoi movimenti di denaro.

Insomma: non manca praticamente nulla.

Apple Pay

Ed eccoci all’app per pagamenti telefono di casa Apple, disponibile quindi per iPhone, iPad, Apple Watch e Mac. Si tratta di un sistema di pagamento che sfrutta il Wallet (una sorta di portafogli virtuale) e la tecnologia NFC (per mettere in contatto lo smartphone con i POS compatibili) per pagamenti sicuri e veloci.

Con Appe Pay puoi pagare il taxi, una pizza a domicilio o un nuovo paio di scarpe. Se fai acquisti online in Safari, dal tuo iPhone, iPad o Mac, puoi pagare con senza dover creare un account o compilare moduli. E con il Touch ID su MacBook Air e MacBook Pro, basta un tocco per completare gli acquisti in modo veloce, facile e sicuro.

Quando effettui un pagamento, inoltre, Apple Pay utilizza un numero specifico del tuo dispositivo e un codice di transazione univoco, quindi i dati della tua carta non vengono mai memorizzati sul dispositivo o sui server Apple, né condivisi con i commercianti durante l’operazione. Sicurezza garantita quindi.

Paypal Mobile

app telefonoSi tratta, come puoi facilmente immaginare, dell’app per pagamenti telefono sviluppata da Paypal. Consente di inviare denaro sia in Italia che all’estero, ricevere pagamenti, fare acquisti online.

Il suo funzionamento è molto semplice ed intuitivo: basta digitare il numero di cellulare o l’email della persona a cui devi inviare il denaro per portare a termine l’operazione. La transazione è gratuita se si usa il saldo Paypal. Ne caso in cui, invece, volessi utilizzare la carta di credito collegata, verrebbe applicata una tariffa fissa di 0,35€ più una commissione del 3,4%.

Google Pay

Servizio di app per pagamenti telefono che ti consente di gestire le tue carte di credito e di debito direttamente dal tuo Account Google, consentendo di pagare su app e siti web e in tutti i negozi che supportano i pagamenti contactless e su tutte le property Google. Possibile anche pagare con Nfc Paypal.

Con Google Pay puoi pagare in centinaia di app senza bisogno di inserire i dati di pagamento. Basta un tocco per ordinare cibo da asporto, trovare un passaggio o acquistare i biglietti di quel concerto tanto atteso. I tuoi dati di pagamento vengono protetti grazie a più livelli di sicurezza.

Pagare con Smartphone: Fineco app

Se sei in possesso di un conto corrente Fineco, la banca mette a disposizione una app per pagamenti telefono completa per iPhone e Smartphone Android. Essa consente di gestire e consultare il tuo saldo, le tue carte di credito e i tuoi investimenti.

Inoltre, attraverso questo sistema, puoi operare sui principali mercati europei e americani, anche in marginazione long e short, sia intraday che multiday.

Tra le funzionalità principali, per quanto riguarda il Conto e le Carte, troviamo:

  1. Saldo e movimenti dei tuoi conti in euro e Multicurrency;
  2. Grafico in tempo reale del tuo patrimonio totale, suddiviso in totale liquidità e totale portafoglio;
  3. Opzione per nascondere o rendere visibili, automaticamente, i dati del patrimonio;
  4. Bonifici Italia, Bonifici Esteri e Giroconti: disposizione e consultazione;
  5. Carte di pagamento: ultime operazioni, spesa mensile, disponibilità residua, gestione plafond e limiti di spesa;
  6. Ricariche telefoniche e delle carte ricaricabili Fineco;
  7. MaxiPrelievo e MaxiAcquisto;
  8. Pagamento di Bollettini Postali, Bollo Auto, MAV e RAV;
  9. Ricerca Fineco Center e ATM/Filiale Unicredit più vicini;
  10. Cambio valuta.

Nel campo del trading, invece, puoi usufruire di:

  1. Tutti i principali indici e mercati mondiali in real time;
  2. Book a 5 livelli con quotazioni in push;
  3. Operatività su Azioni, Obbligazioni, ETF, CW, Certificates, CFD Fx, Futures, CFD e CFD Logos Time;
  4. Marginazione short e long sia intraday che multiday;
  5. Alert, ordini condizionati, Stop Loss, Take Profit e Trailing Stop;
  6. News, tweet center e calendario economico;
  7. Portafoglio e Monitor ordini;
  8. Gestione liste titoli preferiti;
  9. Motore di ricerca titoli.

Ma Fineco non è l’unica banca che predispone un servizio di questo tipo. Una altro esempio illustre lo trovi non prossimo paragrafo di questa guida.

Intesa Sanpaolo Mobile

Con l’app Intesa Sanpaolo Mobile hai letteralmente il portafoglio nello smartphone. Cosa puoi fare con questa app pagamenti telefono?

  1. Pagare online e nei negozi e scambi denaro con i tuoi contatti rapidamente;
  2. Aggiungere con una foto i tuoi documenti personali e le tue carte fedeltà;
  3. Ricevere offerte e promozioni su misura, per non perderti occasioni di risparmio.

In parole povere hai sempre con te tutte le tue carte fedeltà, per usarle e pagare velocemente. Inoltre puoi accedere comodamente ad eventuali sconti e coupon dei partner della banca. Hai un comodo archivio dei tuoi documenti personali e ti avvisiamo quando scadono.

Pagare con smartphone Huawei

Huawei Pay Wallet è un modo facile e sicuro per effettuare pagamenti con il tuo dispositivo Huawei o Honor. Aggiungi le tue carte bancarie a Huawei Pay per pagare nei negozi con un semplice tocco.

Se il tuo smartphone appartiene alla casa di produzione cinese, puoi fare affidamento su questa app specifica per fare acquisti nei tuoi negozi di alimentari preferiti, boutique di moda, ristoranti e altro ancora.

Jiffy Pay

Jiffy è un app per pagamenti da telefono sicura e veloce. Consente di inviare e ricevere denaro in tempo reale attraverso lo Smartphone.

Attivando Jiffy, tramite la tua banca, associ il tuo numero di cellulare al tuo IBAN. In questo modo puoi inviare denaro selezionando il beneficiario dalla tua rubrica telefonica e riceverlo da coloro che hanno attivato il servizio e pagare attraverso QR Code o avvicinando lo smartphone al POS.

CirclePay

Circle pay è un’altra ottima soluzione per inviare denaro come un SMS in maniera gratuita, istantanea e sicura.

Puoi ad esempio dividere le bollette con i coinquilini, versare la tua quota per un regalo di gruppo o addirittura offrire un drink ai tuoi amici all’estero. Tutto senza preoccupazioni, facilmente e a portata di click. Ma soprattutto in modo sicuro. Il tuo conto viene infatti protetto tramite PIN, autenticazione con impronta digitale e limiti di spesa settimanale personalizzabili.

Si tratta inoltre di un’applicazione che si basa sul protocollo della blockchain, lo stesso che regola la circolazione delle criptovalute.

Mobilepay

Continuiamo la nostra rassegna di app pagamenti telefono con questa piattaforma sviluppata in collaborazione dai principali provider di telefonia mobile. In particolare:

  1. Fastweb
  2. Poste Mobile
  3. Telecom Italia Mobile
  4. 3 Italia
  5. Vodafone
  6. Wind

Si tratta infatti di un applicazione che permette di pagare con il credito telefonico l’acquisto e la vendita di contenuti digitali, come abbonamenti a magazine o quotidiani.

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Come lanciare un nuovo business: gli strumenti per partire

Vorresti lanciare un nuovo business, ma non sai come fare?

Non temere, perché abbiamo una buona notizia per te: sei nel posto giusto. In questo articolo, infatti, analizzeremo quali sono i nuovi lavori sui quali investire fin da subito, come sviluppare un’idea imprenditoriale e quali saranno i lavori emergenti del prossimo futuro. Senza tralasciare di consigliarti quali corsi fare per specializzarti in questo settore. Perché certe cose non vanno lasciate al caso ed è sempre bene studiare e documentarsi a dovere per ottenere il successo sperato.

Nei paragrafi che seguono cercheremo dunque di metterti a disposizione una vera e propria guida in grado di fugare ogni tuo dubbio e di darti le giuste dritte per consentirti di coronare questo tuo sogno e magari costruirti un tuo modello di business come fonte di guadagno.

Cosa ne dici, l’argomento ti appassiona? Allora non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito di come lanciare un nuovo business e in quale settore conviene farlo.

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Quali sono le mansioni del commercialista: ecco cosa fa

Vuoi scoprire quali sono le mansioni del commercialista e perché questa figura è così importante?

Allora ecco una buona notizia per te: ti trovi nel posto giusto. In questo articolo, infatti, ti guideremo nella comprensione di cosa fa il commercialista, approfondendone compiti, e mansioni, contestualizzando gli ambiti di intervento e quale può essere il miglior percorso di studi per intraprendere questa carriera professionale, svolgere uno stage e apprendistato.

Il dottore commercialista, infatti, è un professionista con una laurea in economia, discipline aziendali, fiscali o finanziarie. Esso deve avere competenze specifiche nell’ambito della ragioneria, della contabilità, del fisco e anche del diritto tributario, commerciale o del lavoro. Non a caso, per diventare commercialista è necessario superare uno specifico esame per accedere, potendosi poi iscrivere, all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.

Fatte queste premesse, non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito della questione, andando ad approfondire chi è e quali sono le mansioni del commercialista. Buona lettura.

Compiti del commercialista: tutto quello che bisogna sapere

Nei paragrafi che seguono, scopriremo meglio chi è il commercialista e cosa fa. Dedicando un focus particolare su sul rapporto di collaborazione tra commercialista e imprenditore, ma anche su cosa studiare per arrivare a svolgere il lavoro da commercialista.

LEGGI ANCHE – Frasi famose sul lavoro: le più belle citazioni di sempre

Differenza tra commercialista, ragioniere ed esperto contabile

compiti del commercialistaCome abbiamo già detto, il commercialista è un professionista, fornito laureato in economia e commercio (il cui titolo è perciò, più esattamente, dottore commercialista), che ha conseguito la relativa abilitazione professionale e l’iscrizione nell’apposito albo del Consiglio dell’ordine, al quale è per legge riconosciuta competenza tecnica nelle materie commerciali, economiche, finanziarie, tributarie e di ragioneria.

A tutto ciò, possiamo aggiungere, come riportato da Wikipedia, che a sua volta cita autorevoli fonti, che:

«Un dottore commercialista ha competenze affini a quelle di un ragioniere commercialista e un esperto contabile, ma mentre a questi ultimi basta una laurea breve, il primo dispone di una laurea magistrale, in economia politica (Economia e commercio in Italia) oppure in economia aziendale.

Il dottore commercialista, il ragioniere commercialista e l’esperto contabile, hanno superato un apposito esame di abilitazione dopo un periodo di tirocinio, per l’esercizio della libera professione».

Ed ecco una prima distinzione tra mansioni commercialista, ragioniere ed esperto contabile. Ma oltre a quanto già detto, inoltre, sono attività esclusive del dottore commercialista:

  1. Amministrazione e la liquidazione di aziende, di patrimoni e di singoli beni;
  2. Perizie e le consulenze tecniche;
  3. Ispezioni e le revisioni amministrative;
  4. Verifica ed ogni altra indagine in merito all’attendibilità di bilanci, di conti, di scritture e di ogni altro documento contabile delle imprese e di enti pubblici e privati;
  5. Regolamenti e le liquidazioni di avarie;
  6. Funzioni di sindaco e di revisore contabile in società commerciali, enti non commerciali ed enti pubblici.

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora passiamo adesso a scoprire meglio come diventare commercialista.

Cosa studiare per diventare un buon commercialista

Mansioni commercialista, ma non solo. In questo articolo ci occupiamo anche di come acquisire le competenze necessarie per saper e poter svolgere tali attività.

I corsi dell’area economica e giuridica di Unicusano rappresentano una vera e propria eccellenza. Due in particolare, sono le lauree perfettamente attinenti a questo settore:

  1. Laurea triennale in Economia Aziendale e Management. Corso triennale che offre anche sbocchi lavorativi in diversi ambiti professionali. Dall’amministrazione, contabilità e controllo nelle imprese private e pubbliche, alla gestione delle risorse umane o al management nelle imprese;
  2. Laurea Magistrale in Scienze Economiche. Corso specialistico biennale in grado di trasmetterti la preparazione necessaria per intraprendere anche una carriera manageriale, sia nel settore pubblico che in quello privato, ma anche dirigenziale nelle imprese finanziarie e creditizie o di consulenza in ambito economico e finanziario.

Due corsi di laurea perfetti per comprendere le basi delle discipline che formano un ottimo commercialista. Propedeutici all’esame di abilitazione, necessario per entrare a far parte dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

I migliori master per commercialisti

Oltre la laurea, le competenze e le conoscenze per svolgere le mansioni del commercialista possono essere ampliate attraverso alcuni importanti master di settore. Eccone alcuni presenti nella vasta offerta formativa targata Unicusano:

  1. Redazione del bilancio d’esercizio – Regole civilistiche, principi contabili e disciplina fiscale. Master di I livello finalizzato a  infondere una conoscenza esaustiva della disciplina civilistica del Bilancio d’Esercizio, concentrandosi soprattutto sui principi contabili nazionali;
  2. Esperto paghe e contributi. Master finalizzato proprio al consolidamento di competenze e strumenti utili per operare presso nell’ambito di servizi o società di consulenza aziendale e di consulenza del lavoro, ma anche studi professionali e nel mercato delle imprese, nonché presso gli uffici di amministrazione del personale di società industriali;
  3. Pianificazione fiscale e doganale negli scambi con l’estero e per l’internazionalizzazione delle imprese. Master che offre un percorso didattico in grado di fornire una formazione di tipo specialistico per quanto riguarda il diritto doganale e il sistema degli scambi internazionali di merci. Anche alla luce dei requisiti richiesti dal nuovo codice doganale in vigore da maggio 2016.
  4. Economia e diritto dei mercati finanziari. Se vuoi svolgere l’attività di commercialista o simili in ambito bancario, assicurativo o dell’intermediazione finanziaria, ma anche per fondi comuni di investimento o pensionistici, soggetti quotati oppure società di revisione e, perché no, Autorità di Vigilanza, questo è uno Master più spendibili in assoluto per coltivare le tue ambizioni;
  5. Banca e Finanza. Si tratta di un Master di II livello. Mira a formare figure che abbiano le capacità di fronteggiare le trasformazioni che investono il settore bancario e finanziario.

Ma questi sono solo alcuni dei master erogati dalla nostra Università telematica, quelle più in linea con le mansioni del commercialista. Per consultare la lista completa ti consigliamo di visitare l’area didattica del portale Unicusano.it.

Guadagno commercialista

Abbiamo visto quali sono le mansioni del commercialista, cosa studiare per diventarlo e acquisire le competenze necessarie. Ma a questo punto, per chiudere il quadro, manca un ultimo tassello: quanto guadagna un commercialista per lo svolgimento di queste mansioni?

Secondo il rapporto 2017 di FNC, nel 2016 il reddito medio (imponibile IRPEF) di un commercialista è stato pari a 58mila euro. Possiamo dunque dedurre che il guadagna netto mensile può arrivare intorno ai 2.500 euro, ma questo dipende anche dal regime giuridico e fiscale utilizzato dal singolo professionista di turno. Anche se sembra che negli anni successivi il dato sia in calo.

E con questo, la nostra guida su studi, compensi e mansioni commercialista è davvero completa. Adesso avrai un’idea più chiara e saprai giudicare con maggior cognizione di causa com’è il lavoro di commercialista.

Una professione molto impegnativa, per la quale occorre studiare, ma che sicuramente è anche ricca di soddisfazioni. E tu, preferisci essere commercialista o imprenditore?

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Come strutturare un questionario: consigli e info utili

Sei alla ricerca di informazioni su come strutturare un questionario?

Allora abbiamo subito una buona notizia per te: in questo momento ti trovi nel posto giusto. In questo articolo, infatti, parleremo proprio di come creare un test di diverse tipologie, andando ad analizzare più modelli questionario: a risposta multipla, domande aperte o chiuse.

Insomma, ti aiuteremo a sviluppare un’idea, la tua idea, di questionario evitando errori o blocchi mentali che potrebbero impedirti di realizzarlo.

Vuoi saperne di più? Molto bene, allora non perdiamo tempo in chiacchiere ed entriamo subito nel merito del discorso: come strutturare un questionario in maniera intelligente, corretta ed efficace.

Tutto quello che devi sapere per creare questionari

Nei paragrafi che seguono all’interno di questo articolo, vedremo dunque come strutturare un questionario. Un’attività che potrebbe anche sembrare estremamente semplice. Ma, se non viene creato in maniera adeguata, e non vengono individuati i sondaggi da fare corretti, i suoi risultati potrebbero rivelarsi poco attendibili se non addirittura inutili. Scopri perché continuando a leggere quanto abbiamo da suggerirti.

LEGGI ANCHE – Metodo induttivo e deduttivo: definizione e caratteristiche.

Cos’è un questionario

Per poter comprendere a pieno come strutturare un questionario per bene, è necessario fare un piccolo e doveroso passo indietro e partire dalle basi. Occorre cioè intendersi su cos’è davvero un questionario e quale può essere la sua importanza nei diversi campi di applicazione nei quali può rendersi utile.

Per farlo, prendiamo come punto di riferimento iniziale, le definizioni del termine fornita dal vocabolario e dall’enciclopedia Treccani. Nel primo, si legge che:

«In generale, serie di domande che vengono proposte su un determinato argomento, o su più argomenti, e anche il foglio, manoscritto, dattiloscritto o stampato, che le contiene: preparare, redigere un questionario; un questionario semplice, preciso o troppo complesso, poco chiaro.

In particolare, modulo sul quale sono stampate le domande (e vengono scritte poi le risposte) rivolte a un gruppo di persone, o a una più o meno larga collettività, per raccogliere dati, opinioni, informazioni in un’indagine a fini statistici o di studio, in inchieste di vario tipo, in sondaggi di opinione pubblica, in ricerche di mercato, ecc.

I questionari possono essere anche proposti a persone singole, con lo scopo di valutarne, in base alle risposte, le tendenze, le attitudini, le capacità professionali, e simili».

Ancora più precisa e semplice, forse, l’enciclopedia della stessa fonte, che alla voce “questionario” dice:

«Tecnica di rilevazione statistica consistente nella somministrazione di una serie di domande e nella raccolta delle relative risposte su uno o più argomenti specifici.

Le domande possono essere aperte, ossia consentire all’intervistato di esprimere pienamente e in maniera spontanea la sua posizione, oppure chiuse: in questo caso sono accompagnate dall’elenco delle risposte ritenute accettabili dal ricercatore.

Una soluzione intermedia prevede che una risposta diversa da quelle predefinite venga registrata e successivamente postcodificata».

Fatte queste doverose premesse, vediamo adesso perché è così importante capire come strutturare un questionario.

A cosa serve un questionario ben fatto

modelli questionarioAlla luce di quanto visto sopra, puoi intuire che possono esistere diverse tipologie di questionario e, di conseguenza, possibilità su come strutturarli.

In poche parole, quando un’azienda, un ente non profit, una istituzione o un politico hanno bisogno di conoscere le opinioni dei propri clienti, portatori di interesse o elettori, sottoporgli delle domande è il modo migliore per ottenere un feedback valido. È dunque importantissimo sapere come costruire un questionario di valutazione o che possa fungere da indagine di mercato, come ad esempio questionario customer satisfaction, ovvero un questionario soddisfazione cliente.

In base ai risultati che ne conseguono, questi soggetti possono confermare o trasformazione le loro azioni e la loro immagine, le decisioni e le strategie o le posizioni e le proposte politiche da portare avanti. Senza, ci si muove nel buio e si rischia di fare dei grossi errori di valutazione sia di se stessi, che rispetto alle aspettative della gente e al valore da loro percepito del prodotto o dell’iniziativa portata avanti dal band, dall’ente o dal politico.

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora procediamo avanti spediti alla scoperta di come strutturare un questionario.

Introduzione questionario esempio

Prima delle domande vere e proprie, può essere un bene, in base alla situazione e al contesto specifico, predisporre una introduzione ai quesiti che seguiranno.

Due esempi in questo senso possono essere i seguenti:

  1. «Benvenuto nel questionario dell’indagine “Le ricadute occupazionali dei corsi di formazione realizzati in provincia di Latina e finanziati dal Fondo Sociale Europeo (FSE)”. La compilazione del questionario richiede circa 10 minuti. È possibile salvare le risposte e riprendere la compilazione in un momento successivo»;
  2. «Benvenuto sul questionario “I motivi delle scelte scolastiche”. Con questa indagine le Istituzioni Scolastiche intendono approfondire le motivazioni che ti hanno spinto a scegliere la scuola che stai frequentando e quali sono i tuoi orientamenti per i prossimi anni. Sono informazioni importanti, che resteranno anonime e che ci aiuteranno a organizzare il sistema scolastico in modo più adeguato ai desideri e alle aspettative degli studenti che nei prossimi anni dovranno scegliere a quale scuola iscriversi. Ti invito quindi a rispondere con sincerità e completezza alle seguenti domande. Grazie per la collaborazione».

Come puoi notare da questi due esempi, è utile sottolineare quanto tempo si ha a disposizione o è previsto per riuscire a compilare il questionario, nonché le finalità. Inoltre, nel caso il test preveda l’attribuzione di un punteggio, per essere pienamente valido e attendibile, l’introduzione deve indicare chiaramente come i punti vengono assegnati e se e come vengono detratti in caso di rispose errate o saltate. Questo vale, per quanto possibile, anche in merito a come costruire un questionario autovalutativo.

Come creare un questionario online o cartaceo

Giunti a questo punto, non rimane che indicarti alcuni step da seguire in merito a come strutturare un questionario con relativi consigli su come eseguirli al meglio. Eccoli di seguito.

  1. Individua il metodo di stesura. Strutturarla è tecnicamente abbastanza facile anche con strumenti a portata di tutti. Ci riferiamo ad esempio a come costruire un questionario su Word, Excel o magari Power Point;
  2. Inizia a scrivere le domande. Decidi quali informazioni vuoi ottenere dal questionario, elabora domande che ti aiuteranno a ottenere tutte le informazioni necessarie, utilizza domande a scelta multipla per ottenere risposte precise o domande a risposta aperta per richiedere opinioni personali più approfondite, ma preoccupati anche di formulare le domande in modo più chiaro possibile, in modo da evitare fraintendimenti e incorrere in pregiudizi;
  3. Implementa il questionario. Pensa a come sottoporrai il questionario e a chi, progettando o adattando la prima bozza del questionario in considerazione di ciò. Presta attenzione all’ordine e alla forma delle domande, se hanno una logica in senso cronologico o di attinenza è meglio. Stabilisci se offrire incentivi a chi porterà a termine il questionario e testalo prima di somministrarlo all’utente finale con persone di fiducia o collaboratori;
  4. Apporta tutte le correzioni necessarie al questionario. In base a quanto emerso nei passaggi precedenti.

Inoltre, non dimenticare di attrezzarti per analizzare per bene le risposte che riceverai. Altrimenti non riuscirai a capitalizzare i risultati ottenuti.

E con questo, almeno per il momento è tutto. Questa guida Unicusano su come strutturare un questionario adesso è davvero completa ed esaustiva.

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Differenza tra stage e apprendistato: ecco quello che devi sapere

Conosci la differenza tra stage e apprendistato? Vuoi sapere se il tirocinio riduce la durata dell’apprendistato o come gestire stage e giorni festivi?

Se cerchi risposte a questi o altri interrogativi simili, ecco subito una buona notizia per te: sei nel posto giusto. In questo articolo, infatti, sviscereremo proprio questo tema.

Si tratta certamente di un argomento importante, utilissimo se vuoi riuscire a coniugare lavoro e studio. Perché anche se già lavori, conseguire un titolo di studio autorevole non fa mai male. Anche laurearsi tardi, per così dire, può sempre dare una marcia in più. Oppure, se la tua attività primaria è attualmente lo studio, uno stage può essere la soluzione ideale per realizzare ad esempio una tesi sperimentale Giurisprudenza, che dunque richiede una ricerca di osservazione e sperimentazione sul campo.

Ma procediamo per gradi. Se vuoi saperne di più su cos’è l’apprendistato o cosa fa uno stagista continua a leggere questo articolo. Buona lettura.

Stage e apprendistato: tutto quello che devi sapere

Nei paragrafi che seguono, entreremo dunque nel merito della differenza tra stage e apprendistato. Sperando di fugare ogni dubbio che tu possa avere in merito.

LEGGI ANCHE – Frasi famose sul lavoro: le più belle citazioni di sempre.

Differenza tra stage e tirocinio

Per comprendere la differenza tra stage e apprendistato, partiamo dalle basi. Ovvero dalle definizione dei due termini.

Iniziamo con i termini tirocinio e stage. Per poi passare, nel prossimo paragrafo, all’apprendistato. E per farlo citiamo un estratto della definizione fornita da Wikipedia, che a sua volta cita autorevoli fonti del settore.

«Il termine tirocinio, anche stage (in francese), indica un’esperienza presso un ente, pubblico o privato, di durata molto variabile, allo scopo principale di apprendimento e formazione, generalmente finalizzata nell’ingresso del mercato del lavoro».

La stessa fonte, inoltre, precisa anche che:

«Per praticantato si intende il tirocinio obbligatorio per l’accesso a un’abilitazione necessario per esercitare una libera professione. In realtà il praticantato non è un vero e proprio tirocinio, ma una pratica professionale che prevede degli esami di Stato finali per poter esercitare la Libera Professione».

Pertanto, anche se non è detto, è più probabile fare praticantato piuttosto che uno stage a 29 anni o più. I tirocinanti, infatti, sono il più delle volte studenti delle scuole superiori o universitari. Ma anche persone che intendono reinserirsi in un’attività lavorativa, cambiare mestiere, o semplicemente perfezionare o acquisire nuove competenze professionali.

Il Italia il tirocinio è previsto da diversi ordini professionali ed è propedeutico all’abilitazione per l’esercizio delle stesse, e può essere di due tipi:

  1. Tirocinio professionale
  2. Tirocinio formativo

Ed ecco che comincia ad emergere la differenza tra stage e apprendistato. Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora andiamo avanti spediti.

Differenza tra stagista e apprendista

Andiamo adesso a parlare di apprendistato dopo tirocinio formativo. Anche qui procediamo per gradi tornando su Wikipedia, secondo cui:

«Per apprendistato si intende genericamente un periodo di formazione professionale iniziale, durante il quale si apprende un mestiere osservando ed ascoltando persone già esperte, seguendo specifici percorsi di formazione. Può essere anche la condizione per l’assunzione e la stipula di un contratto di lavoro con un datore di lavoro; tale periodo può anche essere obbligatorio, ove previsto dalla legge».

La durata apprendistato dopo tirocinio o esclusivo che sia, è dunque rappresentata dalla durata di tale rapporto.

In base alla legge 24 giugno 1997 n. 196, la durata massima di un tirocinio prevede quattro fasce:

  1. Quattro mesi per gli studenti che frequentano la scuola secondaria;
  2. Sei mesi per i lavoratori inoccupati o disoccupati iscritti nelle liste di mobilità, gli allievi degli istituti professionali di Stato e gli studenti che frequentano attività formative post diploma o post laurea;
  3. Un anno per gli studenti universitari o laureati da non più di dodici mesi, gli studenti che frequentano dottorati di ricerca o scuole di specializzazione anche nei diciotto mesi successivi il termine degli studi, per le persone svantaggiate;
  4. Due anni per i disabili.

Qualora non fosse ancora del tutto chiaro di cosa stiamo parlando, aggiungiamo anche un’altra fonte. Questa volta ci affidandiamo all’autorevole vocabolario Treccani, che alla voce “apprendistato” recita:

«Rapporto di lavoro subordinato di carattere speciale, in base al quale un imprenditore assume nella propria azienda un giovane lavoratore (fino ai 29 anni), allo scopo di fornirgli l’addestramento tecnico necessario ad acquisire una specializzazione, richiedendo come contropartita una prestazione d’opera, che è generalmente anche retribuita».

Cominci a comprendere la differenza tra stage e apprendistato?

Tirocinio e apprendistato: compatibilità, norme e contratti

cos'e apprendistatoL’apprendistato viene regolato nel diritto italiano da un rapporto di lavoro finalizzato alla formazione professionale ed all’inserimento nel mondo del lavoro. Chiamato, appunto, contratto di apprendistato.

Secondo il decreto legislativo n.167 (testo unico dell’apprendistato), si tratta di un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani. Il testo, precisa inoltre che la sua disciplina si rimette ad appositi accordi interconfederali, quindi ai contratti collettivi di lavoro stipulati dalle associazioni rappresentative a livello nazionale dei prestatori e dei datori di lavoro.

Inoltre, è possibile distinguere fra tre diversi contratti di apprendistato:

  1. Per la qualifica professionale;
  2. Di alta formazione e ricerca;
  3. Professionalizzante o “di mestiere”.

Ognuno di essi è regolato dalle singole regioni di appartenenza (e dalle provincie autonome di Trento e Bolzano) e dai contratti collettivi.

Dal punto di vista civilistico, invece, il codice non definisce chiaramente il contratto di tirocinio. Sul punto si rimanda al prospetto aggiornato del Ministero del Lavoro nonché alle normative di riferimento, ovvero la legge n. 196/1997 e il D.L. 142/1998.

Linee guida contratti apprendistato

Prima di concludere la nostra guida sulla differenza tra stage e apprendistato, vediamo i 5 principi le regioni e le province autonome devono seguire nel regolamentare il contratto di apprendistato professionalizzante.

  1. Forma scritta del contratto, contenente indicazione della prestazione oggetto del contratto, del piano formativo individuale, nonché della eventuale qualifica che potrà essere acquisita al termine del rapporto di lavoro sulla base degli esiti della formazione aziendale od extra aziendale;
  2. Divieto di stabilire il compenso dell’apprendista secondo tariffe di cottimo;
  3. Possibilità per il datore di lavoro di recedere dal rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato ai sensi di quanto disposto dall’articolo 2118 del codice civile;
  4. Possibilità di sommare i periodi di apprendistato svolti nell’ambito del diritto-dovere di istruzione e formazione con quelli dell’apprendistato professionalizzante nel rispetto del limite massimo di durata di cui al comma 3;
  5. Divieto per il datore di lavoro di recedere dal contratto di apprendistato in assenza di una giusta causa o di un giustificato motivo.

Criteri direttivi contratto di apprendistato

Inoltre, la regolamentazione dei profili formativi dell’apprendistato professionalizzante deve anche rispettare altrettanti criteri direttivi:

  1. Previsione di un monte ore di formazione formale, interna o esterna alla azienda, di almeno centoventi ore per anno, per la acquisizione di competenze di base e tecnico-professionali;
  2. Rinvio ai contratti collettivi di lavoro stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative per la determinazione, anche all’interno degli enti bilaterali, delle modalità di erogazione e della articolazione della formazione, esterna e interna alle singole aziende, anche in relazione alla capacità formativa interna rispetto a quella offerta dai soggetti esterni;
  3. Riconoscimento sulla base dei risultati conseguiti all’interno del percorso di formazione, esterna e interna alla impresa, della qualifica professionale ai fini contrattuali;
  4. Registrazione della formazione effettuata nel libretto formativo apprendista;
  5. Presenza di un tutore aziendale con formazione e competenze adeguate.

Andiamo adesso ad approfondire la normativa relativa ai tirocini.

Le norme che disciplinato i tirocini

Come abbiamo già spiegato introducendo la differenza tra stage e apprendistato, esistono due forme di tirocini in Italia: formativo e professionale.

Il primo è stato introdotto per la prima volta con il “Pacchetto Treu”, ovvero la legge n. 196 del 24 giugno 1997, dal decreto interministeriale n. 142 del 25 marzo del 1998 e dalle leggi n. 53 28 marzo 2003 e n. 326 del 24 novembre 2003. Anche se tale istituto è stato successivamente riformato grazie all’entrata in vigore della legge n. 148 del 14 settembre 2011.

Il tirocinio professionale, invece, è disciplinato in via generale dall’art. 6 del DPR 7 agosto 2012 e in modo specifico dalle leggi istitutive degli Ordini e dai singoli regolamenti da loro emanati.

E con questo è tutto. La nostra guida sulla differenza tra stage e apprendistato, almeno per il momento, si conclude qui.

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