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Come trovare nuovi stimoli? Ecco come recuperare la motivazione

Hai bisogno di scoprire come trovare nuovi stimoli? Non preoccuparti: in questo articolo troverai tanti consigli utili e pratici su come recuperare la motivazione dei tempi migliori.

Partendo dal presupposto che, per farlo, hai bisogno di credere in te stesso, fissare sempre nuovi obiettivi da raggiungere. Come sviluppare un’idea o lanciare un nuovo business. E per fare questo hai bisogno di superare eventuali blocchi mentali.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo ed andiamo subito a cercare di capire dove e come trovare nuovi stimoli.

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Come scrivere una delega: gli aspetti da considerare

Sei alla ricerca di una guida su come scrivere una delega? Allora l’hai trovata.

In questo articolo, infatti, affronteremo proprio questo argomento. Cercando di metterti a disposizione un modello delega versatile che si adatta ad una moltitudine di contesti. O quantomeno di dotarti degli strumenti adatti per realizzare una delega generica o più specifica.

Perché se ci si trova impossibilitati a compiere una determinata attività, delegare diventa di fondamentale importanza. Anche per ottimizzare tempi e risultati: dal ritiro di un pacco all’ufficio postale alla firma di un documento e molto altro. E come saprai, in contesti ufficiali o istituzionali, la delega deve essere scritta secondo forme e standard chiari e accettabili.

Come si fa? Se vuoi saperne di più non preoccuparti, continua a leggere perché te lo spieghiamo noi.

LEGGI ANCHE – Come scrivere un progetto di ricerca: trucchi e consigli utili.

A cosa serve una delega e come scriverla

Nei paragrafi che seguono, dunque, vedremo come si scrive una delega in modo corretto, inserendo tutti i campi necessari. Pronto a scoprire tutto quello che devi sapere per predisporre o semplicemente compilare un documento di questo tipo, nel caso in cui tu ne abbia necessità, magari per esigenze professionali o di studio? Allora buona lettura.

LEGGI ANCHE – Relazione tecnica illustrativa: che cos’è e come si scrive.

Cos’è una delega e a cosa serve

Per comprendere come scrivere una delega in modo corretto, occorre innanzitutto avere ben chiaro di cosa stiamo parlando.

Per sgombrare il campo da ogni equivoco, dunque, cerchiamo subito di definire cosa si intende concretamente con questo termine. E per farlo, prendiamo come punto di riferimento la definizione fornita dall’autorevole Vocabolario Treccani. Il quale, differenzia il significato in base a tre ambiti di applicazione. Ovvero:

  1. Generale
  2. Politico
  3. Amministrativo

Andiamo a ritroso e partiamo dagli ultimi due:

«Nel linguaggio politico e amministrativo, il trasferimento da un organo superiore ad altro organo subordinato di determinate funzioni (funzioni delegate); figura particolare di delega è quella fatta dal parlamento al governo (con legge delega) per l’emanazione di decreti legislativi, che prendono il nome di legge delegata».

Tramite la stessa fonte, possiamo anche individuare qualche esempio di delega:

«Termine usato nella pratica, in luogo di mandato e di procura, per indicare il conferimento di una rappresentanza e l’atto stesso (o, più concretamente, lo scritto) con cui vengono conferiti l’incarico e la capacità di agire in vece propria: dare delega, fare la delega ad altra persona, o ad altro organo; delega scritta, verbale, notarile; per riscuotere lo stipendio del coniuge, occorre la delega firmata dall’interessato; il capo divisione ha la delega di firmare le circolari dettate dal direttore generale».

Con senso più astratto e generale, invece, si intende:

«Istituto di rappresentanza politica mediante il quale i rappresentati conferiscono un mandato, cioè una serie di istruzioni, a un rappresentante che, in teoria, si dovrebbe scrupolosamente attenere ad esse (all’istituto della delega, e con riferimento a sue vere o presunte degenerazioni, è stato contrapposto quello dell’assemblea e della democrazia diretta)»

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora procediamo spediti.

Come si scrive una delega: esempio

Per riuscire a comprendere correttamente come scrivere una delega, è importante osservare e capire tutte le parti di cui è composto questo documento e inserire tutte le informazioni richieste. Onde evitare che questo non risulti poi valido.

Generalmente un fac simile delega è costituito da due parte, che contengono rispettivamente:

  1. modello delegaI dati anagrafici relativi al delegante (colui che delega un terzo ad eseguire una data operazione) e quelli relativi al delegato (la persona che riceve l’incarico di eseguire una data operazione). Quindi nome e cognome, data e luogo di nascita e codice fiscale. Documentazione accompagnata anche dalla  fotocopia della carta di identità del delegante. Mentre il delegato dovrà esibire un suo documento originale sul posto in cui effettuerà l’operazione;
  2. L’oggetto della delega, indicato con la massima chiarezza e non generica per non rischiare si non essere validata. Un semplice e vago “Autorizzo il soggetto X a svolgere tutte le pratiche in mia vece” potrebbe non essere considerata abbastanza esaustiva.

In alcuni casi, se non ci sono modelli standard e prestampati, può bastare una delega generica Word o comunque liberamente al PC, ma anche scritta a mano. Come scrivere una delega per ritiro documenti.

In ogni caso, però, la firma del delegante deve sempre essere apposta manualmente. Altre volte è necessario informarsi su come fare una delega autenticata.

Delega editabile: facciamo qualche esempio

Concludiamo la nostra guida su come scrivere una delega, mettendoti a disposizioni alcuni modelli editabili generici. Dai quali puoi prendere spunto e modificarli in base alle tue esigenze specifiche. Ecco, di seguito, il primo.

Il/la sottoscritt… ………………………………………………….., nat… il ………………. a………………………….prov. ….. e residente a ……………………………………… prov. …… via/piazza …………………………………………………… n. …………. CAP……………. codice fiscale n……………………………… documento d’identità …………………………………… n. …………………………….. rilasciato da…………………………………………….il …………………………, in qualità di……………………………………………………………………

DELEGA

il sig. …………………………………………………….., nat…. il ………. a ……………………….. prov. …… e residente a ……………………………… prov. ………………. via/piazza…………………………………………. n. ……. codice fiscale n. ……………………………………………, documento d’identità …………………………………… n. ……………………………… rilasciato da ……………………………… il …………, al ritiro dei seguenti documenti ……………………………………………………………………………………………………………..

e a richiedere per mio conto ………………………………………………………………………

Data ……………………….

Il delegante (*) ……………………………

(firma per esteso e leggibile)

(*) Allegare la fotocopia del documento d’identità del delegante.

Modulo da presentare sempre, unitamente ad una copia fotostatica non autenticata di un documento di identità del sottoscrittore, nel caso ci si presenti da parte di terzi per il ritiro di atti o ricevere informazioni relative ai procedimenti istruttori in corso.

Non solo delega ritiro documenti

Alla luce di quanto detto finora, si capisce che i contesti e i motivi per delega possono essere tanti e diversi. Ed altrettanto importante è sapere come scrivere una delega non solo per ritiro referti o per ritiro documenti di qualsiasi altro genere. Ma anche come scrivere una delega per la scuola piuttosto che per prendere in carico un lavoro o rappresentare te o chi per te in un determinato contesto. Giusto per fare qualche esempio.

Ecco dunque come scrivere una delega ancora più generica rispetto a quella che ti abbiamo mostrato nel paragrafo precedente e che non indichi solo la richiesta del ritiro di alcuni documenti.

Il/La sottoscritto/a ___________________________ nato/a ___________________ il___________
residente in via ____________________________ CAP __________ Città ___________________
Codice Fiscale ___________________________________________________________________
Documento di identità n. __________________ rilasciato da ______________________________ il __________________

DELEGA

il/la sig./sig.ra ______________________________nato/a ___________________ il ___________
residente in via ____________________________ CAP  __________ Città ___________________
Codice Fiscale ___________________________________________________________________
Documento di identità n. __________________ rilasciato da ______________________________ il __________________

a (indicare il tipo di operazione per cui si effettua la delega)
_______________________________________________________________________________
_______________________________________________________________________________
_______________________________________________________________________________
_______________________________________________________________________________

Luogo e Data
Firma Delegante

Allegare fotocopia del documento di identità del delegante
IL DELEGATO SI PRESENTI CON DOCUMENTO D’IDENTITA’ IN CORSO DI VALIDITA’

E con questo, almeno per il momento, è tutto. La nostra guida su come scrivere una delega ora è davvero completa ed esaustiva in tutte le sue parti. Abbiamo visto cos’è una delega, a cosa serve, le varie tipologie e qualche esempio pratico.

Adesso hai tutte le informazioni che ti servono per poter delegare alcune mansioni e ottimizzare tempo, lavoro e risultati.

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Le migliori 10 app per pagamenti da telefono

Vuoi conoscere le migliori app per pagamenti da telefono?

Se cerchi un metodo di pagamento comodo, sempre a portata di mano, senza la necessità di avere sempre con te una grande quantità di contanti o carte di credito, sei nel posto giusto.

In questo articolo, infatti, ti sveleremo dieci tra le più interessanti app telefono pensate proprio per risolvere questo problema e che abbiamo testato e recensito per te.

Al giorno d’oggi, infatti, esistono dei software in grado di supportare quotidianamente ogni genere di attività umana. Dalle app per tradurre fino alle app per bere acqua. Figuriamoci se poteva mancare un mezzo di pagamento a portata di smartphone.

Vuoi saperne di più? Molto bene, allora non perdiamo tempo e lanciamo subito alla scoperta delle migliori app per pagamenti telefono.

Applicazioni per pagare con il telefono: tutte le possibilità

Nei paragrafi che seguono conosceremo dunque tutti i dettagli di quelle che rappresentano le migliori soluzioni come app pagamenti telefono. Cercheremo di fornirti dunque diverse valide alternative sia per pagare col cellulare Android che a livello di app per pagare con iPhone. Buona lettura.

LEGGI ANCHE – App utili per studenti disorganizzati: dal Mobile all’e-learning.

Satispay

Satispay è un app pagamenti telefono utilizzabile da dispositivi Android, iOs e Windows Phone, sia come sistema di pagamento che ti permette di acquistare nei negozi convenzionati, fisici e online, effettuare ricariche telefoniche e trasferire denaro in modo completamente gratuito e sicuro.

Tra le funzionalità principali, infatti, è possibile usufruire dei seguenti servizi:

  1. Pagare nei negozi;
  2. Scambiare denaro con i tuoi amici;
  3. Effettuare pagamenti online;
  4. Pagare un bollettino;
  5. Pagare bollettini della Pubblica Amministrazione ;
  6. Effettuare una ricarica telefonica;
  7. Creare un “salvadanaio digitale” per risparmiare;
  8. Pagare il Bollo dell’auto o della moto;
  9. Fare una donazione ad una no profit;
  10. Fare un regalo attraverso una busta virtuale da inviare in un giorno prestabilito;
  11. Tracciare i tuoi movimenti di denaro.

Insomma: non manca praticamente nulla.

Apple Pay

Ed eccoci all’app per pagamenti telefono di casa Apple, disponibile quindi per iPhone, iPad, Apple Watch e Mac. Si tratta di un sistema di pagamento che sfrutta il Wallet (una sorta di portafogli virtuale) e la tecnologia NFC (per mettere in contatto lo smartphone con i POS compatibili) per pagamenti sicuri e veloci.

Con Appe Pay puoi pagare il taxi, una pizza a domicilio o un nuovo paio di scarpe. Se fai acquisti online in Safari, dal tuo iPhone, iPad o Mac, puoi pagare con senza dover creare un account o compilare moduli. E con il Touch ID su MacBook Air e MacBook Pro, basta un tocco per completare gli acquisti in modo veloce, facile e sicuro.

Quando effettui un pagamento, inoltre, Apple Pay utilizza un numero specifico del tuo dispositivo e un codice di transazione univoco, quindi i dati della tua carta non vengono mai memorizzati sul dispositivo o sui server Apple, né condivisi con i commercianti durante l’operazione. Sicurezza garantita quindi.

Paypal Mobile

app telefonoSi tratta, come puoi facilmente immaginare, dell’app per pagamenti telefono sviluppata da Paypal. Consente di inviare denaro sia in Italia che all’estero, ricevere pagamenti, fare acquisti online.

Il suo funzionamento è molto semplice ed intuitivo: basta digitare il numero di cellulare o l’email della persona a cui devi inviare il denaro per portare a termine l’operazione. La transazione è gratuita se si usa il saldo Paypal. Ne caso in cui, invece, volessi utilizzare la carta di credito collegata, verrebbe applicata una tariffa fissa di 0,35€ più una commissione del 3,4%.

Google Pay

Servizio di app per pagamenti telefono che ti consente di gestire le tue carte di credito e di debito direttamente dal tuo Account Google, consentendo di pagare su app e siti web e in tutti i negozi che supportano i pagamenti contactless e su tutte le property Google. Possibile anche pagare con Nfc Paypal.

Con Google Pay puoi pagare in centinaia di app senza bisogno di inserire i dati di pagamento. Basta un tocco per ordinare cibo da asporto, trovare un passaggio o acquistare i biglietti di quel concerto tanto atteso. I tuoi dati di pagamento vengono protetti grazie a più livelli di sicurezza.

Pagare con Smartphone: Fineco app

Se sei in possesso di un conto corrente Fineco, la banca mette a disposizione una app per pagamenti telefono completa per iPhone e Smartphone Android. Essa consente di gestire e consultare il tuo saldo, le tue carte di credito e i tuoi investimenti.

Inoltre, attraverso questo sistema, puoi operare sui principali mercati europei e americani, anche in marginazione long e short, sia intraday che multiday.

Tra le funzionalità principali, per quanto riguarda il Conto e le Carte, troviamo:

  1. Saldo e movimenti dei tuoi conti in euro e Multicurrency;
  2. Grafico in tempo reale del tuo patrimonio totale, suddiviso in totale liquidità e totale portafoglio;
  3. Opzione per nascondere o rendere visibili, automaticamente, i dati del patrimonio;
  4. Bonifici Italia, Bonifici Esteri e Giroconti: disposizione e consultazione;
  5. Carte di pagamento: ultime operazioni, spesa mensile, disponibilità residua, gestione plafond e limiti di spesa;
  6. Ricariche telefoniche e delle carte ricaricabili Fineco;
  7. MaxiPrelievo e MaxiAcquisto;
  8. Pagamento di Bollettini Postali, Bollo Auto, MAV e RAV;
  9. Ricerca Fineco Center e ATM/Filiale Unicredit più vicini;
  10. Cambio valuta.

Nel campo del trading, invece, puoi usufruire di:

  1. Tutti i principali indici e mercati mondiali in real time;
  2. Book a 5 livelli con quotazioni in push;
  3. Operatività su Azioni, Obbligazioni, ETF, CW, Certificates, CFD Fx, Futures, CFD e CFD Logos Time;
  4. Marginazione short e long sia intraday che multiday;
  5. Alert, ordini condizionati, Stop Loss, Take Profit e Trailing Stop;
  6. News, tweet center e calendario economico;
  7. Portafoglio e Monitor ordini;
  8. Gestione liste titoli preferiti;
  9. Motore di ricerca titoli.

Ma Fineco non è l’unica banca che predispone un servizio di questo tipo. Una altro esempio illustre lo trovi non prossimo paragrafo di questa guida.

Intesa Sanpaolo Mobile

Con l’app Intesa Sanpaolo Mobile hai letteralmente il portafoglio nello smartphone. Cosa puoi fare con questa app pagamenti telefono?

  1. Pagare online e nei negozi e scambi denaro con i tuoi contatti rapidamente;
  2. Aggiungere con una foto i tuoi documenti personali e le tue carte fedeltà;
  3. Ricevere offerte e promozioni su misura, per non perderti occasioni di risparmio.

In parole povere hai sempre con te tutte le tue carte fedeltà, per usarle e pagare velocemente. Inoltre puoi accedere comodamente ad eventuali sconti e coupon dei partner della banca. Hai un comodo archivio dei tuoi documenti personali e ti avvisiamo quando scadono.

Pagare con smartphone Huawei

Huawei Pay Wallet è un modo facile e sicuro per effettuare pagamenti con il tuo dispositivo Huawei o Honor. Aggiungi le tue carte bancarie a Huawei Pay per pagare nei negozi con un semplice tocco.

Se il tuo smartphone appartiene alla casa di produzione cinese, puoi fare affidamento su questa app specifica per fare acquisti nei tuoi negozi di alimentari preferiti, boutique di moda, ristoranti e altro ancora.

Jiffy Pay

Jiffy è un app per pagamenti da telefono sicura e veloce. Consente di inviare e ricevere denaro in tempo reale attraverso lo Smartphone.

Attivando Jiffy, tramite la tua banca, associ il tuo numero di cellulare al tuo IBAN. In questo modo puoi inviare denaro selezionando il beneficiario dalla tua rubrica telefonica e riceverlo da coloro che hanno attivato il servizio e pagare attraverso QR Code o avvicinando lo smartphone al POS.

CirclePay

Circle pay è un’altra ottima soluzione per inviare denaro come un SMS in maniera gratuita, istantanea e sicura.

Puoi ad esempio dividere le bollette con i coinquilini, versare la tua quota per un regalo di gruppo o addirittura offrire un drink ai tuoi amici all’estero. Tutto senza preoccupazioni, facilmente e a portata di click. Ma soprattutto in modo sicuro. Il tuo conto viene infatti protetto tramite PIN, autenticazione con impronta digitale e limiti di spesa settimanale personalizzabili.

Si tratta inoltre di un’applicazione che si basa sul protocollo della blockchain, lo stesso che regola la circolazione delle criptovalute.

Mobilepay

Continuiamo la nostra rassegna di app pagamenti telefono con questa piattaforma sviluppata in collaborazione dai principali provider di telefonia mobile. In particolare:

  1. Fastweb
  2. Poste Mobile
  3. Telecom Italia Mobile
  4. 3 Italia
  5. Vodafone
  6. Wind

Si tratta infatti di un applicazione che permette di pagare con il credito telefonico l’acquisto e la vendita di contenuti digitali, come abbonamenti a magazine o quotidiani.

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Come lanciare un nuovo business: gli strumenti per partire

Vorresti lanciare un nuovo business, ma non sai come fare?

Non temere, perché abbiamo una buona notizia per te: sei nel posto giusto. In questo articolo, infatti, analizzeremo quali sono i nuovi lavori sui quali investire fin da subito, come sviluppare un’idea imprenditoriale e quali saranno i lavori emergenti del prossimo futuro. Senza tralasciare di consigliarti quali corsi fare per specializzarti in questo settore. Perché certe cose non vanno lasciate al caso ed è sempre bene studiare e documentarsi a dovere per ottenere il successo sperato.

Nei paragrafi che seguono cercheremo dunque di metterti a disposizione una vera e propria guida in grado di fugare ogni tuo dubbio e di darti le giuste dritte per consentirti di coronare questo tuo sogno e magari costruirti un tuo modello di business come fonte di guadagno.

Cosa ne dici, l’argomento ti appassiona? Allora non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito di come lanciare un nuovo business e in quale settore conviene farlo.

Dalla partita IVA alla costituzione di una start up

Lanciare un nuovo business può sembrare un’impresa quasi impossibile. Preoccupazione che può essere sovvertita se conosci tutti gli strumenti, anche fiscali, in grado di metterti nelle condizioni di tentare una nuova avventura professionale o imprenditoriale. Le soluzioni possono essere diverse, specialmente se hai poco budget iniziale: dall’apertura di una partita IVA alla costituzione di una start up. Andiamo a vedere meglio di cosa si tratta.

LEGGI ANCHE – Differenza tra stage e apprendista: ecco quello che devi sapere.

Come aprire una partita IVA

nuovi lavoriQualora  volessi lanciare un business professionale o commerciale lavorando in proprio, potresti aprire una partita IVA.

Questa potrebbe essere la soluzione ideale, in quanto generalmente aprirla non costa nulla e non è molto complicata da gestire. A maggior ragione perché sono previsti dei regimi vantaggiosi per le nuove attività e per i giovani. Stiamo parlando del regime dei minimi o regime forfettario. Verificare se possiedi i requisiti necessari per accedere a queste agevolazioni rientra tra le mansioni del commercialista, così come aiutarti nella dichiarazione dei redditi.

Per questo, anche se in linea di principio è possibile avviare autonomamente una partita IVA, ti consigliamo di affidarti ad un consulente professionista. che possa anche provvedere per tuo conto ad effettuare la registrazione presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate di riferimento, di perdona o via telematica.

Anche perché va effettuata contestualmente anche l’iscrizione alla gestione separata INPS o all’albo professionale che gestisce la previdenza in modo indipendente per categorie come giornalisti o degli ingegneri. A questo punto, avrai solo da pagare l’eventuale parcella del commercialista e delle tasse proporzionate a quanto guadagnerai.

Nel caso in cui volessi invece sviluppare un’idea di business innovativa fondando una vera e propria azienda più articolata, la soluzione migliore potrebbe essere quella di costituire una start up.

Cos’è una startup: tutto quello che devi sapere

Lanciare un nuovo business fa rima con start up. Per start-up si intende un’impresa di nuova costituzione, giovane e con poco capitale, sotto forma di organizzazione temporanea o società di capitali in cerca di un business model scalabile e ripetibile. Ma soprattutto fondata sullo sviluppo di progetti innovativi, indirizzati su un percorso di business sostenibile e con limitate possibilità di fallimento.

Come spiega infatti Laura Ramaciotti sull’autorevole Dizionario di Economia e Finanza della Treccani, il termine start up indica la:

«Fase iniziale di avvio delle attività di una nuova impresa, di un’impresa appena costituita o di un’impresa che si è appena quotata in borsa. Il termine di derivazione anglosassone significa “partire, mettersi in moto”»

Dal punto di vista gestionale, spesso si fa riferimento al cosiddetto Lean Startup. Un processo di sviluppo che si articola su tre pilastri fondamentali:

  1. Ideazione
  2. Verifica
  3. Modifica continua

Tre fasi necessario al fine di ottimizzare profittabilità, tempi e costi.

Non credere si tratti solo di nuovi business americani. Sono già migliaia, infatti, le start up in Italia.

Il master in start up di impresa

Se vuoi davvero lanciare un nuovo business diventando uno “startupper”, quello di cui hai bisogno è una visione strategica concreta e competente, che può scaturire solo dallo studio del settore e del mercato. L’avvio di un progetto imprenditoriale richiede infatti una profonda conoscenza degli strumenti di valutazione economico-finanziaria e delle eventuali fonti di finanziamento, prima di poter scommettere su di un investimento piuttosto che su un altro. Soprattutto nel difficile e complesso panorama economico di oggi.

Fortunatamente per te, però, in questo settore Unicusano rappresenta una vera e propria eccellenza. La nostra offerta formativa, infatti, prevede anche master dedicati proprio allo Start-up d’impresa. Un corso dall’alta qualità formativa e dalla flessibilità unica. Grazie al profilo di assoluto valore che contraddistingue i docenti e gli esperti del settore che tengono il corso e all’erogazione dello stesso attraverso il sistema dell’e-learning.

Per saperne di più o per consultare l’elenco completo dei corsi, ti consigliamo inoltre di visitare l’area didattica del portale Unicusano.it.

Quale attività aprire oggi

Rilevamenti confermati anche da Unioncamere, in quanto più di 2 milioni e mezzo di personale qualificato troverà presto occupazione in questi settori. Ugualmente nel pubblico così come nel privato.

Ma ecco dieci lavori che già oggi sono tra i più richiesti:

  1. E-commerce manager;
  2. Mobile developer;
  3. Ingegnere informatico;
  4. Ingegnere energetico:
  5. Responsabile vendite;
  6. Spedizioniere;
  7. Export manager;
  8. Operatore import-export;
  9. Addetto alla dogana;
  10. Interprete e traduttore.

Per cui, se stai cercando idee per aprire un negozio in un piccolo paese o, più in generale, stai pensando di investire in negozi strani da aprire, potresti anche valutare l’ipotesi di creare un business online. Non ti sarà sfuggito, infatti, che molte tra le professioni più richieste hanno a che fare con le vendite online (e-commerce). Non a caso c’è stato un boom di business online nel 2018.

Nuovi business emergenti

Concludiamo questa guida sul lanciare un nuovo business, volgendo ancora di più lo sguardo verso il futuro.

Quali saranno i nuovi business del 2019, ma soprattutto per gli anni a venire? Una ricerca effettuata da Linkedin e pubblicata su Forbes, ritiene che dal 2020, saranno decine di milioni i lavoratori nel mondo che troveranno occupazione in questi cinque ruoli:

  1. Machine learning engineer. Colui il quale è in grado di progettare macchine capaci di apprendere, attraverso conoscenze di algoritmi, software, deep e machine learning, ricerca.
  2. Data scientist. Possiede particolari competenze nell’ambito dei linguaggi di programmazione, data science e data mining, machine learning e analytics;
  3. Responsabili sviluppo delle vendite. Esperto di pianificazione finanziaria, sviluppo del business e delle start up.
  4. Customer success manager. Si occupa anche di seguire il cliente passo dopo passo nel tempo per verificare il grado di soddisfazione di un prodotto o di un servizio
  5. Big data developer. Sviluppatore esperto di big data, hadoop, java, hive, start-up.

E con questo, almeno per il momento è tutto. La nostra guida su come lanciare un nuovo business, adesso è davvero completa. Adesso tocca a te. Buono studio e buon lavoro.

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Quali sono le mansioni del commercialista: ecco cosa fa

Vuoi scoprire quali sono le mansioni del commercialista e perché questa figura è così importante?

Allora ecco una buona notizia per te: ti trovi nel posto giusto. In questo articolo, infatti, ti guideremo nella comprensione di cosa fa il commercialista, approfondendone compiti, e mansioni, contestualizzando gli ambiti di intervento e quale può essere il miglior percorso di studi per intraprendere questa carriera professionale, svolgere uno stage e apprendistato.

Il dottore commercialista, infatti, è un professionista con una laurea in economia, discipline aziendali, fiscali o finanziarie. Esso deve avere competenze specifiche nell’ambito della ragioneria, della contabilità, del fisco e anche del diritto tributario, commerciale o del lavoro. Non a caso, per diventare commercialista è necessario superare uno specifico esame per accedere, potendosi poi iscrivere, all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.

Fatte queste premesse, non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito della questione, andando ad approfondire chi è e quali sono le mansioni del commercialista. Buona lettura.

Compiti del commercialista: tutto quello che bisogna sapere

Nei paragrafi che seguono, scopriremo meglio chi è il commercialista e cosa fa. Dedicando un focus particolare su sul rapporto di collaborazione tra commercialista e imprenditore, ma anche su cosa studiare per arrivare a svolgere il lavoro da commercialista.

LEGGI ANCHE – Frasi famose sul lavoro: le più belle citazioni di sempre

Differenza tra commercialista, ragioniere ed esperto contabile

compiti del commercialistaCome abbiamo già detto, il commercialista è un professionista, fornito laureato in economia e commercio (il cui titolo è perciò, più esattamente, dottore commercialista), che ha conseguito la relativa abilitazione professionale e l’iscrizione nell’apposito albo del Consiglio dell’ordine, al quale è per legge riconosciuta competenza tecnica nelle materie commerciali, economiche, finanziarie, tributarie e di ragioneria.

A tutto ciò, possiamo aggiungere, come riportato da Wikipedia, che a sua volta cita autorevoli fonti, che:

«Un dottore commercialista ha competenze affini a quelle di un ragioniere commercialista e un esperto contabile, ma mentre a questi ultimi basta una laurea breve, il primo dispone di una laurea magistrale, in economia politica (Economia e commercio in Italia) oppure in economia aziendale.

Il dottore commercialista, il ragioniere commercialista e l’esperto contabile, hanno superato un apposito esame di abilitazione dopo un periodo di tirocinio, per l’esercizio della libera professione».

Ed ecco una prima distinzione tra mansioni commercialista, ragioniere ed esperto contabile. Ma oltre a quanto già detto, inoltre, sono attività esclusive del dottore commercialista:

  1. Amministrazione e la liquidazione di aziende, di patrimoni e di singoli beni;
  2. Perizie e le consulenze tecniche;
  3. Ispezioni e le revisioni amministrative;
  4. Verifica ed ogni altra indagine in merito all’attendibilità di bilanci, di conti, di scritture e di ogni altro documento contabile delle imprese e di enti pubblici e privati;
  5. Regolamenti e le liquidazioni di avarie;
  6. Funzioni di sindaco e di revisore contabile in società commerciali, enti non commerciali ed enti pubblici.

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora passiamo adesso a scoprire meglio come diventare commercialista.

Cosa studiare per diventare un buon commercialista

Mansioni commercialista, ma non solo. In questo articolo ci occupiamo anche di come acquisire le competenze necessarie per saper e poter svolgere tali attività.

I corsi dell’area economica e giuridica di Unicusano rappresentano una vera e propria eccellenza. Due in particolare, sono le lauree perfettamente attinenti a questo settore:

  1. Laurea triennale in Economia Aziendale e Management. Corso triennale che offre anche sbocchi lavorativi in diversi ambiti professionali. Dall’amministrazione, contabilità e controllo nelle imprese private e pubbliche, alla gestione delle risorse umane o al management nelle imprese;
  2. Laurea Magistrale in Scienze Economiche. Corso specialistico biennale in grado di trasmetterti la preparazione necessaria per intraprendere anche una carriera manageriale, sia nel settore pubblico che in quello privato, ma anche dirigenziale nelle imprese finanziarie e creditizie o di consulenza in ambito economico e finanziario.

Due corsi di laurea perfetti per comprendere le basi delle discipline che formano un ottimo commercialista. Propedeutici all’esame di abilitazione, necessario per entrare a far parte dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

I migliori master per commercialisti

Oltre la laurea, le competenze e le conoscenze per svolgere le mansioni del commercialista possono essere ampliate attraverso alcuni importanti master di settore. Eccone alcuni presenti nella vasta offerta formativa targata Unicusano:

  1. Redazione del bilancio d’esercizio – Regole civilistiche, principi contabili e disciplina fiscale. Master di I livello finalizzato a  infondere una conoscenza esaustiva della disciplina civilistica del Bilancio d’Esercizio, concentrandosi soprattutto sui principi contabili nazionali;
  2. Esperto paghe e contributi. Master finalizzato proprio al consolidamento di competenze e strumenti utili per operare presso nell’ambito di servizi o società di consulenza aziendale e di consulenza del lavoro, ma anche studi professionali e nel mercato delle imprese, nonché presso gli uffici di amministrazione del personale di società industriali;
  3. Pianificazione fiscale e doganale negli scambi con l’estero e per l’internazionalizzazione delle imprese. Master che offre un percorso didattico in grado di fornire una formazione di tipo specialistico per quanto riguarda il diritto doganale e il sistema degli scambi internazionali di merci. Anche alla luce dei requisiti richiesti dal nuovo codice doganale in vigore da maggio 2016.
  4. Economia e diritto dei mercati finanziari. Se vuoi svolgere l’attività di commercialista o simili in ambito bancario, assicurativo o dell’intermediazione finanziaria, ma anche per fondi comuni di investimento o pensionistici, soggetti quotati oppure società di revisione e, perché no, Autorità di Vigilanza, questo è uno Master più spendibili in assoluto per coltivare le tue ambizioni;
  5. Banca e Finanza. Si tratta di un Master di II livello. Mira a formare figure che abbiano le capacità di fronteggiare le trasformazioni che investono il settore bancario e finanziario.

Ma questi sono solo alcuni dei master erogati dalla nostra Università telematica, quelle più in linea con le mansioni del commercialista. Per consultare la lista completa ti consigliamo di visitare l’area didattica del portale Unicusano.it.

Guadagno commercialista

Abbiamo visto quali sono le mansioni del commercialista, cosa studiare per diventarlo e acquisire le competenze necessarie. Ma a questo punto, per chiudere il quadro, manca un ultimo tassello: quanto guadagna un commercialista per lo svolgimento di queste mansioni?

Secondo il rapporto 2017 di FNC, nel 2016 il reddito medio (imponibile IRPEF) di un commercialista è stato pari a 58mila euro. Possiamo dunque dedurre che il guadagna netto mensile può arrivare intorno ai 2.500 euro, ma questo dipende anche dal regime giuridico e fiscale utilizzato dal singolo professionista di turno. Anche se sembra che negli anni successivi il dato sia in calo.

E con questo, la nostra guida su studi, compensi e mansioni commercialista è davvero completa. Adesso avrai un’idea più chiara e saprai giudicare con maggior cognizione di causa com’è il lavoro di commercialista.

Una professione molto impegnativa, per la quale occorre studiare, ma che sicuramente è anche ricca di soddisfazioni. E tu, preferisci essere commercialista o imprenditore?

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Come strutturare un questionario: consigli e info utili

Sei alla ricerca di informazioni su come strutturare un questionario?

Allora abbiamo subito una buona notizia per te: in questo momento ti trovi nel posto giusto. In questo articolo, infatti, parleremo proprio di come creare un test di diverse tipologie, andando ad analizzare più modelli questionario: a risposta multipla, domande aperte o chiuse.

Insomma, ti aiuteremo a sviluppare un’idea, la tua idea, di questionario evitando errori o blocchi mentali che potrebbero impedirti di realizzarlo.

Vuoi saperne di più? Molto bene, allora non perdiamo tempo in chiacchiere ed entriamo subito nel merito del discorso: come strutturare un questionario in maniera intelligente, corretta ed efficace.

Tutto quello che devi sapere per creare questionari

Nei paragrafi che seguono all’interno di questo articolo, vedremo dunque come strutturare un questionario. Un’attività che potrebbe anche sembrare estremamente semplice. Ma, se non viene creato in maniera adeguata, e non vengono individuati i sondaggi da fare corretti, i suoi risultati potrebbero rivelarsi poco attendibili se non addirittura inutili. Scopri perché continuando a leggere quanto abbiamo da suggerirti.

LEGGI ANCHE – Metodo induttivo e deduttivo: definizione e caratteristiche.

Cos’è un questionario

Per poter comprendere a pieno come strutturare un questionario per bene, è necessario fare un piccolo e doveroso passo indietro e partire dalle basi. Occorre cioè intendersi su cos’è davvero un questionario e quale può essere la sua importanza nei diversi campi di applicazione nei quali può rendersi utile.

Per farlo, prendiamo come punto di riferimento iniziale, le definizioni del termine fornita dal vocabolario e dall’enciclopedia Treccani. Nel primo, si legge che:

«In generale, serie di domande che vengono proposte su un determinato argomento, o su più argomenti, e anche il foglio, manoscritto, dattiloscritto o stampato, che le contiene: preparare, redigere un questionario; un questionario semplice, preciso o troppo complesso, poco chiaro.

In particolare, modulo sul quale sono stampate le domande (e vengono scritte poi le risposte) rivolte a un gruppo di persone, o a una più o meno larga collettività, per raccogliere dati, opinioni, informazioni in un’indagine a fini statistici o di studio, in inchieste di vario tipo, in sondaggi di opinione pubblica, in ricerche di mercato, ecc.

I questionari possono essere anche proposti a persone singole, con lo scopo di valutarne, in base alle risposte, le tendenze, le attitudini, le capacità professionali, e simili».

Ancora più precisa e semplice, forse, l’enciclopedia della stessa fonte, che alla voce “questionario” dice:

«Tecnica di rilevazione statistica consistente nella somministrazione di una serie di domande e nella raccolta delle relative risposte su uno o più argomenti specifici.

Le domande possono essere aperte, ossia consentire all’intervistato di esprimere pienamente e in maniera spontanea la sua posizione, oppure chiuse: in questo caso sono accompagnate dall’elenco delle risposte ritenute accettabili dal ricercatore.

Una soluzione intermedia prevede che una risposta diversa da quelle predefinite venga registrata e successivamente postcodificata».

Fatte queste doverose premesse, vediamo adesso perché è così importante capire come strutturare un questionario.

A cosa serve un questionario ben fatto

modelli questionarioAlla luce di quanto visto sopra, puoi intuire che possono esistere diverse tipologie di questionario e, di conseguenza, possibilità su come strutturarli.

In poche parole, quando un’azienda, un ente non profit, una istituzione o un politico hanno bisogno di conoscere le opinioni dei propri clienti, portatori di interesse o elettori, sottoporgli delle domande è il modo migliore per ottenere un feedback valido. È dunque importantissimo sapere come costruire un questionario di valutazione o che possa fungere da indagine di mercato, come ad esempio questionario customer satisfaction, ovvero un questionario soddisfazione cliente.

In base ai risultati che ne conseguono, questi soggetti possono confermare o trasformazione le loro azioni e la loro immagine, le decisioni e le strategie o le posizioni e le proposte politiche da portare avanti. Senza, ci si muove nel buio e si rischia di fare dei grossi errori di valutazione sia di se stessi, che rispetto alle aspettative della gente e al valore da loro percepito del prodotto o dell’iniziativa portata avanti dal band, dall’ente o dal politico.

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora procediamo avanti spediti alla scoperta di come strutturare un questionario.

Introduzione questionario esempio

Prima delle domande vere e proprie, può essere un bene, in base alla situazione e al contesto specifico, predisporre una introduzione ai quesiti che seguiranno.

Due esempi in questo senso possono essere i seguenti:

  1. «Benvenuto nel questionario dell’indagine “Le ricadute occupazionali dei corsi di formazione realizzati in provincia di Latina e finanziati dal Fondo Sociale Europeo (FSE)”. La compilazione del questionario richiede circa 10 minuti. È possibile salvare le risposte e riprendere la compilazione in un momento successivo»;
  2. «Benvenuto sul questionario “I motivi delle scelte scolastiche”. Con questa indagine le Istituzioni Scolastiche intendono approfondire le motivazioni che ti hanno spinto a scegliere la scuola che stai frequentando e quali sono i tuoi orientamenti per i prossimi anni. Sono informazioni importanti, che resteranno anonime e che ci aiuteranno a organizzare il sistema scolastico in modo più adeguato ai desideri e alle aspettative degli studenti che nei prossimi anni dovranno scegliere a quale scuola iscriversi. Ti invito quindi a rispondere con sincerità e completezza alle seguenti domande. Grazie per la collaborazione».

Come puoi notare da questi due esempi, è utile sottolineare quanto tempo si ha a disposizione o è previsto per riuscire a compilare il questionario, nonché le finalità. Inoltre, nel caso il test preveda l’attribuzione di un punteggio, per essere pienamente valido e attendibile, l’introduzione deve indicare chiaramente come i punti vengono assegnati e se e come vengono detratti in caso di rispose errate o saltate. Questo vale, per quanto possibile, anche in merito a come costruire un questionario autovalutativo.

Come creare un questionario online o cartaceo

Giunti a questo punto, non rimane che indicarti alcuni step da seguire in merito a come strutturare un questionario con relativi consigli su come eseguirli al meglio. Eccoli di seguito.

  1. Individua il metodo di stesura. Strutturarla è tecnicamente abbastanza facile anche con strumenti a portata di tutti. Ci riferiamo ad esempio a come costruire un questionario su Word, Excel o magari Power Point;
  2. Inizia a scrivere le domande. Decidi quali informazioni vuoi ottenere dal questionario, elabora domande che ti aiuteranno a ottenere tutte le informazioni necessarie, utilizza domande a scelta multipla per ottenere risposte precise o domande a risposta aperta per richiedere opinioni personali più approfondite, ma preoccupati anche di formulare le domande in modo più chiaro possibile, in modo da evitare fraintendimenti e incorrere in pregiudizi;
  3. Implementa il questionario. Pensa a come sottoporrai il questionario e a chi, progettando o adattando la prima bozza del questionario in considerazione di ciò. Presta attenzione all’ordine e alla forma delle domande, se hanno una logica in senso cronologico o di attinenza è meglio. Stabilisci se offrire incentivi a chi porterà a termine il questionario e testalo prima di somministrarlo all’utente finale con persone di fiducia o collaboratori;
  4. Apporta tutte le correzioni necessarie al questionario. In base a quanto emerso nei passaggi precedenti.

Inoltre, non dimenticare di attrezzarti per analizzare per bene le risposte che riceverai. Altrimenti non riuscirai a capitalizzare i risultati ottenuti.

E con questo, almeno per il momento è tutto. Questa guida Unicusano su come strutturare un questionario adesso è davvero completa ed esaustiva.

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Differenza tra stage e apprendistato: ecco quello che devi sapere

Conosci la differenza tra stage e apprendistato? Vuoi sapere se il tirocinio riduce la durata dell’apprendistato o come gestire stage e giorni festivi?

Se cerchi risposte a questi o altri interrogativi simili, ecco subito una buona notizia per te: sei nel posto giusto. In questo articolo, infatti, sviscereremo proprio questo tema.

Si tratta certamente di un argomento importante, utilissimo se vuoi riuscire a coniugare lavoro e studio. Perché anche se già lavori, conseguire un titolo di studio autorevole non fa mai male. Anche laurearsi tardi, per così dire, può sempre dare una marcia in più. Oppure, se la tua attività primaria è attualmente lo studio, uno stage può essere la soluzione ideale per realizzare ad esempio una tesi sperimentale Giurisprudenza, che dunque richiede una ricerca di osservazione e sperimentazione sul campo.

Ma procediamo per gradi. Se vuoi saperne di più su cos’è l’apprendistato o cosa fa uno stagista continua a leggere questo articolo. Buona lettura.

Stage e apprendistato: tutto quello che devi sapere

Nei paragrafi che seguono, entreremo dunque nel merito della differenza tra stage e apprendistato. Sperando di fugare ogni dubbio che tu possa avere in merito.

LEGGI ANCHE – Frasi famose sul lavoro: le più belle citazioni di sempre.

Differenza tra stage e tirocinio

Per comprendere la differenza tra stage e apprendistato, partiamo dalle basi. Ovvero dalle definizione dei due termini.

Iniziamo con i termini tirocinio e stage. Per poi passare, nel prossimo paragrafo, all’apprendistato. E per farlo citiamo un estratto della definizione fornita da Wikipedia, che a sua volta cita autorevoli fonti del settore.

«Il termine tirocinio, anche stage (in francese), indica un’esperienza presso un ente, pubblico o privato, di durata molto variabile, allo scopo principale di apprendimento e formazione, generalmente finalizzata nell’ingresso del mercato del lavoro».

La stessa fonte, inoltre, precisa anche che:

«Per praticantato si intende il tirocinio obbligatorio per l’accesso a un’abilitazione necessario per esercitare una libera professione. In realtà il praticantato non è un vero e proprio tirocinio, ma una pratica professionale che prevede degli esami di Stato finali per poter esercitare la Libera Professione».

Pertanto, anche se non è detto, è più probabile fare praticantato piuttosto che uno stage a 29 anni o più. I tirocinanti, infatti, sono il più delle volte studenti delle scuole superiori o universitari. Ma anche persone che intendono reinserirsi in un’attività lavorativa, cambiare mestiere, o semplicemente perfezionare o acquisire nuove competenze professionali.

Il Italia il tirocinio è previsto da diversi ordini professionali ed è propedeutico all’abilitazione per l’esercizio delle stesse, e può essere di due tipi:

  1. Tirocinio professionale
  2. Tirocinio formativo

Ed ecco che comincia ad emergere la differenza tra stage e apprendistato. Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora andiamo avanti spediti.

Differenza tra stagista e apprendista

Andiamo adesso a parlare di apprendistato dopo tirocinio formativo. Anche qui procediamo per gradi tornando su Wikipedia, secondo cui:

«Per apprendistato si intende genericamente un periodo di formazione professionale iniziale, durante il quale si apprende un mestiere osservando ed ascoltando persone già esperte, seguendo specifici percorsi di formazione. Può essere anche la condizione per l’assunzione e la stipula di un contratto di lavoro con un datore di lavoro; tale periodo può anche essere obbligatorio, ove previsto dalla legge».

La durata apprendistato dopo tirocinio o esclusivo che sia, è dunque rappresentata dalla durata di tale rapporto.

In base alla legge 24 giugno 1997 n. 196, la durata massima di un tirocinio prevede quattro fasce:

  1. Quattro mesi per gli studenti che frequentano la scuola secondaria;
  2. Sei mesi per i lavoratori inoccupati o disoccupati iscritti nelle liste di mobilità, gli allievi degli istituti professionali di Stato e gli studenti che frequentano attività formative post diploma o post laurea;
  3. Un anno per gli studenti universitari o laureati da non più di dodici mesi, gli studenti che frequentano dottorati di ricerca o scuole di specializzazione anche nei diciotto mesi successivi il termine degli studi, per le persone svantaggiate;
  4. Due anni per i disabili.

Qualora non fosse ancora del tutto chiaro di cosa stiamo parlando, aggiungiamo anche un’altra fonte. Questa volta ci affidandiamo all’autorevole vocabolario Treccani, che alla voce “apprendistato” recita:

«Rapporto di lavoro subordinato di carattere speciale, in base al quale un imprenditore assume nella propria azienda un giovane lavoratore (fino ai 29 anni), allo scopo di fornirgli l’addestramento tecnico necessario ad acquisire una specializzazione, richiedendo come contropartita una prestazione d’opera, che è generalmente anche retribuita».

Cominci a comprendere la differenza tra stage e apprendistato?

Tirocinio e apprendistato: compatibilità, norme e contratti

cos'e apprendistatoL’apprendistato viene regolato nel diritto italiano da un rapporto di lavoro finalizzato alla formazione professionale ed all’inserimento nel mondo del lavoro. Chiamato, appunto, contratto di apprendistato.

Secondo il decreto legislativo n.167 (testo unico dell’apprendistato), si tratta di un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani. Il testo, precisa inoltre che la sua disciplina si rimette ad appositi accordi interconfederali, quindi ai contratti collettivi di lavoro stipulati dalle associazioni rappresentative a livello nazionale dei prestatori e dei datori di lavoro.

Inoltre, è possibile distinguere fra tre diversi contratti di apprendistato:

  1. Per la qualifica professionale;
  2. Di alta formazione e ricerca;
  3. Professionalizzante o “di mestiere”.

Ognuno di essi è regolato dalle singole regioni di appartenenza (e dalle provincie autonome di Trento e Bolzano) e dai contratti collettivi.

Dal punto di vista civilistico, invece, il codice non definisce chiaramente il contratto di tirocinio. Sul punto si rimanda al prospetto aggiornato del Ministero del Lavoro nonché alle normative di riferimento, ovvero la legge n. 196/1997 e il D.L. 142/1998.

Linee guida contratti apprendistato

Prima di concludere la nostra guida sulla differenza tra stage e apprendistato, vediamo i 5 principi le regioni e le province autonome devono seguire nel regolamentare il contratto di apprendistato professionalizzante.

  1. Forma scritta del contratto, contenente indicazione della prestazione oggetto del contratto, del piano formativo individuale, nonché della eventuale qualifica che potrà essere acquisita al termine del rapporto di lavoro sulla base degli esiti della formazione aziendale od extra aziendale;
  2. Divieto di stabilire il compenso dell’apprendista secondo tariffe di cottimo;
  3. Possibilità per il datore di lavoro di recedere dal rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato ai sensi di quanto disposto dall’articolo 2118 del codice civile;
  4. Possibilità di sommare i periodi di apprendistato svolti nell’ambito del diritto-dovere di istruzione e formazione con quelli dell’apprendistato professionalizzante nel rispetto del limite massimo di durata di cui al comma 3;
  5. Divieto per il datore di lavoro di recedere dal contratto di apprendistato in assenza di una giusta causa o di un giustificato motivo.

Criteri direttivi contratto di apprendistato

Inoltre, la regolamentazione dei profili formativi dell’apprendistato professionalizzante deve anche rispettare altrettanti criteri direttivi:

  1. Previsione di un monte ore di formazione formale, interna o esterna alla azienda, di almeno centoventi ore per anno, per la acquisizione di competenze di base e tecnico-professionali;
  2. Rinvio ai contratti collettivi di lavoro stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative per la determinazione, anche all’interno degli enti bilaterali, delle modalità di erogazione e della articolazione della formazione, esterna e interna alle singole aziende, anche in relazione alla capacità formativa interna rispetto a quella offerta dai soggetti esterni;
  3. Riconoscimento sulla base dei risultati conseguiti all’interno del percorso di formazione, esterna e interna alla impresa, della qualifica professionale ai fini contrattuali;
  4. Registrazione della formazione effettuata nel libretto formativo apprendista;
  5. Presenza di un tutore aziendale con formazione e competenze adeguate.

Andiamo adesso ad approfondire la normativa relativa ai tirocini.

Le norme che disciplinato i tirocini

Come abbiamo già spiegato introducendo la differenza tra stage e apprendistato, esistono due forme di tirocini in Italia: formativo e professionale.

Il primo è stato introdotto per la prima volta con il “Pacchetto Treu”, ovvero la legge n. 196 del 24 giugno 1997, dal decreto interministeriale n. 142 del 25 marzo del 1998 e dalle leggi n. 53 28 marzo 2003 e n. 326 del 24 novembre 2003. Anche se tale istituto è stato successivamente riformato grazie all’entrata in vigore della legge n. 148 del 14 settembre 2011.

Il tirocinio professionale, invece, è disciplinato in via generale dall’art. 6 del DPR 7 agosto 2012 e in modo specifico dalle leggi istitutive degli Ordini e dai singoli regolamenti da loro emanati.

E con questo è tutto. La nostra guida sulla differenza tra stage e apprendistato, almeno per il momento, si conclude qui.

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Sport rilassanti: i migliori per combattere lo stress

Sei alla ricerca di sport rilassanti per mantenerti in forma ed evadere dallo stress del lavoro o dello studio?

Molto bene, allora ecco subito una gran bella notizia per te: sei nel posto giusto. In questo articolo, infatti, tratteremo proprio questo argomento. Dal rilassamento muscolare a come alleviare l’ansia. Suggerendoti anche quali sport fare quando si studia o si è nel bel mezzo di un periodo di forte stress lavorativo. Anche perché non si può sempre e solo pensare a fare esercizi di matematica o di qualsiasi altra disciplina, perché come ci hanno insegnato i latini “mens sana in corpore sano”.

Sport, dieta equilibrata basata sul valore nutrizionale degli alimenti ed un ottimale consumo di acqua da bere, possono costituire infatti il miglior rimedio alla tensione nervosa e alle fatiche quotidiane.

Cosa ne dici, abbiamo stimolato abbastanza la tua voglia di sapere? Allora non perdiamo tempo ed entriamo ancor più nel merito del discorso. Iniziamo subito a svelare quali sono gli sport rilassanti da fare per star meglio con se stessi e vincere l’ansia, la fatica e la depressione.

Sport per scaricare lo stress

Nei paragrafi che seguono, andremo dunque a scoprire da vicino quali sono gli sport rilassanti migliori per controllare l’ansia e combattere lo stress. Vuoi saperne di più? Allora non perderti il resto dell’articolo. Buona lettura.

Sport migliori contro l’ansia

Iniziamo subito con tre consigli utili e pratici per individuare quali sono gli sport rilassanti migliori per te.

  1. Scegli uno sport che ti diverte: presupposto fondamentale per essere costante e rilassato nello svolgimento della tua attività fisica;
  2. Pratica sport senza competizione: visto che l’obbiettivo e di rilassarti e non patire ulteriore stress o ansia da prestazione;
  3. Impegnati: predisponi un’agenda dove scriverai il tuo programma e i tuoi appuntamenti sportivi. Oppure utilizza una delle tante app utili per organizzare le giornate o pianificare l’attività fisica e seguire i tuoi progressi. Così avrai meno pensieri.

Dopo una prima lettura, questi potrebbero anche apparire come tre consigli banali o per scontati, ma in realtà non è così e troppo spesso vengono trascurati, ignorati o sottovalutati.

Altro aspetto che può aiutare a stare meglio è praticare sport all’aria aperta.

Partendo dal presupposto che l’attività fisica e motoria fa bene sempre, farlo all’aria aperta può essere ancora più rilassante e salvifico per il corpo, la mente e la psiche.

Questo per diversi motivi. In primis perché la luce naturale ha un effetto positivo sul corpo che aiuta proprio a ridurre lo stress. La natura, inoltre, infonde un effetto stimolante sensoriale positivo e provoca un aumento della serotonina. Tutto ciò infonde una sensazione di serenità e benessere. E poi la vitamina D nell’organismo aumenta di pari passo con l’energia solare. Ma in merito a quest’ultimo punto ricorda di non esagerare con l’esposizione ai raggi del sole, specialmente nelle ore più calde della giornata. Infine, come puoi immaginare, stare sempre in ambienti chiusi non fa certo bene.

Come rilassare i muscoli ed evitare infortuni

Quando parliamo di sport rilassanti, non facciamo riferimento solo alla mente, ma anche ai muscoli. Pure loro possono subire un eccessiva dose di stress che può provocare dolori, strappi o infortuni di vario genere.

Ecco perché prima di ogni seduta, partita o attività sportiva, è sempre necessario dedicare del tempo allo stretching. Qualora non sapessi esattamente cosa si intende o comunque perché è così importante, ecco la definizione che fornisce il Vocabolario Treccani in merito a questa parola di origine inglese:

«Ginnastica di allungamento, di distensione muscolare, praticata specialmente da atleti, che serve ad aumentare l’elasticità dei muscoli, permettendo così di affrontare sforzi fisici intensi, migliorando la capacità di movimento e contribuendo anche a far sentire meno la fatica».

In poche parole lo stretching scioglie le contratture, elimina le tensioni muscolari e articolari, calma la mente e, di conseguenza, agevola la gestione dello stress.

Lo sport aiuta a combattere l’ansia se ci si arriva preparati, per questo è indispensabile iniziare da questa pratica di riscaldamento e preparazione. Fare sforzi improvvisi e senza un’adeguata preparazione di questo genere, rischi l’effetto contrario: stressare il tuo corpo e farti male.

Sport per scaricare il nervoso

rilassamento muscolareMolto spesso per scaricare la tensione è bene praticare tipi di sport individuali da svolgere da soli. Per isolarsi e concentrarsi su se stessi.

Pensiamo ad esempio alla corsa, alla camminata veloce o a un giro in bici. Anche per un motivo di cui abbiamo già parlato prima: evitare la competizione, se non quella positiva con te stesso. Ecco perché si tratta di sport per scaricare la rabbia. Meglio incanalare questa nello sforzo fisico singolo che scontrandosi con altre persone, perché sfidare qualcuno con troppa rabbia o ansia durante lo sport, specialmente in attività che possono prevedere lo scontro anche fisico, non è consigliabile.

Altri sport per sfogare lo stress possono essere ad esempio l’Acquagym. L’acqua, infatti, aiuta a rilassare i muscoli e scaricare le tensioni. Inoltre si può praticare in gruppo portando anche un po’ di sana allegria.

E poi naturalmente lo Yoga e il Pilates, pratiche rilassanti per eccellenza che ti permettono di prendere il controllo su ansia e stress. Il primo migliora il funzionamento del sistema cardiovascolare, il sistema respiratorio e il funzionamento dei polmoni, oltre a rafforzare il sistema immunitario attraverso la stimolazione del sistema parasimpatico. Mentre il pilates mantiene la mente sveglia, attiva e recettiva, favorisce l’elasticità della colonna vertebrale e delle articolazioni, migliora la fluidità dei movimenti.

Tra questi, puoi cercare anche il miglior sport contro la depressione, perché stare in movimento aiuta anche a superare questo tipo di difficoltà, al contrario di chiudersi in se stessi e nell’apatia. Insomma: muoversi fa bene, sempre. E quelli che ti abbiamo elencato sono gli sport da fare per ottenere i migliori risultati.

Master Unicusano in ambito sportivo

Prima di concludere la nostra guida sugli sport rilassanti, abbiamo pensato di lasciarti un piccolo regalo. Se cerchi informazioni su questo tema perché sei un appassionato di sport o della psicologia e ti piacerebbe formarti e lavorare in questi settori, devi sapere che l’offerta formativa di Unicusano prevede diversi corsi che possono fare decisamente al caso tuo.

In particolare, i più affini sono certamente Psicologia dello Sport oppure Gestione e organizzazione di attività sportive, ma anche il Corso di perfezionamento e aggiornamento professionale in Nutrizione nel fitness e nel recupero funzionale dell’atleta. Questi, però, sono solo alcuni dei master che costituiscono la nostra ampia offerta formativa. Per consultare l’elenco completo, ti consigliamo di visitare l’area didattica del portale Unicusano.it.

E con questo, almeno per il momento, è tutto. La nostra guida sugli sport rilassanti si conclude qui. Se vuoi praticarne uno o seguire un percorso di studi attinente, adesso hai tutti gli elementi per prendere la decisione migliore e più adatta alle tue esigenze.

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Film sullo spazio: ecco i 10 da vedere

Ami il cinema e il mondo della (fanta)scienza e sei alla ricerca di un bel film sullo spazio da vedere?

Allora abbiamo una notizia davvero importante per te: in questo momento ti trovi nel posto giusto. In questo articolo, infatti, ti sveleremo la nostra top ten dei migliori film sugli alieni, gli ufo o gli astronauti e chi più e ha più ne metta.

Un viaggio interstellare che va dai film di fantascienza alle pellicole basate su fatti più o meno storici, dai film apocalittici a quelli cospirativi. Alla scoperta di un genere cinematografico che ha affascinato e che affascina generazioni su generazioni.

Vuoi saperne di più? Molto bene, allora non perdiamo tempo in chiacchiere e iniziamo subito a svelare la la nostra selezione di film sullo spazio da vedere assolutamente.

LEGGI ANCHE – Libri di fantascienza: ecco i migliori da leggere assolutamente.

Film famosi sullo spazio e outsider

Nei paragrafi che seguono, approfondiremo trame, membri del cast e curiosità su dieci opere cinematografiche. Tra quelle che hanno fatto la storia alle pellicole che meritano particolare attenzione, fino ai film sullo spazio recenti più importanti, sempre appartenenti a questo appassionante genere. Insomma ,ce n’è per tutti i gusti. A questo punto non ci rimane che augurati buona lettura e, speriamo presto, buona visione.

2001: Odissea nello spazio

Capolavoro datato 1968 del maestro Kubrik. Non certo un film sullo spazio qualsiasi, visto che ha appresenta una vera e propria rivoluzione nel genere fantascientifico. Una svolta epocale, caratterizzata dal trionfo degli effetti speciali e dall’utilizzo della tecnologia, è la massima realizzazione della ricerca sperimentale prodotta fino a quel momento.

Nel cast, tra gli altri, ricordiamo Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester, Daniel Richter, Leonard Rossiter, Margaret Tyzack, Robert Beatty, Sean Sullivan.

Viaggio nella Luna

Film sullo spazio particolare, in quanto trattasi di una pellicola muta del 1902 realizzata da Georges Méliès e liberamente tratta dai romanzi “Dalla Terra alla Luna”, scritto da Jules Verne e “I primi uomini sulla Luna”, frutto della penna e del genio di H. G. Wells.

La scena in cui una navicella spaziale si schianta sull’occhio della Luna, raffigurata come un volto umano, ha segnato in maniera indelebile la storia del cinema ed è tutt’oggi tra le più imitate e riproposte in tutte le salse nel mondo dello spettacolo, dal grande al piccolo schermo.

Il Dizionario dei personaggi fantastici (Roberto Chiavini e Gian Filippo Pizzo, Gremese Editore, 1996, p. 61), lo annovera tra uno dei capolavori del cinema ai suoi esordi. Varrà dunque la pena vederlo almeno una volta nella vita non credi? Noi siamo convinti di sì.

Apollo 13

Continuiamo la nostra carrellata di film sullo spazio con una pellicola straordinaria. Al punto di essere stata inserita nella lista dei migliori film di sempre stilata dal The New York Times.

Alzi la mano chi non conosce la celebre frase cult di questo film:

«Houston, abbiamo un problema»

Impossibile non averla mai sentita, per quante volte sia stata citata e riprese in altri film, telefilm, sketch vari, libri.

Ispirata alle reali vicende della missione spaziale statunitense, parte del programma Apollo, decollata l’11 aprile 1970 dal Kennedy Space Center. Ovvero quella che sarebbe dovuta essere la terza missione lunare e che invece è passata agli annali a causa del guasto che impedì l’allunaggio e rese difficoltoso il rientro sulla Terra.

Nel cast, tra gli altri, ricordiamo star del calibro di:

  1. Tom Hanks, nei panni dell’astronauta statunitense della NASA Jim Lovell;
  2. Kevin Bacon, che interpreta l’astronauta americano Jack Swigert;
  3. Bill Paxton, alias Fred Haise, anch’egli astronauta;
  4. Gary Sinise, è l’astronauta Ken Mattingly;
  5. Ed Harris nel ruolo di Gene Kranz, ingegnere statunitense e direttore delle operazioni di volo della NASA;
  6. Kathleen Quinlan, nei panni di Marilyn Lovell, moglie di Jim.

I soggetti interpretati da questi famosi attori sono le persone reali che hanno vissuto quella vicenda e non personaggi inventati. Lovell, Swigert e Haise sono davvero degli astronauti e Kranz il direttore delle operazioni di volo della NASA.

Alien: la saga

Più che un film sullo spazio, una vera e propria saga. In principio, nel 1979, fu l’Alien originale di Ridley Scott.

Seguì Aliens – Scontro finale (Aliens), di James Cameron nel 1986. E a ruota fu il turno di Alien³ di David Fincher, uscito nelle sale nel 1992, Alien – La clonazione di Jean-Pierre Jeunet nel 1997, Alien vs. Predator di Paul W. S. Anderson nel 2004, Aliens vs. Predator 2 dei fratelli Strause nel 2007.

A chiudere il cerchio è stato, ad oggi, colui che lo aveva aperto: ancora una volta Ridley Scott, prima con Prometheus nel 2012 e infine con Alien: Covenant nel 2017.

Insomma una delle saghe del genere più longeve e apprezzate di sempre. Perfetta per una maratona a base di alieni in versione thriller, fantascienza e orrore. Ma fa attenzione, perché come recita una nota battuta del primo film della serie «nello spazio nessuno può sentirti urlare».

Armageddon: Giudizio finale

film sugli alieniLa sopravvivenza della Terra e dell’intera umanità sono a rischio. Il pericolo è reale e si chiama Armageddon, un meteorite che si sta per abbattere sul nostro pianeta. Come fare a contrastarlo? Secondo la NASA non c’è altra soluzione che provare a sbarcare sulla superficie di Armageddon e tentare di farlo esplodere.

Ma chi può riuscire in un’impresa del genere? E così un gruppo di trivellatori americani è costretto a tentare questa improbabile missione. Dall’estrazione del petrolio sulla Terra, al lancio nello spazio dritti verso un meteorite grande quanto le dimensioni del Texas.

Riusciranno questi improvvisati eroi moderni a salvare il mondo dalla catastrofe e a sopravvivere a loro volta a questa missione disperata?

Tra gli attori protagonisti Bruce Willis, Ben Affleck, Steve Buscemi e Liv Tyler.

Independence Day

Film di fantascienza diretto da Roland Emmerich e con protagonisti Will Smith e David Levinson.

La trama racconta un’immaginaria invasione aliena della Terra, con attacchi a monumenti simbolo degli USA. Dall’Empire State Building alla Casa Bianca e la Library Tower di Los Angeles.

Star Trek

Altra saga cinematografica, una delle più amate di sempre, per il genere film sullo spazio.

Al netto delle serie tv, le pellicole cinematografiche di Star Trek sono tredici, prodotte dal 1979 al 2016.

  1. Star Trek (1979);
  2. L’ira di Khan (1982);
  3. Alla ricerca di Spock (1984);
  4. Rotta verso la Terra (1986);
  5. Star Trek V – L’ultima frontiera (1989);
  6. Rotta verso l’ignoto (1991);
  7. Generazioni (1994);
  8. Primo contatto (1996);
  9. L’insurrezione (1998);
  10. La nemesi (2002);
  11. Star Trek (2009);
  12. Into Darkness (2013);
  13. Star Trek Beyond (2016).

Che ne pensi, non sarebbe il caso anche qui di fare una bella maratona?

Star Wars: Guerre Stellari

Terza ed ultima saga all’interno della nostra top ten. Perché scegliere una sola pellicola di questi straordinari film sullo spazio interstellare era impossibile. Come nel caso, appunto, il capolavoro creato da George Lucas, che si compone di tre trilogie.

La prima comprende Guerre Stellari (1977), L’Impero Colpisce ancora (1980) e Il ritorno dello Jedi (1983). La seconda Star Wars – La minaccia fantasma (1999), L’attacco dei cloni (2002) e La vendetta dei Sith (2005).

Infine, la terza, Il risveglio della forza (film sullo spazio 2015), Gi ultimi Jedi (2017), Episodio IX (previsto per il 2019).

Migliori film fantascienza recenti

All’appello mancano ancora due pellicole per completare la nostra top ten e abbiamo pensato di dicare questi ultimi slot disponibili a opere cinematografiche recenti. Per la serie film spazio 2016, ad esempio, segnaliamo Passengers scritto da Jon Spaihts e diretto da Morten Tyldum. Protagonisti Jennifer Lawrence e Chris Pratt.

Mentre per i film sullo spazio 2017 ecco Life – Non oltrepassare il limite, diretto da Daniel Espinosa. Pellicola di fantascienza che vede coinvolti Jake Gyllenhaal, Rebecca Ferguson e Ryan Reynolds in una missione di recupero nello spazio.

E con questo è tutto: si conclude qui la guida di Unicusano Latina sui film sullo spazio. “Che la forza sia con te” (cit. Ian Solo di Guerre Stellari).

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People management nello sport: formazione e caratteristiche

Sai cos’è e come funziona il people management nello sport?

Se vuoi saperne di più o specializzarti per operare in questo settore, sei nel posto giusto. In questo articolo, infatti, troverai tutte le informazioni utili di cui hai bisogno. Dalla definizione alla sua importanza all’interno di un’azienda o nello sport. Con un focus dettagliato e completo sui corsi di laurea e i master più spendibili nel merito del lavoro nell’ambito della gestione collaboratori.

Insomma, in poche parole, si tratta di una vera e propria guida sull’argomento. Sia a livello generale, che specifico per quanto riguarda lo sport.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito. Lanciamoci alla scoperta di segreti del people management.

Tecniche e metodi di gestione dei collaboratori

Nei paragrafi che seguono, andremo dunque a definire tutto ciò che c’è da sapere sul people management: traduzione del termine dall’inglese, libri e percorsi di studi attinenti. Con particolare attenzione al mondo dello sport. Iniziamo subito, buona lettura.

Gestione persone e human resources: significato

Prima di addentrarci nel settore sportivo, cerchiamo di definire il significato generale di People Management. Questo termine, tradotto letteralmente tradotto dall’inglese, significa gestione delle persone.

Per essere più precisi, si intende il governo della motivazione e del comportamento organizzativo di persone e gruppi. Una sorta di gestione del personale in inglese. Dunque l’insieme di tutto ciò che riguarda teorie e pratiche per la gestione del personale, dei collaboratori e delle risorse umane.

Per fare questo occorre avere persone e conoscenze adatte per sviluppare un’idea di people strategy in grado di incidere principalmente su sei fattori:

  1. Storia dell’individuo;
  2. Personalità dell’individuo;
  3. Esperienza individuale e collettiva;
  4. Forma dell’organizzazione;
  5. Divisione del Lavoro;
  6. Cultura Organizzativa.

gestione personeNell’ambito sportivo, dunque, occorre declinare tutto ciò sui temi della gestione degli atleti, della formazione di tecnici e dirigenti, della gestione del gruppo, della leadership, della motivazione e coesione, del meeting management o dell’internal communication.

Il tutto, al fine di migliorare le relazioni tra le persone e tra queste e l’organizzazione, ottimizzando le risorse, la loro produttività (o il loro rendimento, se parliamo di sport), la loro condizione lavorativa e, di conseguenza, accrescere il business o i risultati sportivi nel caso specifico.

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora andiamo avanti con alcuni consigli di lettura per approfondire ulteriormente il tema.

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Libri consigliati

Prima di dedicarci agli studi consigliati per specializzarsi in questo settore, c’è ancora un aspetto da scoprire sul people management: i libri da leggere per saperne di più e avere un’infarinatura di base sull’argomento.

Ecco qualche suggerimento:

  1. Let My People Go Surfing, di Yvon Chouinard. La filosofia di un imprenditore ribelle. Come riporta la prefazione della seconda edizione da parte dell’autore “in origine Let My People Go Surfing doveva essere un manuale filosofico per i dipendenti di Patagonia. Mai mi sarei aspettato che sarebbe stato tradotto in più di dieci lingue, utilizzato in licei e università e che avrebbe addirittura influenzato grandi multinazionali”;
  2. People management. Teorie e pratiche per una gestione sostenibile delle persone, di Gabriele Gabrielli. Un manuale sulle basi della gestione delle persone, in grado di guidarti in un viaggio organizzativo che ricerca e promuove inclusioni e contaminazioni di linguaggi e prospettive;
  3. Human Resource Management – People and Organisations, di Stephen Taylor. Una lettura essenziale per tutti coloro che studiano questa materia e sono interessati ai temi chiave delle risorse umane. Dalle risorse finanziarie alla pianificazione dei talenti, dalla gestione dei premi agli sviluppi contemporanei nei rapporti di lavoro;
  4. A primer on organization and people management – Principles of management, di Alessandro Minichilli e Maurizio Zollo.

Tra i libri specifici sullo sport, invece, troviamo testi come:

  1. Team leadership. Idee e azioni tra sport e management, di Paolo Guenzi e Dino Ruta;
  2. Time out management. Citazioni dal mondo dello sport per manager appassionati e vincenti, di Andrea Di Lenna;
  3. Marketing e management dello sport di Sergio Cherubini.

Attraverso la lettura di questi testi puoi iniziare a capire qualcosa in più sul people management. Ma per diventare un esperto o un’esperta del settore, occorre studiare. Specialmente se si vuole propendere per una formazione specifiche orientate allo sport.

Corso di gestione dei collaboratori e degli impianti sportivi

Per studiare il people management, puoi scegliere un master selezione del personale oppure un master organizzazione aziendale. Tuttavia, per una formazione più specifica sullo sport, è consigliabile prenderei considerazione qualcosa di maggiormente orientato a questo settore.

Come ad esempio il master I Livello in Gestione e organizzazione di attività sportive, che ha nel People Management una delle sue materie principali, insieme ad altre importanti discipline quali:

  1. Gestione degli atleti di alto livello;
  2. Formazione tecnici e dirigenti;
  3. Gestione del gruppo, leadership, motivazione e coesione;
  4. Meeting management, internal communication;
  5. Bilancio sportivo, controllo di gestione e pianificazione economica applicate alle organizzazioni sportive;
  6. Aspetti giuridici, fiscali e finanziari;
  7. Event management (organizzazione di eventi e manifestazioni sportive, campi, ritiri, partite e tornei);
  8. Comunicazione (rapporti con l’esterno, marketing strategico e marketing operativo, web, social e pubblicità, sponsorizzazioni, diritti media, licensing);
  9. Gestione impiantistica sportiva;
  10. Legislazione degli adempimenti.

Particolarmente utile pò risultare anche il master, sempre di I livello, in psicologia dello sport. Per un approccio psicofisico nei confronti del people management sportivo.

Tornando ad un ambito più generico, invece, troviamo anche il master di I livello dedicato alla Gestione ed amministrazione delle risorse umane, che fornisce le competenze necessarie per l’inserimento nell’area HR di imprese e organizzazioni della P.A. o di società di ricerca e consulenza, e quello di II livello in Human Resource Management, che mira a formare professionisti nell’area della gestione e sviluppo delle risorse umane.

Altri corsi sul management sportivo

Quelli che abbiamo elencato fin qui sono solo alcuni dei corsi in people management e risorse umane, in ambito sportivo  e generale, compresi nella nostra offerta formativa. Per visualizzare la lista completa, ti consigliamo di visitare l’area didattica del portale Unicusano.it.

Inoltre, si tratta di corsi che si distinguono per la lor flessibilità unica, adatta ad ogni tipo di esigenza. Ciò è possibile grazie all’erogazione attraverso il sistema e-learning. Questo permette di seguire o rivedere le lezioni direttamente online da dove vuoi e quando vuoi, senza alcun limite al numero di visualizzazioni. E come se non bastasse, troverai tutto il materiale didattico necessario già caricato sulla tua piattaforma personale.

Altra caratteristica fondamentale dei corsi è l’alto profilo dei docenti e degli esperti che curano la didattica. Tutto a garanzia dell’alta qualità dell’offerta formativa erogata.

E con questo siamo giunti alla conclusione della nostra guida sul people management applicato allo sport. Adesso sai meglio di cosa si tratta e quale percorso formativo seguire per diventare un esperto, un manager o un professionista di questo settore.

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. 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